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Urla sempre, primavera | Michele Vaccari

Urla sempre, primavera | Michele Vaccari

Michele Vaccari – Urla sempre, primavera
Dell’umanità, dell’eredità, della Rivoluzione, del sogno 
di Chiara Bianchi 

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C’è sempre dolore in ogni forma di salvezza

Urla sempre, primavera, edito da NNeditore è un romanzo in cui la Storia incontra, si confronta e racconta una pagina di storia del nostro Paese, rimasta a lungo – per la precisione vent’anni, oggi – senza voce. E infatti, urla la Storia nel tentativo di farsi ascoltare, temendo di essere dimenticata per sempre. 

I fatti si mescolano nella trama diventando parte integrante della narrazione sviluppata, e divisa, in cinque libri lungo un arco temporale di oltre un secolo. Il futuro prossimo nel Libro Rosso - Zelinda, un lontano e distopico 2043 nel Libro Blu - Il Commissario, un passato rappresentato dal 1943 nel Libro NeroSpartaco, per tornare infine nel futuro tra il 2026 e il 2043 nel Libro verde - Egle e nel Libro bianco - Aldilà. L’assegnazione dei colori non mi sembra casuale: il rosso è la passione, quella di Zelinda per la lotta, per la libertà, per la Rivoluzione; il blu è legato alla fedeltà, quella del Commissario per la sua divisa; il nero è legato a Spartaco e alle sue battaglie antifasciste; il verde è la speranza riposta nel potere di Egle e infine il bianco, quello della purezza, dell’aldilà, del sogno, della luce alla fine del tunnel. 

Vaccari costruisce questo mondo raccontando i temi a lui cari, primo fra tutti, il principio di rivoluzione e di lotta contro l’asfissia del potere che nega diritti e ci vorrebbe tutti uguali, scarni di idee e schiavi di regole e precetti. Trova la forza e il coraggio di dominare la Storia che ha voluto cancellare quelle giornate di Genova del 2001, dando nuova linfa vitale a quei fatti, restituendo un riscatto a Carlo – che in queste pagine ritroveremo vivo e invecchiato –.

Ci offre una nuova visione della Resistenza partigiana con la figura di Spartaco che, iniziato alla lotta contro l’oppressore, negli anni successivi della sua lunga esistenza, rivolge i suoi sforzi al riconoscimento della libera espressione dell’identità sessuale. Nel Libro Nero, una delle parti più emozionanti dell’intero romanzo, si sviluppa un percorso storico che ha il sapore di una biografia, la potenza del saggio, la forza del commentario politico. 

Tornando ai temi trattati, tanti, nel Libro Rosso - Zelinda, l’amore come diritto universale – parafrasando la citazione di Emma Goldman in apertura al libro – diventa traino per lo sviluppo del personaggio di Zelinda, la sua lotta contro il patriarcato è esplicita. Descritta come una donna fragile, ma risoluta, il cui scopo è salvarsi per far nascere sua figlia, è rappresentazione della maternità non come cambiamento privato, personale, ma come dono per il futuro. Ella perseguirà il suo sogno e lascerà la sua storia in cilindri vocali a beneficio e a conoscenza di Egle, sua figlia. 

 Zelinda si scontra con una società governata dal  populismo geriatrico. La Venerata Gherusia – che, come la Gherusia cartaginese, è composta da anziani –  mette in atto una vera guerra generazionale, le cui prime vittime sono proprio le madri con l’operazione fine nascite, perseguitando chi sfugge, come Zelinda.

Le scelte politiche passano attraverso l’abolizione della scuola, l’allontanamento degli Animali, l’uniformità del pensiero, dell’umanità, la persecuzione e l’abbattimento di chiunque tenti di ostacolare il cammino politico-sociale. Cresce il numero di Orfani, abbandonati a sé stessi, costretti a vivere in clandestinità, protetti dall’oscurità del bosco, sulla Collina. 

Vaccari compie un’altra interessante operazione, sul linguaggio. Nel Libro Blu siamo in presenza di un linguaggio metafisico, avanguardista, definito Lingua Nuova, in cui la commistione di idiomi crea una nuova koinè fatta di neologismi di diversa natura etimologica e quasi incomprensibile (penso all’assistente del Commissario che dice kommi kommi preso in prestito dal komm! tedesco), la quale si contrappone alla Lingua Vecchia, parlata dal Commissario, quasi a dimostrare quanto questo personaggio sia legato alle sue radici, un modo forse per non piegarsi totalmente a quel potere che lo ha “salvato” rendendolo schiavo di sé stesso. In questo stesso Libro, l’autore immagina un futuro in cui tutto passa dal pensiero, la mentefonata, ad esempio, è tecnologia avanzata, strumento di controllo da parte del potere. 

Arriviamo alla parte di Egle, in cui si sviluppa il “potere del sogno”, già anticipato nelle pagine precedenti da Zelinda e da Spartaco. 

