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Storie che si biforcano | Dario De Marco

Storie che si biforcano | Dario De Marco

Storie che si biforcano di Dario De Marco
Parallelismi e finali inaspettati 

di Chiara Bianchi 

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La giovane casa editrice Wojtek, nella presentazione del suo sito internet scrive «Wojtek vuole così intercettare – come davanti a una radio clandestina del secondo conflitto mondiale – le narrazioni capaci di decodificare, in piena libertà di concezione e realizzazione, quanto sta realmente accadendo a lato, dietro e oltre rappresentazioni rassicuranti e parole ovvie.» dichiarando il proprio intento a dedicarsi a una scrittura altra, nuova, non scontata. 

Pubblica, quindi, in questo 2021 la raccolta di racconti di Dario De Marco, giornalista, scrittore con all’attivo due romanzi, esordendo nel mondo del racconto breve e brevissimo. 

L’etichetta di esordiente è appropriata in quanto lo stesso autore, in un’intervista, spiega che questi ventuno racconti sono frutto del suo io di quindici anni fa e che il libro, così come pensato, è stato riposto in un cassetto nel 2008, fino a rivederne la luce qualche tempo fa. Tra le attitudini di De Marco, già prima di farsi conoscere come romanziere, c’era la scrittura breve.

Un esordio dell’esordio, una prova mancata a tempo dovuto che però ha trovato collocazione tra le pubblicazioni di Wojtek edizioni che ha creduto nella scrittura dell’esordiente Dario. 

La copertina di Storie che si biforcano è colorata, psichedelica, ruvida. L’immagine ricorda un caleidoscopio che ci mostra due strade che si biforcano, appunto. Con la quarta di copertina si avverte il primo momento di perdita di equilibrio: alla normale citazione, si aggiunge una serie di parole scritte al contrario, per leggerle il lettore dovrà materialmente capovolgere il libro.

Ma è soltanto nei risvolti di copertina che il mistero sembra chiarirsi, anzi no, sembra prendere forma. Si tratta di ventuno coppie di racconti paralleli. Storie che iniziano nello stesso modo, identiche le parole, ma che a un certo punto divergono, si biforcano. Gradualmente il cambiamento si dilata: i primi racconti cambiano solo nel finale, fino agli ultimi in cui cambia quasi tutto. 

Sfogliando il libro, la sensazione di smarrimento è confermata dalla richiesta dell’autore di leggere solo la pagina di destra (perché quella di sinistra è al contrario). 

Due sono i modi per poter affrontare la lettura di questi racconti: linearmente; quindi, dal primo all’ultimo per poi girare il libro e leggere la versione parallela, oppure un racconto alla volta seguito dal suo speculare contrario. Io ho usato questo secondo approccio, provando quella sensazione di vertigine dal principio alla fine, uno sforzo ampiamente ripagato. 

Con una scrittura avvezza al fraintendimento, all’ironia, a volte involontaria, inserita proprio dove si sviscera la storia nella parte più seriosa, questi racconti brevi e brevissimi, impegnano il lettore a compiere un’operazione di canalizzazione di energie verso il contenuto. L’operazione visiva e tattile serve a incuriosire, poi ci sono le storie. 

Siamo di fronte a un libro che non trova una categoria in cui inserirsi (non è un librogame, non è un libro ergodico), è più un esperimento antropologico, uno studio comportamentale sul lettore di fronte a una bizzarria grafica, una statistica sulla sorpresa a cui, lo stesso, dovrà prepararsi leggendo le storie qui raccontate. 

Non mi soffermerò sui riferimenti letterari ai quali il giovane De Marco si ispirò, ma è facile immaginare come Borges sia stato un buon compagno di vita – siamo fatti di ciò che leggiamo, non è certo un crimine. 

Nel girare e rigirare il libro, ipnotizzati dal movimento, sembrerà di aver viaggiato nel tempo. Molti racconti sono ambientati in epoche altre, con un occhio al passato e una visione moderna. Temi storici, date importanti, lettere generazionali, storie semi vere di personaggi illustri, il tutto scritto con un lessico variegato e mai scontato. Penso, ad esempio, al linguaggio post-contemporaneo utilizzato nel racconto L’uomo del tempo, dove anche graficamente l’occhio nota una sua complessità; in Super-fanta-lotteria siamo quasi nel territorio della parabola, mentre in C’era una volta un re e nel suo contrario C’era una volta una regina la struttura della favola è ispirante, coinvolgente, dal finale atipico, sorprendente. Il racconto La storia con i se e il suo contrario Una storia con i se conserva un sapore primo novecentesco nella lingua e nella storia.  

Nei suoi racconti, De Marco dice poco, dice bene, spiazza, nasconde, racconta una storia e poi il suo contrario. Probabilità e imprevisti, come nel gioco del Monopoly (che se lo conoscete con la i finale è perché durante il fascismo le leggi vietavano l’utilizzo delle parole inglesi), la scrittura di De Marco ci regala la probabilità che qualcosa nella storia cambi, ma non senza l’imprevisto che traduce la storia in un’altra. 

Fatevi un regalo, oltre che una partita a Monopoly. 

Pagine: 140
Formato: 13×19,5
Pubblicazione: 11 Aprile 2019

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