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Circospetti ci muoviamo. Genova 2001: avere vent’anni.

Circospetti ci muoviamo. Genova 2001: avere vent’anni.

Circospetti ci muoviamo. Genova 2001: avere vent’anni. 
Un’antologia di racconti a cura di Michele Vaccari. Voci di chi c’era e di chi avrebbe voluto esserci 

di Chiara Bianchi

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Circospetti ci muoviamo, edito da effequ, compie un’operazione a cuore aperto che inizia, con minuziosa cura chirurgica, nelle parole di Michele Vaccari, curatore dell’opera, che ne sigla la prefazione, nella quale sviscera le definizioni di ‘trauma’, prese in prestito dalla Treccani, paragonandole ai significati del G8 di Genova, escluso quello, fondamentale e, per attinenza, più corrispondente di trauma collettivo che ha reso tutti noi soli, di una solitudine collettiva che, per usare le parole di Vaccari, «ci ha atomizzato fino a renderci infinitesimali nel discorso pubblico, nella costruzione di un nuovo immaginario, nella creazione di una casa intellettuale condivisa cui richiamarci per non smettere di gridare il nostro dissenso rispetto a quanto successo.» e c’è l’invito a liberarsi dal senso di colpa e dalla paura, dopo quei giorni, diventate nostre alleate nella percezione dell’aver fallito, disgregando il pensiero, rinchiudendoci in una prigione trasparente, fatta di solitudine, appunto, cresciuta all’ombra di un’adolescenza spezzata, di dubbi sul divenire adulti e sulle implicazioni che questo comporta. Questa antologia contiene storie fatte di fuoco, fiamme, fantasmi, illusioni, vite, lotta, ripensamenti, priorità, necessità, comunità. 

[…] ognuno di noi è fondamento di comunità, andiamo a recuperarci, anche a costo di farlo uno ad uno. È la comunità che può salvarti, quando non ce la fai col tuo piccolo e solitario cuore a sopportare ciò che hai subìto.

Nell’estate del 2001 affrontai l’esame di maturità. Il tema della prima prova prevedeva: l’analisi del testo del romanzo di Cesare Pavese, La luna e i falò; il saggio breve di argomento letterario La piazza luogo dell'incontro e della memoria; quello di argomento socio-economico Musica per tutti, tra arte e industria; quello di argomento storico L’unità europea: un cammino di idee e di realizzazioni; quello di argomento scientifico La scienza: dubbi e paure dello scienziato; per poi passare al tema di argomento storico dedicato alle pari opportunità e alle donne; infine la tipologia D, tema di ordine generale sui diritti dell’uomo – cito, «La storia dell'ultimo cinquantennio è tuttavia segnata da non poche violazioni di questi principi rimaste impunite.» – 

Riassumendo abbiamo: il ritorno, la piazza, l’Europa, la paura della scienza, le donne e le pari opportunità, i diritti dell’uomo. Col senno di poi, sembra quasi un oracolo. L’istituzione scolastica ci chiedeva, per la maturità, di parlare di quei temi, a noi già cari e conosciuti, nell’illusione che il Sapere rappresentasse la verità, che con quel Sapere avremmo fatto la Storia. 

Personalmente, quell’estate avrebbe chiuso un’epoca. Da lì a poco sarei passata dalle occupazioni a scuola alle assemblee universitarie, e mai avrei immaginato che, subito dopo gli orali e nel giorno del mio diciannovesimo compleanno, mentre a Genova si riunivano i potenti e per le strade sfilavano i cortei, nell’attesa di notizie dalla tv dal baretto in piazza – con il cuore nei caruggi e i piedi a troppi chilometri di distanza – tutto sarebbe cambiato: ogni prospettiva, ogni aspettativa, ogni preludio divenne finale fatto di violenza e di colpevoli impuniti, di silenzi urlati, di grida soffocate.  

La Piazza era la salvezza e invece fu violentata, di una violenza inaudita, diversificata, impunita. 

Le prospettive si confusero come accecate dai gas lacrimogeni di quei giorni, niente fu come prima, e mentre la colpa ricadde su chi era lì per manifestare il proprio dissenso, il proprio pensiero, il mondo non spostò neanche di un millimetro le sue radici dal capitalismo. 

