Cantare nel buio | Maria Corti

Cantare nel buio | Maria Corti
Il canto della fatica quotidiana dove la “Pazienza” diventa gesto di rivalsa

Recensione di Chiara Bianchi
 

C’è un libro che Maria Corti scrisse nel 1946 e che rimase chiuso in un cassetto per più di quarant’anni. Si intitolava Il treno della pazienza, ma nessuno volle pubblicarlo. Troppo vero, troppo proletario, troppo fuori tempo – o forse troppo in anticipo. Solo nel 1991 vide la luce, con un altro titolo: Cantare nel buio. Ora, nell’edizione ripubblicata da La Tartaruga, curata da Benedetta Centovalli, quel primo titolo torna in controluce. In appendice, sono raccolte le recensioni dell’epoca e una nota al testo di Nicoletta Leone preziosa per capire l’importanza nascosta del libro.

Ma quel primo titolo non è solo una curiosità editoriale: è una chiave di lettura. Il treno della pazienza non è un semplice riferimento ai convogli affollati che trasportano all’alba i pendolari lombardi del dopoguerra verso la città, verso le fabbriche. Quella Pazienza, con la lettera maiuscola, è una divinità silenziosa, sorella della Fortuna – citata molte volte dai personaggi. È la forza muta e dignitosa con cui le donne e gli uomini della classe operaia affrontano la fatica, la fame, la marginalità. È un’alzata di spalle alle quattro del mattino. Non rassegnazione, ma una forma di rivalsa sotterranea, resistente, che si oppone al disordine del mondo senza bisogno di proclami.
Non è un libro neorealista, come a volte si è detto. Maria Corti non voleva partecipare al coro del neorealismo. Cantare nel buio è semmai un vero romanzo working class, nel senso più contemporaneo del termine. Non osserva la povertà, ma la attraversa. Non rappresenta gli operai, ma li fa parlare. Non c’è una voce narrante dominante: ci sono storie cucite insieme, come pezze di una stessa coperta. Voci frantumate, pensieri brevi, desideri accennati e subito smorzati dalla vita.

Tre sere prima, quasi alla stessa ora, Armida camminava per una strada di campagna. Ci sono notti in cui la terra dorme con indolenza. Altre in cui un genio notturno esce di scatto da un tronco, muove un ramo, dà in gemiti allarmanti al confine di un prato, al che i cani da guardia ululano, e si ha la perfetta sensazione di avere a che fare con l'irreale. Questa era notte del secondo tipo.

Armida avanzava con apprensione sulla mulattiera circondata da un infinito silenzio, come da un mondo vuoto.

E poi c’è Armida. La sua morte è il cuore nero del libro, il suo punto più doloroso. Armida uccisa da un uomo, e non per caso. Non per eccesso d’amore, non per gelosia, ma perché è una donna povera che ha osato. Osato desiderare, scegliere, forse cambiare strada. È un femminicidio ante litteram, ed è raccontato senza morbosità, senza retorica, ma con una chiarezza che brucia. L’uomo che la uccide non è un mostro: è parte di un sistema, è un prodotto dell’educazione sentimentale e sociale del suo tempo – e del nostro.

La lingua di Maria Corti è forse l’aspetto più straordinario del romanzo. Non cade mai nel dialetto, non imita il parlato, ma ne conserva il ritmo, la cadenza, la verità. È una lingua precisa, spoglia, essenziale, che riesce a trasformare la povertà di vita in forma letteraria senza estetizzarla. È una lingua nuova, nitida, dove tutto è comprensibile senza essere mai banale. Una lingua che non racconta sopra il popolo, ma con esso.

Cantare nel buio è un romanzo corale e politico, intimo e sociale, dimenticato e attualissimo. In un tempo in cui si parla di “letteratura della realtà” come fosse una novità, Corti ci ricorda che una realtà era già stata scritta, con una limpidezza e una potenza che ancora oggi fanno male e fanno bene. Nel buio della storia, qualcuno continua a cantare. E Maria Corti, con la sua lingua pura, lo rende udibile.

Poi è venuto il treno-operai al posto del bosco e la vita ha preso un diverso aspetto, sicché ora lui che va a spasso nel bosco è del tutto un altro, con gli occhi più aperti e più chiusi: Cristo, che storia è vivere!


Titolo: Cantare nel buio
Autore: Maria Corti
Casa editrice: La Tartaruga
Pagine: 256
Pubblicazione: 16 maggio 2025

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