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Non tutto il male – Cronache della terra inabitabile | Andrea Cassini

Non tutto il male – Cronache della terra inabitabile | Andrea Cassini

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Non tutto il male – Cronache della terra inabitabile (Effequ 2021)
Andrea Cassini

 di Simone Bachechi

 

Non è facile parlare di Non tutto il male – Cronache della terra inabitabile, il romanzo di Andrea Cassini, filologo medievale, giornalista, traduttore e consulente editoriale; uscito lo scorso marzo per Effequ.
Si rischia di smarrirsi. Allora forse si tratta solo di leggere e lasciarsi trascinare da una vorticosa e allucinatoria scrittura che ci parla di un mondo pre o post apocalittico del quale, sotto la superficie, ci sembra di poter individuare i contorni conosciuti assieme a ciò che ci circonda.
Un tentativo di decriptazione del testo e del sottotesto non può prescindere dal cercare di ricomporre i tasselli, come quei sette frammenti che il protagonista Zero deve recuperare per la fantomatica “ragazza in nero”, in un disperante viaggio all’interno di un mondo dilaniato dalle fiamme nel quale sopravvive la città di Tula, edificata su un albero. L’albero è malato, per guarirlo è stato dato alle fiamme dai controllori del potere esemplificati nella figura del Questore con i suoi proclami, cosicché che l’incendio si diffonda e tutto possa essere ricostruito su nuove basi.

Il Dottor Zero vaga in questo scenario costruendo il suo giro clienti, ai quali procura il nitrito di sodio, l’occorrente per il suicidio. Questo è il suo lavoro, che gestisce tramite un forum online per aspiranti suicidi per i quali scrive o raccoglie anche biglietti di addio, perché in effetti, la domanda che echeggia per il romanzo:“Mi chiedo come mai uno voglia vivere in questa terra inabitabile” appare piuttosto lecita.
Viene in mente il racconto di Guy De Maupassant dal titolo L’Addormentatrice, nel quale esiste un’analoga attività denominata Opera della morte volontaria.
La bacheca presente nello studio del Dottor Zero nella quale i suicidi lasciano i propri messaggi è un non troppo celato riferimento alla bolla dei social network.

Non tutto il male parla dei nostri tempi con uno sguardo straniante, allucinato e visionario, sempre in bilico tra realtà e incubo, verità e menzogna. Tante sono le suggestioni, i prestiti, le contaminazioni e i generi presenti nel romanzo, che appare come una grande metafora dell’epoca che stiamo vivendo, raffigurazione di un mondo avvinto dalla catastrofe esemplificata dall’incendio e che evoca per certi versi scenari cinematografici alla Matrix o rimanda al Carpenter di Essi Vivono, film nel quale solo il protagonista, grazie a dei particolari occhiali, riesce a vedere le teste di morto che, dietro l’apparente normalità delle persone che si incontrano, dominano il mondo. Allo stesso modo, Zero è il solo a non avere un fantasma ad accompagnarlo nelle sue peregrinazioni alla ricerca degli aspiranti suicidi.
Fantasmi che vogliono fondersi con gli umani dai quali sono stati generati e che se li portano a spasso assumendo la forma di traumi e sentimenti repressi, ognuno con il proprio. Tranne (forse)  solo Zero e Il Cartografo, quasi dei Don Chisciotte e Sancho Panza post apocalittici, i protagonisti principali, che si muovono nella città in fiamme attraverso i tunnel della metropolitana determinandone loro stessi una nuova topografia e che sembrano i sacerdoti di un’auspicata lontana e indecifrabile salvezza simboleggiata dalla città sull’albero, mentre tutto intorno brucia fino al glifo di ghiaccio, che sciogliendosi potrà domare l’incendio, una sorta di pietra filosofale e misterica porta di interconnessione tra due mondi.
Dice il Cartografo “Quando la geografia cambia la prima a cedere al disorientamento è la voce, non la vista”. E poi lei, non altrimenti denominata se non come la “ragazza in bianco”, l’eterno femminino, tradita, fuggita, o dalla quale Zero è fuggito, perché tutto nel romanzo di Cassini, per merito di una scrittura onirica e avvolgente, assume dei contorni sfumati, il passaggio dalla narrazione in prima persona di Zero alla terza persona amplifica lo straniamento, tutto è doppio, si confonde, la stessa “ragazza in bianco”, che altrove nell’incerta topografia di questo mondo sull’orlo del baratro diventa la “ragazza in nero”, per la quale Zero dovrà rimettere insieme i sette frammenti che le permettano di avere ancora colui che ha perduto, conscio che “Per essere capaci di amare dobbiamo essere capaci di disperarci per ciò che perdiamo”.

Tutto si frammenta, come nei sogni, tale è l’andamento onirico del romanzo di Cassini, quelli di Zero, sogni nei quali immergendovisi sembra celarsi il significato di tutta la propria esistenza, sogni nei quali invariabilmente uccide un uomo scorticandone i settecentosettantasette strati di pelle, Zero stesso che sembra un fantasma, ma senza un proprietario, e tutto si confonde, non ha un centro e appare privo d’identità in una duplicazione continua delle stesse figure che lo abitano, come Zero e il cartografo che fanno lo stesso sogno, come la stessa città sull’albero cinta dall’incendio che non si capisce se sia realtà o frutto di un’allucinazione. Il tempo e lo spazio si sfaldano diventando una mera convenzione, simulacri di un mondo ormai scomparso, mentre nel nuovo da lì a venire come dirà “la ragazza in nero” parlando a Zero: “Si possono creare cose nuove, dando loro nomi nuovi, non credi?”.

L’ucronia e la distopia si legano a vicenda in Non tutto il male e ricordano le pagine più allucinate di Volodine, e gli scenari più apocalittici di Enard o McCarty, nonché la ‘eco fiction’ di Jeff Van Der Meer e la sua Trilogia dell’area X

Una grande e visionaria iperbole ecologista per parlarci del mondo nel quale viviamo e un onirico tracciato circa le strade percorribili nella resistenza per rendere il mondo un posto migliore in cui vivere, nella costante tensione tra distruzione e conservazione, perché: 

“L'incendio è una catastrofe, ma è anche un’opportunità per bruciare le parti malate dell’albero”

Alla ricerca di quell’anima nascosta nel cuore dell’incendio alla quale Zero sembra rivolgersi, con uno slancio narrativo che come tutto il romanzo ha il sapore fantastico di una grande allucinazione, quale in fondo è la letteratura, perché:

“Chi è stato immaginato ha questo privilegio rispetto a chi è stato partorito, che può tornare a casa, nel territorio informe dell’increato, del mai esistito.”

Mese: marzo 2021
Collana: Rondini
Pagine. 304
Prezzo: 17 €
Compra sul sito dell'editore

© Simone Bachechi


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