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Jorge Ibargüengoitia | Ammazzate il leone

Jorge Ibargüengoitia | Ammazzate il leone
Un’isola immaginaria dei Caraibi, un uomo al potere da troppo tempo e una strampalata cricca di ricchi borghesi sono gli ingredienti di questa satira politica, dal gusto ironico e beffardo, ambientata in Messico

Parole di Chiara Bianchi

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Due delitti e Le morte sono i due romanzi di Jorge Ibargüengoitia, portati in Italia da La Nuova Frontiera. Uscito da poco il terzo titolo tradotto (traduzione di Angelo Morino), Ammazzate il leone, in un’architettura quasi fiabesca racconta le vicende di Arepa, un’isola immaginaria dei Caraibi. Siamo nel 1926 e il presidente in carica, il maresciallo Belaunzarán, sta per concludere il suo quarto e ultimo mandato. Ma il vecchio leone non vuole farsi da parte. Così prima fa assassinare il candidato dell’opposizione e poi propone una modifica alla Carta mobilitando i suoi sostenitori del partito progressista per essere rieletto. I ricchi borghesi del partito moderato non ci stanno e per sconfiggerlo richiamano sull’isola Pepe Cussirat, un giovane e ricco dongiovanni, e lo candidano contro Belaunzarán. Nel frattempo, si succedono gli intrighi per uccidere il dittatore.
Considerata la parodia della novela del dictador questa storia può, altresì, considerarsi lo specchio di una società ancora attuale, nella quale riconosciamo loschi politici, caste che difendono il proprio orticello, povertà a più livelli – umana ed economica.
Ibargüengoitia, morto tragicamente in un incidente aereo nel 1983, usava la sua agile prosa per sezionare, deridere e spiegare i suoi personaggi con ironia e disillusione, inserendoli nel contesto storico nazionale e cercando di disintegrare il mito delle istituzioni.
Ci caliamo in questo microcosmo in cui le regole mostrano tutta la loro fragilità di fronte al prepotente potere di un singolo.
Alcune particolarità sono legate strettamente alle azioni dei personaggi, all’apparenza sensate e ben studiate, ma che puntualmente sottolineano l’inettitudine umana.
L’autore ridicolizza con cura meticolosa i suoi personaggi, in maniera talmente consapevole e nitida da lasciare il loro ricordo vivido anche dopo l’ultima pagina.

«Belaunzarán fa la pipì con attenzione, chino in avanti perché la pancia non gli ostacoli la visibilità, col mento piantato nella pappagorgia e la pappagorgia schiacciata contro il petto; lo sguardo fisso sulla punta del pistolino».

Una piacevole lettura, intensa e senza dubbio ricca di quelle che Pirandello definiva maschere, in cui riconosciamo la frantumazione dell’io in identità molteplici e, soprattutto, l’adattamento dell’individuo sulla base del contesto e della situazione sociale in cui si trova.

«[…] È un favore che faccio al maresciallo e farò in modo che non se ne dimentichi. Se non accetti la proposta, qualunque sia, ti ritroverai alla deriva, candidato di un partito agonizzante, e io me la vedrò brutta.»
«Perché se la vedrà brutta, don Carlitos? Portandomi da lui, il suo dovere l’avrà comunque fatto.»
«Perché così è la politica, giovanotto. Io sono il tuo padrino, e sono responsabile di quanto farai.»

Curiosità: Per gli amanti delle trasposizioni cinematografiche di romanzi Maten al león è un film messicano diretto da José Estrada del 1977.

Autore: Jorge Ibargüengoitia
Traduttore: Angelo Morino
Collana: Il Basilisco
Genere: Classici Moderni
Pagine: 192
Paese: Messico
Pubblicato il: 13/01/2022

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