Un ultimo viaggio sul fiordo diventa il palcoscenico della memoria e degli affetti perduti.
Con Il giorno in cui Nils Vik morì, Frode Grytten ci regala un romanzo poetico e struggente sul senso della vita e dei legami.
Recensione di Paolo Perlini
«Ho sempre saputo che ti passa davanti agli occhi tutta vita, nell’istante prima di morire. Prima di tutto, quell’istante non è affatto un istante: si allunga, per sempre, come un oceano di tempo…» (Monologo di Lester Burnham: American Beauty).
Questa frase, di cui non si conosce bene l’origine ma che in mille varianti è stata proposta, in romanzi, fumetti, film e discussioni da bar, a essere sinceri ha veramente rotto, tanto è diventata un luogo comune.
Deve pensarlo anche Nils Vik, quando apre gli occhi alle cinque e quindici del mattino e scrive un saluto su una cartolina destinata alle figlie, appoggiata vicino alla tazza del caffè:
«Ho lasciato questa casa e non vi farò più ritorno. Prendetevi cura l’una dell’altra».
Poi porta fuori il materasso, lo brucia e sono le sette e trenta quando già naviga sul fiordo a bordo della sua barca di quercia, lunga trentasei piedi, larga nove, dipinta di bianco con strisce rosse sullo scafo e sulla cabina. La barca si chiama Marta, come sua moglie e la dirige verso il vasto oceano della memoria e della fine.
Sulla barca lo accoglie la sua cagnolina Luna, morta in un incidente vent’anni, venticinque anni prima. Lo accolgono i suoi piccoli diari di bordo blu, sui quali riportava poche note, soprattutto gli incontri.
«Aveva addirittura tagliato la punta delle dita del guanto destro per avere una presa migliore sulla penna».
Ed ecco che nel suo ultimo viaggio, nel film della sua vita, accoglie a bordo i personaggi che lo hanno preceduto: il fratello Ivar, conoscenti, personaggi famosi, amici, in particolare Robert Soth. Nel suo diario blu aveva annotato: «Non si possono avere due amici così, esiste soltanto un amico di questo tipo nella vita». E al lettore rimane il dubbio, se questa sia stata una fortuna o meno.
Sale a bordo anche Kari Aga, l’ostetrica del paese con la quale condivideva una sigaretta e un bicchierino di cognac dopo ogni nascita.
Frode Grytten, nel suo romanzo Il giorno in cui Nils Vik morì, anziché osservare la vita che passa davanti agli occhi, la fa salire a bordo. Un passeggero dopo l’altro, tutti quelli che aveva appuntato nei suoi quadernini blu, in un ultimo, indimenticabile viaggio. Una narrazione che si srotola lenta, come le onde del fiordo. La dimostrazione che i dettagli più piccoli e le relazioni più semplici sono il vero tessuto della nostra esistenza. Nils è un uomo che ha vissuto, amato e perso, e ora si concede il lusso di ripercorrere tutto, accettando il bene e il male, i rimpianti e le gioie.
Al lettore viene quasi la voglia improvvisa di salire a bordo e far parte di questa comitiva, di finire dentro i quadernini blu di Nils, ma non c’è tempo.

Titolo: Il giorno in cui Nils Vik morì
Autore: Frode Grytten
Traduzione: Andrea Romanzi
Casa editrice: Carbonio
Pagine: 160
Pubblicazione: 18 luglio 2025
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