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Due Secondi di troppo | Il Seme Bianco

Due Secondi di troppo | Il Seme Bianco

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Durante la lettura di questo breve romanzo mi sono chiesto più volte quali siano gli influssi letterari o culturali dell’autore, la città in cui è ambientata la vicenda, quanto ci sia di autobiografico e di magico e alla fine mi sono costruito un’opinione del tutto personale che magari può sembrare azzardata ma è una suggestione che a me piace e così la riporto.

Chi apprezza il Tabucchi metafisico, quello che lascia al lettore il compito di cercare il significato che si nasconde fra le righe, quello dei dialoghi essenziali, con le parole posizionate nel punto giusto; e poi, chi apprezza i personaggi di Ferzan Ozpeteck, quelle persone che affrontano la diversità con delicatezza e poesia; e infine, chi ama la magia di Napoli, questa città piovuta nella nostra Penisola che solo conoscendola di persona si può comprendere.

Ecco, chi ama tutto questo potrà coglierlo nelle pagine di "Due Secondi di Troppo", anche se Andrea Mauri forse non parla portoghese e la vicenda, probabilmente è ambientata in una clinica romana.

Qui vive da un paio d’anni Beatrice, una donna veggente, capace di leggere i pensieri degli altri mentre un po’ alla volta perde i propri, mangiati dalla demenza senile, forse l’Alzheimer, “una malattia anarchica” come dice il medico al figlio Antonello. Un figlio, che ogni giorno cerca di riportare in luce i ricordi, irrorando la madre di profumo Poison, travestendosi da presentatrice e inscenando siparietti che fanno storcere il naso al personale dell’ospedale ma non a Gabriele, il neurologo.
La cugina Silvia è l’altra persona che aiuta Antonello a gestire Beatrice, un aiuto forse poco disinteressato visto che le è stato promesso di ereditare il potere dei tarocchi.

Per Antonello è stato difficile crescere con l’ingombro di una madre considerata veggente. Ricorda gli incontri del mercoledì con le amiche e la lettura dei tarocchi, l’amore per la musica classica, le estati al mare, l’allontanamento o la fuga volontaria del padre. Ma ora, in quella clinica, è capace di rendersi ridicolo per amore e soffocare la propria vita per restare attaccato alla madre. Rispolverare la  sua memoria serve a portare a galla i ricordi ma anche rivivere il proprio passato, prendere piena consapevolezza della propria identità sessuale e accettare che la madre sappia.

Gabriele, il medico neurologo è affascinato da Antonello, capisce  quanto sia profondo il rapporto tra madre e figlio, forse vorrebbe stringere con lui una relazione che va oltre l’amicizia ma qualcosa, forse la propria professionalità lo trattiene. Lui sì, ha guardato Antonello due secondi di troppo, quelli necessari a riconoscersi. Lo fa quando aprendo la porta della stanza vede Antonello vestito da donna, in ginocchio.

I due secondi di troppo con i quali mi guarda sembrano eterni. Vorrei dirgli qualcosa: non ho più fiato. Non avrei nemmeno il tempo. La porta si richiude ed è come un riflettore che si spegne sulla scena”.

I capitoli brevi e stringati, sostenuti da una scrittura fine e con rapidi dialoghi, mantengono sempre vivo l’interesse. È un libro commovente che racconta, spiega, giustifica l’amore materno quando diventa prigione e che in questa disgregazione dei ricordi ne mantiene vivo uno, quasi un imperativo per il lettore fortunato che gode ancora della presenza  dei genitori: ricordati di abbracciarli, sempre, quando ne hai occasione. Andrea Mauri, dopo aver pubblicato numerosi racconti con diverse case editrici, ha esordito nel 2016 con "mickeymouse03", per Alter Ego Edizioni. Ha pubblicato poi "L’Ebreo venuto dalla Nebbia" per Scatole Parlanti.

"Due secondi di troppo" è il suo terzo libro.

Due secondi di troppo | Andrea Mauri
Edizioni Il Seme Bianco | anno 2018
Pagine: 132

© Paolo Perlini

 

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