Una foresta che respira, un nonno che racconta, un ragazzo che disegna per ricordare.
Recensione di Paolo Perlini
Negli ultimi decenni siamo stati abituati a ricevere, dai paesi scandinavi, romanzi che si muovono nelle tinte scure del thriller, del noir e del giallo: storie fredde, cupe, popolate da detective tormentati e crimini efferati. È quindi una piacevole sorpresa imbattersi in un'opera che si discosta radicalmente da questo immaginario consolidato.
Con I principi dello stagno Finn, Lars Elling firma un esordio letterario che ha il sapore del racconto tramandato a bassa voce, davanti al fuoco. È un romanzo che respira come la foresta norvegese che lo ospita: ampio, misterioso, impregnato di profumi e suoni.
Tutto parte da Filip. Nel 1985 frequenta l'ultimo anno della scuola secondaria superiore, ma prima di tutto disegna, alla continua ricerca di una linea che sembri vera. In lui «gli ormoni della crescita vagano qua e là come manovali ubriachi. Per un po’ si concentrano completamente sulla colonna vertebrale, con il risultato che la schiena diventa troppo lunga, poco pratica e soggetta a deformazioni, quando poi si deconcentrano iniziano distrattamente a costruire un paio di orecchie troppo grandi, così che il cranio debba poi ingrandirsi di qualche misura per cercare di recuperare l’armonia».
Va a trovare il nonno Arnstein, un uomo scorbutico, che «ha modellato i propri polmoni dall’interno, usando il pregiatissimo marmo di Carrara». I polmoni ormai sono rovinati: soffre di silicosi. Vive al piano terra della casa di famiglia a Bekkelaget; dall’altra parte della recinzione abita il fratello minore, lo zio Truls. I due non si parlano da una vita.
Filip va da lui, dapprima per dovere, poi sempre più affascinato dai racconti del vecchio sulla sua infanzia, quando l’Europa era in subbuglio, la Grande Guerra si avvicinava, e il Kaiser — come Arnstein e Truls chiamavano il loro padre danese-tedesco — voleva temprare i figli. Equipaggiati con canne da pesca e doppi sacchi a pelo, vennero mandati nel Nordmarka per trascorrervi l'estate. La fame li tormentava, le notti erano fredde, ma i due piccoli principi di Finntjern si alzavano con il sole, cacciavano, raccoglievano funghi e frutti. Erano uniti. Fino al giorno in cui si aggiunse un fratello maggiore e troppo cresciuto…Il rapporto tra Arnstein e Truls è il cuore pulsante del romanzo. Un legame di complicità assoluta, quasi simbiotica, che si trasforma — tragicamente — in divisione irreparabile, in un silenzio che divide le due famiglie, simile allo steccato che separa il civico 8a dove vive Arnstein, dal civico 8b dove vive Truls.
Il lettore viene così invitato a cercare, come Filip con la sua matita, il motivo di questa guerra silenziosa, le linee invisibili che congiungono l’infanzia selvaggia alla vecchiaia stanca, la bellezza alla ferocia, l’amore al rancore. È un libro che parla di sopravvivenza, non solo nei boschi, ma dentro i legami familiari. Parla di come si possa essere fratelli nella gioia e nel dolore, e di come, a volte, basti un solo gesto per recidere un filo, forse per sempre.
Elling, artista di lungo corso nel campo dell’illustrazione e della pittura, trasporta la sua sensibilità visiva sulla pagina scritta con una grazia che incanta. Le descrizioni paesaggistiche non sono semplici sfondi, ma veri e propri personaggi: laghi, rami, trote, ninfe, effimere… tutto sembra animarsi.
Chi ama la scrittura evocativa, chi cerca un romanzo capace di scavare nella memoria e nell’animo umano, qui troverà un tesoro. E chi è cresciuto leggendo Tom Sawyer o Il signore delle mosche sentirà in queste pagine un’eco familiare e nuova insieme.
Tra le tante pagine — leggetelo, ci sono alcuni capitoli che potevano essere scritti così solo da un illustratore — mi hanno colpito queste righe:
«…l’emisfero sinistro del cervello lavora molto più velocemente rispetto a quello destro.
Prende il sopravvento e costringe tutto ciò che vedo a rientrare in schemi già conosciuti.
Così finisco per non disegnare ciò che vedo, ma qualcosa che ho visto molto tempo prima.
Forse mi siedo sulla mia spalla a osservare il mondo, e se il mondo non corrisponde alle immagini che ho nell’archivio, lascio che sia l’archivista a decidere.
Se le cose stanno così, vuol dire che non ho più disegnato nulla di autentico da quando ero piccolo e vedevo le cose per la prima volta».
E mi viene da dire: non ho più scritto nulla di autentico da quando ero piccolo e ho scritto le cose per la prima volta? Sto solo scrivendo cose che ho già letto e scritto?
«Ti sto annoiando, ragazzo?» domanda il Vecchio.
«Mi sembra che tu stia per addormentarti».
«No, no. Sto solo… pensando, o meglio disegnando. In un certo senso. Non so come spiegarlo».

Titolo: I principi dello stagno Finn
Autore: Lars Elling
Traduzione: Andrea Romanzi
Casa editrice: 21lettere
Pagine: 448
Pubblicazione: 26 marzo 2025
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