Il nostro futuro su un piccolo pianeta bisognoso di cura | Giorgio Parisi

Il nostro futuro su un piccolo pianeta bisognoso di cura | Giorgio Parisi

Il futuro non lo decide la tecnologia, ma chi sceglie quali possibilità finanziare, quali rischi accettare e quali trasformazioni rendere normali, ed è attorno a questo problema di potere che ruota il piccolo libro di Giorgio Parisi.

Recensione di Chiara Bianchi

Nel piccolo volume Il nostro futuro su un piccolo pianeta bisognoso di cura, pubblicato da Castelvecchi, Giorgio Parisi, fisico teorico e Nobel per la Fisica 2021, raccoglie tre interventi apparsi sulla rivista “Alternative per il socialismo”. Il volume è breve, ma le questioni che attraversa sono tutt’altro che circoscritte. Energia, crisi climatica, nucleare, intelligenza artificiale diventano altrettanti modi per interrogare una questione che nel libro ritorna con insistenza, anche quando non viene formulata direttamente. La scienza può indicare possibilità, rischi, limiti, può mostrare ciò che ancora non sappiamo e ciò che invece sappiamo abbastanza bene da non poter più fingere di ignorare. Ma non sceglie la direzione. A scegliere è la politica.

È particolarmente evidente nelle pagine dedicate all’energia. Parisi non si limita a contrapporre fonti diverse, né tratta il progresso tecnico come una forza autonoma che prima o poi finirà per imporre la soluzione migliore. Nel confronto fra solare e nucleare entrano la disponibilità delle risorse, i tempi, i rischi, ciò che la ricerca ha già reso possibile e ciò che resta ancora da risolvere. Nessuna tecnologia esiste fuori dalle decisioni che la rendono praticabile, desiderabile, finanziabile. Anche il futuro energetico, insomma, è una costruzione politica.

Il libro si chiude con il Manifesto for the Creation of a European Center for AI, promosso dallo stesso Parisi insieme a Pierluigi Contucci e sottoscritto da figure centrali della ricerca contemporanea sull’AI, sulla matematica e sui sistemi complessi. Qui il problema del potere diventa ancora più evidente. L’intelligenza artificiale non viene presentata soltanto come una nuova tecnologia, ma come un campo di conoscenza che rischia di restare concentrato nelle mani di pochissimi soggetti privati. Da qui la richiesta di un grande centro europeo pubblico e indipendente, capace di fare ricerca fondamentale e di sottrarre almeno una parte dello sviluppo dell’AI alle sole logiche proprietarie e industriali.

È però proprio attorno alla parola “cultura” che il manifesto lascia affiorare una tensione interessante. Il testo riconosce che l’intelligenza artificiale sta trasformando non soltanto la scienza e la tecnologia, ma anche la società e la cultura, e invoca esplicitamente un’impresa insieme scientifica e umanistica. Tuttavia, il nucleo dei firmatari proviene in larghissima parte dalla fisica, dalla matematica, dall’informatica, dal machine learning e dagli studi sui sistemi complessi. Le presenze umanistiche esistono, ma restano periferiche rispetto all’architettura scientifica dell’iniziativa.

Il punto non è rivendicare una quota di filosofi, linguisti o studiosi di letteratura al tavolo. Sarebbe una contestazione troppo facile. La questione è un’altra. Nel manifesto la cultura sembra essere soprattutto ciò che verrà trasformato dall’AI, dunque un territorio sul quale osservare conseguenze, misurare effetti, eventualmente intervenire. Più incerto è invece il riconoscimento della cultura come forma di conoscenza capace di concorrere fin dall’inizio alla formulazione delle domande.

Eppure, l’AI interviene già sulla lingua, sull’autorialità, sulla trasmissione del sapere, sulla memoria, sull’immagine, sui criteri attraverso cui attribuiamo autorevolezza a una voce o valore a un testo. Non siamo più soltanto davanti alla domanda su che cosa questa tecnologia potrà fare. Alcune trasformazioni sono già visibili. La questione politica diventa allora decidere quali di esse siamo disposti a normalizzare, e soprattutto chi avrà il potere di farlo.

È forse questo il filo più forte che attraversa il libro di Parisi. Dietro il discorso sulla scienza ritorna continuamente un problema di governo delle possibilità. Chi possiede le risorse, chi orienta la ricerca, chi decide quali rischi accettare, chi stabilisce quale futuro debba apparire inevitabile. Il manifesto sull’AI rende questo problema quasi tangibile. E proprio per questo lascia aperta un’ulteriore domanda. Se non vogliamo che il futuro tecnologico venga deciso da pochi soggetti privati, dobbiamo anche chiederci chi abbia il diritto di definire le domande attraverso cui quel futuro verrà pensato.

La cultura, nel manifesto, è certamente riconosciuta come uno degli ambiti che l’AI trasformerà. Resta da capire se sia riconosciuta con la stessa forza anche come uno dei luoghi da cui quella trasformazione può essere pensata.

Titolo: Il nostro futuro su un piccolo pianeta bisognoso di cura
Autori: Giorgio Parisi
Casa editrice: Castelvecchi
Pagine: 120
Pubblicazione: 2026

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