Un romanzo che invita a riflettere sull’importanza dell’empatia e sulla necessità di superare i pregiudizi
Recensione di Roberta Zaffora
Ci sono momenti in cui basta un’attesa per mettere in discussione ogni certezza. È da questa condizione di sospensione che prende forma Non eravamo che principianti di Guido Ruffinatto, Astarte Edizioni. Un romanzo corale nel quale le esistenze di quattro personaggi si incontrano in un ambulatorio dove si effettuano i test per l’HIV.
C’è Luca, un adolescente sieropositivo dalla nascita, costretto a confrontarsi non soltanto con la malattia, ma anche con lo stigma e i pregiudizi che ancora la circondano. C’è Giulia, una ragazza impulsiva e determinata che, dopo un rapporto non protetto, si ritrova a fare i conti con l’ansia e l’incertezza. Nagoya è invece una giovane dottoressa che, mentre si prende cura delle paure altrui, porta dentro di sé il dolore per un figlio mai nato. Infine, Marco, un cuoco in crisi, arriva in ospedale per sottoporsi a un test e si trova a interrogarsi sulle proprie scelte e sulla direzione che ha preso la sua vita.
Le loro storie si sviluppano tra la sala d’attesa dell’ospedale e un bar nelle vicinanze, luoghi quotidiani che diventano spazi di incontro, confronto e riflessione. Personaggi apparentemente lontani per età, esperienze e vissuti si scoprono accomunati da una stessa condizione: la difficoltà di affrontare ciò che non possono controllare. L’attesa di un risultato, il timore del giudizio e il peso delle esperienze passate diventano così occasioni per guardarsi dentro e provare a immaginare un futuro diverso.
Un romanzo che ha la capacità di affrontare temi delicati senza limitarsi alla dimensione della malattia. L’HIV diventa anche il punto di partenza per riflettere sul modo in cui la società guarda alle persone, spesso giudicandole sulla base di informazioni incomplete, paure e stereotipi difficili da sradicare.
Ruffinatto sembra ricordarci che dietro ogni situazione c’è una storia che merita di essere ascoltata e che nessuno può essere ridotto a una diagnosi o a una scelta sbagliata. I suoi personaggi non sono figure perfette, ma persone che inciampano, soffrono, hanno dubbi e cercano, ciascuna a modo proprio, di trovare il proprio posto nel mondo.
Anche il titolo stesso suggerisce che, di fronte alle prove della vita, nessuno possiede davvero un manuale di istruzioni. Anche quando crediamo di conoscere noi stessi e di avere tutto sotto controllo, un evento inatteso può costringerci a ricominciare da capo. Essere principianti, allora, non significa necessariamente essere impreparati: può voler dire avere ancora la possibilità di imparare, cambiare prospettiva e diventare persone diverse.
Guido Ruffinatto sceglie una narrazione corale, affidando a personaggi differenti il compito di raccontare sfumature diverse della stessa esperienza umana. Proprio il contrasto tra i momenti di fragilità e i dialoghi ironici contribuiscono a rendere la narrazione più vivace e a stemperare la tensione. L’ironia, in questo contesto, non sminuisce il dolore, ma diventa uno strumento per avvicinarsi ai personaggi e alle loro contraddizioni.
Non eravamo che principianti in definitiva è un romanzo che invita a riflettere sull’importanza dell’empatia e sulla necessità di superare i pregiudizi. Una lettura che, attraverso l’intreccio di storie personali, ricorda quanto sia importante imparare ad ascoltare gli altri e, soprattutto, concedere a noi stessi la possibilità di ricominciare.

Titolo: Non eravamo che principianti
Autori: Guido Ruffinatto
Casa editrice: Astarte edizioni
Pagine: 224
Pubblicazione: 19 maggio 2026
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