La ribellione della finzione. Bontempelli non scrive: subisce un colpo di Stato narrativo. E noi godiamo del caos, perché in fondo è lì che si nasconde la verità della finzione.
recensione di Chiara Bianchi
In un’epoca in cui il romanzo cerca nuove forme per raccontare il mondo, La vita intensa di Massimo Bontempelli – ripubblicato da Utopia – si presenta come un’opera-laboratorio, irriverente e luminosa, in cui i generi letterari vengono smontati e ricomposti.
Bontempelli gioca, sì, ma gioca sul serio. Ogni racconto di questo libro, uscito nel 1920, è una parodia di qualcosa: il feuilleton, il giallo, il romanzo psicologico... ma sotto la superficie di ironia si nasconde un’urgenza vera, quasi filosofica: che cos’è un personaggio? E cos’è un autore? Dove finisce l’invenzione e dove comincia il mondo?
Il momento più straordinario, in questo senso, arriva nell’ultimo romanzo. Qui avviene l’impossibile: il protagonista, o forse il personaggio-autore – non c’è più distinzione netta – si presenta davanti al suo creatore e lo inchioda con un discorso che ha il tono della rivendicazione esistenziale.
Tu sei tu, come tu: tu uomo vivo, scrittore di romanzi, eccetera. Io sono tu come personaggio dei romanzi stessi. Ci sono gli altri, non potevo mancare io.
È un momento teatrale, ma non farsesco. È come se la finzione, stanca di essere manipolata, decidesse di farsi carne. Il personaggio non è più un oggetto nelle mani dell’autore: è un alter ego, una parte scissa che reclama attenzione, presenza, dignità. Bontempelli lo sa, e invece di domarlo lo lascia parlare. Ecco il cuore della sua modernità: il romanzo diventa consapevole di sé, ma non rinuncia al piacere del racconto.
La vita intensa si rivela una vera e propria macchina scenica, un teatro mobile dove identità, ruoli, trame si sfaldano e si ricompongono sotto gli occhi di chi legge. A ogni pagina si ha l’impressione che qualcosa stia per saltare: il punto di vista, la logica interna, il senso stesso della narrazione. Ma poi, con un colpo di bacchetta da prestigiatore, Bontempelli riporta tutto sul giusto piano.
Questa è la sua forza: un’ironia leggera ma tagliente, che non deride, ma smaschera. E che rende La vita intensa non solo un’opera di rottura, ma anche un romanzo di sorprendente vitalità – un manifesto travestito da farsa, una rivolta che ride, una letteratura che si guarda allo specchio e finalmente si riconosce.

La vita intensa
Massimo Bontempelli
Collana: Letteraria Europea
Pagine: 160
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