La famiglia Delfino – il delfino simboleggia la libertà, la protezione – custodisce questo segreto: riuscire a entrare nei sogni degli altri. Ciò che sappiamo è che Egle, grazie ad esso, può fare una nuova Storia. Naturalmente Egle non è sola, ha dalla sua parte gli Animali e gli Orfani, alleati e fedeli combattenti. La Collina diventa il mondo in cui crescono le minoranze, gli emarginati, i diversi. 

Vaccari prende la Storia, la ripartisce in piccoli segmenti e immagina un mondo fatto di possibili micromondi, in cui vivono gli ultimi, quelli che non si arrendono nella ricerca di una via per la libertà. 

Sfogliando le pagine di questo romanzo-sogno non ho potuto evitare, da appassionata, di accostare il tema del sogno alla psicologia analitica junghiana. Vaccari scrive di io onirico, inconscio collettivo, sogno, incubo, ricordi. Jung ci descrive gli archetipi come contenuti dell’inconscio collettivo, quest’ultimo considerato innato e identico per tutti gli uomini. Quindi il tentativo di Egle di entrare nei sogni degli altri è rivelatore di una volontà di risvegliare quegli archetipi sopiti nell’inconscio individuale. Dove la coscienza ha fallito è necessario riabilitarla attraverso il risveglio dell’inconscio collettivo. 

Andrò per gradi. Nel mondo raccontato, non c’è alcun Dio, né misericordioso né vendicativo, l’unica religione possibile è la Libertà, la Resistenza, contrapposta ai poteri della Venerata Gherusia, ma prima che ciò sia raggiungibile, bisogna svuotare la coscienza dal dogma, senza il quale resta un vuoto atavico che si riempie di assurde idee sociali e politiche (ce lo insegna la Storia dei popoli). Dio compare solo nelle parolacce che quasi tutti i personaggi adottano. 

L’inconscio collettivo è il negativo dell’inconscio personale, i contenuti devono la loro esistenza all’eredità. Esso è formato da archetipi (Anima, Ombra e Vecchio Saggio potrebbero essere di nostro interesse in questa sede), forme preesistenti che possono diventare consci in un secondo momento, solo se stimolati. Ed è proprio nei sogni, involontari, spontanei e puri, fonte principale in cui reperire materiale di forme psichiche prodotte dagli archetipi, che è possibile interrogare l’individuo e il tentativo di Egle sarà proprio quello di riattivare quegli archetipi, modificando i sogni dei potenti, affinché vedano una nuova realtà alternativa. 

L’Anima e la vita, dice Jung, sono prive di significato, ma la loro natura può essere interpretata. Ha significato soltanto l’incomprensibile. L’uomo si è svegliato in un mondo che non comprendeva, ecco perché cerca di interpretarlo. Nell’attribuire un significato, l’uomo si serve di matrici linguistiche derivate da immagini primigenie. Per esempio, Jung parla di Idea, nel concetto di Platone éidos, le idee eterne sono custodite come forme trascendenti. L’occhio del veggente le percepisce come immagini di sogno o visione rivelatrice. Siamo fatti di idee che erano percezioni nella storia del mondo, prima ancora del pensiero. E siamo fatti tutti di Ombra, di Anima e di saggezza, negativa o positiva. Così Egle, l’occhio del veggente, tenta di trasformare quelle immagini primigenie in cambiamento. 

Una figurazione potente quella che Vaccari utilizza per raccontarci questa storia, la nostra. 

Genova/Metropoli, sullo sfondo, nel paesaggio, nei luoghi, ma non solo, essa è un vero personaggio che si muove con tutti gli altri, che cambia, si trasforma, nasconde, mostra forze e debolezze. 

Cito Jung: «[…] sappiamo allora che il pericolo maggiore che ci minaccia sta nel non potere prevedere la reazione della psiche. Chi riflette ha perciò da molto tempo capito che le condizioni storiche esterne di qualsiasi tipo sono soltanto l’occasione degli effettivi pericoli che sovrastano l’esistenza, cioè i vaneggiamenti politico sociali che non vanno interpretati da un punto di vista causale come conseguenze necessarie di condizioni esteriori, bensì come decisioni determinate dall’inconscio collettivo.» 

A conclusione, anche se tanti sono gli spunti ancora da approfondire, questo romanzo è la prova di quanto si possa assecondare la volontà di raccontare scomode realtà allontanandosi dal realismo, creando un mondo altro, in cui la morte fa paura, il futuro è incerto e c’è sempre un posto dove rifugiarsi, laggiù, per provare a crederci ancora. 

Curiosità: le mappe presenti nel libro sono di Rocco Lombardi e, come nei migliori fantasy, contribuiscono alla realizzazione del mito di Metropoli.

Per approfondire o ritrovare le citazioni junghiane: C.G. Jung, Gli archetipi dell’inconscio, Bollati Boringhieri, 2020.

Numero Pagine : 448
Prezzo : 19 €
ISBN : 979-12-80284-01-3
In libreria da : 29-04-2021

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