Le dodici storie: Paola Ronco in La parte del torto racconta di una vendetta violenta che vede  protagonista il manganello; Ivan Carozzi in Piatti puliti parla di chi non è potuto essere a Genova, per asservire il padrone come lavoratore stagionale e osservatore passivo di un mondo, quello dei vip, incapace di vedere oltre i propri benefici; Giuseppe Fabro in L’appuntamento ci racconta di un uomo in coda verso Genova, e di un imprevisto lo condurrà altrove, verso l’inizio di un’altra vita; Matteo Porru in Se viene il temporale racconta dei suoi primi mesi di vita, proprio in quell’anno, attraverso gli occhi della sua famiglia; Valentina Maini in Un’idea come un’altra riporta di come era avere quattordici anni nel 2001: un treno per Genova, un libro di poesie incomprensibile, discorsi annebbiati dall’inconsapevolezza, l’essere lontani da casa come atto di protesta; Daniele Vicari in Non racconta di chi, invece, ci è stato al Gi-otto, ignaro di ciò che, salendo sul quel treno speciale per Genova, sarebbe stato: le strade piene di gente, le manganellate all’improvviso, la biondina sconosciuta, la rabbia, il silenzio, la morte in piazza, i video della scuola, il ritorno a Roma, tutti i non susseguitisi, il silenzio penetrante lungo vent’anni; Ndack Mbaye con Per chi resta racconta dei diritti negati, delle lotte dei suoi genitori che portavano in spalla i bambini, valori e battaglie, la piazza come luogo di incontro, il sentirsi rotti, spezzati, dopo quell’estate a Genova, immersi in un senso di vuoto nato dal fallimento dei padri, nessuna piazza in cui riconoscersi. Orso Tosco in Gadda Gadda Boy ci racconta dei noialtri, quelli dalla parte del potere nel surreale mondo in cui tutto viene bypassato per il proprio interesse personale; Roberta Covelli in L’eccezione e la regola pone le basi per una riflessione più grande sull’inconciliabilità tra percezione e realtà, tra regola ed eccezione, di seguito uno stralcio.

Se esiste una foresta dell’impegno civile, sono molti gli alberi che caddero, e ancora cadono, che crollano a terra pure se nessuno li vede o se li vedono invece i mille occhi delle telecamere del nuovo millennio, puntate sull’appuntamento con la Storia ma incapaci di mettere a fuoco l’obbiettivo, mentre silenziosa cresce anche l’erba, e il rumore dell’albero abbattuto pare colpevole, quasi vergognoso. Ma chissà quanti alberi crollano nella foresta, nell’abuso di potere e nella spinta ideale che non trova approdo, chissà quanti sostegni si tentano di costruire per restare in piedi, saldi, chissà se qualcuno li percepisce, chissà se esistono nella comprensione altrui, chissà se avranno traccia, nella Storia tutta come in questa storia, se sono eccezioni o se diventeranno regola.

Veronica Galletta in Esondazione paragona le strade e le morti di quei giorni a flussi d’acqua straripante. La forza dell’acqua che genera violenza su tutto ciò che incontra. Mentre le immagini di un tempo lontano restano sfocate. 

Nicoletta Vallorani in Il chiodo del tempo racconta dell’importanza delle parole. Le storie di persone trovano nella scrittura una voce per non essere dimenticate. 

Chiude l’antologia la postfazione di Federico Zappini dal titolo Un modo diverso di dire Rivoluzione. Prendo in prestito le sue parole: 

Genova è toponomastica sentimentale di una generazione ferita e insieme rappresentazione del pianeta intero, di cui interconnessione e complessità sono caratteristiche fondative e non riducibili a trama uniforme, a tinta unita. Genova è dolore e sopraffazione, tortura e morte. È trauma, individuale e collettivo. Genova è speranza e potenza, rabbia e vita. E amore, in qualunque modo esso si esprima e in ogni luogo si nasconda. Genova è sconfitta e possibilità, imbroglio e sogno. È appuntamento mancato, memoria indelebile. È ricordo ambivalente e per questo ancor più interessante. Non pacificato e spigoloso. È esperienza sospesa, mai conclusa davvero.

Saper raccontare chi eravamo, uscire dalla bolla, scoprire chi siamo diventati. Rompere i silenzi. Ecco a cosa serve scriverne, raccontarne, parlarne. 



Circospetti ci muoviamo
Genova 2001: avere vent'anni
Di: Michele Vaccari (a cura di)
Collana: Rondini
ISBN: 9791280263100
pagine: 208
prezzo: 17 €

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