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Fra le tue dita gelate | Francisco Tario

Fra le tue dita gelate | Francisco Tario
La vita come un sogno lucido in cui l’imprevisto rappresenta quella magica possibilità offerta

di Chiara Bianchi

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«[…] finché un essere umano non abbia imparato ad accettare tutte le magiche possibilità che la vita ci offre – anche quelle che potrebbero sembrarci più inammissibili e remote –, non si può avere la certezza che quell’essere esista pienamente, dato che è solo in quel modo che l’uomo entra a far parte della vita così com’è – potente e magica, sorprendente – e che riuscirà, fra l’altro, a onorare Dio con giustizia e rendere onore alla sua fantastica immaginazione.


Nel Messico degli anni Cinquanta del Novecento, altre erano le storie che la letteratura aveva deciso di rappresentare – storie meno fantastiche, più politiche – mentre Francisco Tario, pseudonimo di Francisco Peláez, scrittore, apprendista astronomo e calciatore professionista messicano possedeva lo scettro della narrativa fantastica messicana, da precursore, da outsider. Con particolare passione e maestria ha avuto cura dell’arte del racconto. Si ritirò a Madrid nel 1968 dopo la morte della amatissima moglie Carmen Farell, donna dal fascino straordinario, la cui presenza è costantemente invocata nella sua opera. Questa raccolta è dedicata a lei: «Per te, magico fantasma, quelle furono le tue ultime letture».

Fra le tue dita gelate, edito da Safarà Editore, tradotto da Raul Schenardi, è una raccolta di racconti fantastici in cui l’imprevedibilità, lo straordinario, i prodigi e le metafore della stranezza si palesano nell’ordinaria sequenza di eventi. Storie abitate da fantasmi, parodie grottesche di vite in complicanze a volte inenarrabili, la disgregazione del confine tra sogno e realtà, tutto questo permette la creazione di una nuova dimensione nella quale si muovono: uomini incinti, creature venute fuori dalle tubazioni, un naufrago creduto morto dalla famiglia, un istituto di pensionati in cui si svolgono prove fisiche esilaranti, una donna e una gamba di legno reliquia del marito morto, un uomo che osserva oniricamente il tradimento di sua moglie, specchi che si sgretolano, mariti che spariscono, donne assassine e assassinate, un rumore inspiegabile, fantasmi che abitano case, balconi e addirittura fantasmi migranti, una donna la sua vecchiaia e la paura della morte negli occhi degli altri, un antropofago che racconta a un detective i suoi crimini, Dreamer il cavallo nero, l’uomo che perde i denti e la ragione, il cane giallo, il sogno di un giovane incolpato di omicidio. Questi personaggi si muovono in perfette atmosfere fantastiche, gotiche, funeste, piene di oscurità e di desolata tenerezza, e noi li seguiamo nei loro labirinti fatti di sogno lucido, fiaba, fantasmi che tornano o non vanno mai via, ombre che trasfigurano e diventano reali nel sogno, e vivono.

Non tutti i racconti hanno lo stesso spessore narrativo. La loro potenza si disvela nelle figure partorite dalla mente dell’autore, nella scelta delle parole e delle frasi costruite per innescare il dubbio, il mistero.
 
[…] l’uomo si decise a mandarci via, facendoci intendere molto abilmente, con parole giuste e misurate, che sarebbe stato sciocco illudersi, fomentare qualsiasi speranza, fare qualsiasi tipo di preparativi o tanto meno pensare a saluti formali, perché, sebbene fosse duro ammetterlo, e ancor più confessarlo ad alta voce, né lei né io esistevamo, non saremmo mai esistiti, né eravamo mai esistiti, tranne che in quei brevi giorni dell’estate che oggi arrivava alla fine. (da Verso la fine di settembre)

Il sogno lucido, “onironautica” fu termine coniato dallo psichiatra e scrittore Frederik van Eeden tra il XIX e il XX secolo per descrivere il fenomeno dell’essere coscienti di far parte del mondo onirico, e la dimensione della fiaba si incontrano in L’uomo del cane giallo – già nel titolo si percepisce questa inversione di possesso uomo-animale – il cui incipit recita «C’era una volta…». E l’uomo che «non era uno di quegli uomini che disprezzano l’anima ingenua dei cani» dopo la scomparsa del suo cane venne assalito da «sogni straordinari», in cui il cane era in pericolo. Fino alla «notte speciale» in cui l’uomo abituato a sognare tanto che «anche nei sogni più intricati riusciva a capire che stava sognando», teme di restare incastrato in quella dimensione onirica e il risveglio appare l’unica ragionevole soluzione. Se l’incedere è quello della fiaba, non è certo una fiaba per bambini. Il risvolto oscuro e noir del finale sottende il mistero di tutto il racconto e sprigiona la sua significanza.
Sembra che Tario abbia avuto la necessità di credere che vivi e fantasmi possedessero un modo per continuare a colloquiare in quel mondo onirico fatto di desideri, di irrisolti, di voluttà.
E se certo i vivi non vogliono lasciare andare i loro morti, sono i fantasmi a brillare di lungimiranza e nel loro essere spirito, nonostante i tormenti legati alle loro vite passate, tornano nei loro luoghi cari, nell’eterna paura di non essere mai stati.



Titolo: Fra le tue dita gelate
Autrice: Francisco Tario
Casa editrice: Safarà editore
Pagine: 232


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