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La linea del fronte | Aixa de la Cruz

La linea del fronte | Aixa de la Cruz
Nell’isolamento esiste la paura di non sapere più chi si è stati fino a quel preciso istante

di Chiara Bianchi

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«La paranoia non è una malattia, è la conseguenza del fatto che esistono prove discutibili».

L’esergo de La linea del fronte di Aixa de la Cruz, pubblicato da Giulio Perrone Editore, tradotto in italiano da Matteo Lefèvre, riporta un verso di una canzone dei The Killers e un lungo stralcio del pensiero di Santi Pérez Isasi – scrittore spagnolo, impegnato nella ricerca su temi quali le identità nazionali e la letteratura basca – in cui nero su bianco scrive che «il passato non esiste» e chi parla di passato mente e che «Tutto è testo, tutto è finzione, tutto è letteratura (tranne la letteratura)».

Il romanzo si apre su una spiaggia, dove sulla riva giacciono morte centinaia di piccole creature, «pesciolini neonati» e la protagonista si chiede quale sia la causa della loro dipartita, «se sono morti per qualche liquame tossico o per un capriccio delle maree». Nel suo peregrinare sulla sabbia, che le inghiotte le caviglie, scorge da lontano il profilo della montagna su cui si annida il carcere di El Dueso, dove si trova Jokin, un ex fidanzato di cui si è innamorata di nuovo per corrispondenza.

Sofía è una dottoranda. Per terminare la sua tesi su Mikel Areilza, uno scrittore attivo nell’ETA, suicidatosi in esilio, ha scelto di ritirarsi nella casa al mare di famiglia. A Laredo, la bassa stagione rende tutto spettrale, vuoto, privo di quei turisti che affollano l’estate e le spiagge e che non piacciono ai residenti. La giovane donna basca ha vissuto protetta dai suoi genitori e dice «Non ho avuto coscienza del Paese in cui vivevo fino a che Jokin non è stato arrestato, e sono passati appena due anni. Faccio ancora fatica a inquadrare il mio racconto nel contesto.» e nel suo cammino di consapevolezza si rifugia nella sua bolla deserta, in compagnia dei diari di un regista argentino che ha lavorato con Areilza nel progetto di biodramma. 

«Mi piacerebbe dire che ora cammino sulla strada come fosse un atto di ribellione. Che ho ridotto le mie passeggiate sulla spiaggia, che vado a correre solo con il buio, perché anch’io, dalla distanza, ho pensato che El Dueso fosse un bel posto per vivere e mi merito un castigo per questo essermi schierata dalla parte di chi non comprende, sulla linea del fronte opposto a quello di Jokin. Ma la verità è un’altra. Non mi guida la coerenza, né l’empatia, ma la paura». 

Alternando capitoli narrativi in prima persona, estratti diaristici del regista teatrale, scene di dialogo tra Sofía e Jokin e un capitolo finale dal sapore onirico, visionario e inquietante, La linea del fronte, nonostante si sviluppi in un periodo storico di terrore non ha l’attitudine, né la pretesa, di soffermarsi sui fatti, ma mescolando le vicende dei personaggi, si concentra sul totale delirio che ne consegue, senza per questo lasciare insoddisfatti. 

La ricerca d’identità, l’amore romantico, il passato offuscato dalla memoria, la sottile linea tra essere eroe e terrorista. L’ossatura del romanzo si svela capitolo dopo capitolo. Abbracciati allo straniamento, alla paranoia, alla solitudine ci godiamo il viaggio nelle oscurità delle vite raccontate. In comune, i personaggi vivono la reclusione. Sofía, nel tentativo di riuscire a comprendere quanto appare davanti ai suoi occhi come un artificioso mondo, nel quale si muove senza cognizione, supera la linea della certezza, mettendo tutto in discussione: la sua vita, le sue scelte, le persone, gli oggetti, la natura, la politica, la Storia. 

«La narrativa gioca con cerchi perfetti, ma la vita è fatta piuttosto di spirali».



Titolo: La linea del fronte
Autrice: Aixa de la Cruz
Casa editrice: Giulio Perrone editore
Pagine: 200
Pubblicazione: 24 febbraio 2022

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