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Misdirection - Lucia Biagi

Misdirection - Lucia Biagi

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C’è un preciso momento nella crescita di ognuno in cui la vita arriva prepotente a strapparti via dagli occhi quel velo di illusioni – o il velo di Maya, come lo chiamava Schopenhauer – così materno e accogliente da celarti la vera essenza della realtà. Per alcuni la crepa emotiva sopraggiunge in età infantile, per altri durante l’adolescenza, per alcuni non è ancora arrivata. C’è addirittura chi testardamente rigenera il velo ad ogni squarcio come fosse la coda di una lucertola. Fatto è che, da quell’istante in poi, niente sarà più come prima, smetti di credere alle favole, alla purezza nelle persone, all’eternità nei rapporti e ti accorgi che l’uomo nero non esiste nelle filastrocche ma solo perché vive davvero ed è più vicino a te di quanto tu creda.
Nella vita di Federica, protagonista della graphic novel Misdirection di Lucia Biagi in uscita il 14 marzo per Eris Edizioni, lo squarcio al velo di Maya è arrivato nell’estate dei suoi 13 anni durante le consuete vacanze con i nonni in una località di montagna (perché, lo sappiamo, spesso la vita colpisce più forte quando abbassi le difese e sei convinta che niente possa toccarti per farti perdere l’equilibrio).

15 luglio 2015, mattina. Apparentemente un risveglio come tanti. Una rapida occhiata su Instagram per controllare quanti like avessero ricevuto le foto della sera prima in discoteca con “l’amica delle vacanze” Noemi. Aggiornamento seriale del diario sullo smartphone (sullo smartphone!) -  come sa essere compulsivo e vitale solo scrivere un diario a quell’età – e via verso la cucina dei nonni per la colazione.

- “Vuoi il latte?”
- “Sì, anche un pochino di caffè.”
- “Ma cosa devi fare oggi? Sei in vacanza!”
- “Pensavo di andare in piscina, devo sentire Noemi.”
  più tardi, su whatsapp) ‘Noemi! Buondì! Allora piscina?! Fatti sentire, voglio che mi racconti com’è finita stanotte!’ ”

Peccato che il racconto, almeno così come Federica avrebbe sperato, non arriverà mai.

Aiutata dal suo amico Giorgio, la nostra protagonista inizia così una ricerca affannosa dell’amica scomparsa, un viaggio che ha come bussola le foto di nudo sul telefono di Noemi ritrovato per caso e che porterà i due a cercare il motivo di quelle foto tra le vie del paese, tra le parole della scorbutica proprietaria del market e dei bulli del residence, talmente violenti da alzare addirittura le mani su Giorgio per la sua alopecia giovanile.
Fino allo strappo, al momento di quella scomoda verità che mai Federica avrebbe immaginato.

A distanza di tre anni da “Punto di fuga”, Lucia Biagi torna a raccontarci le donne nel loro intimo e nella loro individualità inserita all’interno di un contesto sociale che sembra abbia ha già deciso come dovrebbe essere il nostro futuro e che mercifica e denigra nel momento in cui vogliamo far valere il nostro diritto di scelta. A differenza della graphic novel precedente, in “Misdirection” non c’è una donna con tutti i dubbi e le ansie che l’essere donna comporta, non c’è un’adulta con la capacità già di discernere tra due opzioni e di scegliere cosa sia meglio per lei e non quello che gli altri pensano sia giusto. In “Misdirection” c’è, invece, una ragazzina vista nella sua evoluzione, nel suo passaggio da infanzia a adolescenza, nel momento in cui le mani si staccano da quelle dell’amica del cuore, si dividono e si riempiono di scelte singole.

E lo strappo di questo velo è raccontato in una maniera così delicata che a tratti sembra di trovarsi di fronte a un romanzo d’avventura, a un libro per ragazzi-scritto da ragazzi e non a una graphic novel sul sessismo imperante scritta da una Donna.
L’uomo nero rimane velato per buona parte della narrazione, come fosse una radiolina accesa che riecheggia le notizie del mondo dal bar del paese lontano mentre tutto intorno è silenzio, pace, erba, alberi.

I colori e lo stile del disegno non tradiscono questa sensazione: le scelte cromatiche e il tratto riportano dritti ad un mondo pop, pieno, quasi invasivo come tutto ciò che gravita intorno alla “cultura adolescenziale” sa essere. Il viola e il verde i colori predominanti, usati insieme per narrare il presente ma separati per descrivere i flashback, tinti solo delle varie tonalità del viola. Come a dire: “è nel presente che sto imparando a fare una scelta”. Come è noto, il viola è il colore tipico dell’adolescenza oltre che della poesia, mentre il verde rappresenta l’equilibrio.
Ora, non so se la scelta cromatica per “Misdirection” sia stata una scelta editoriale e puramente grafica o se nasconda un preciso messaggio, ma è una cosa che mi piacerebbe molto chiedere a Lucia Biagi.

In magia, la misdirection è la capacità del prestigiatore di deviare la direzione dello sguardo del pubblico, di spostare la sua attenzione su ciò che sta facendo e non sul come. È l’illusione pura.
Nel racconto della Biagi convivono diverse tematiche: il concetto di famiglia come rifugio in cui tornare, crescita, bullismo, sessismo che a tratti sfocia nella misoginia. Ma in realtà è uno solo il tema che impera.

Arrivi alla fine della graphic novel e capisci che la direzione in cui stava andando Federica non portava verso Noemi ma verso la ricerca di sé e del suo primo amore. Capisci che la Biagi per la maggior parte del tempo ti ha fatto credere di aver scritto e disegnato una storia sulla scomparsa di un’amicizia, quando in realtà il trucco dietro la magia nascondeva una società incancrenita in cui la mercificazione del corpo femminile dilaga al punto da riuscire a far svilire il proprio sé anche a delle ragazzine che il mondo devono ancora conoscerlo e che vendono il proprio corpo solo per poter acquistare un pacchetto di sigarette, un cellulare, la promozione scolastica.

Una società in cui la violenza sembra l’unica scelta possibile, o ti abbassi e dimentichi chi sei per piacere a tutti, o vieni tagliato fuori.
Una foto di nudo e capisci che è esattamente qui che la Biagi voleva portarti.
Un po’ come quando osservi un quadro di Van Gogh da lontano e l’insieme visivo sembra idilliaco. Poi, man mano che ti avvicini, inizi a scorgere i dettagli, le im-perfezioni, i punti oscuri, l’energia – e i demoni – dietro ogni pennellata.
È il cambio di prospettiva dello sguardo, la soggettività a salvarti.

Misdirection”, in definitiva, non è un fumetto né un romanzo di formazione ma una graphic novel sull’evoluzione, sui veli di Maya di cui ci circondiamo per non osservare la realtà da cui vogliamo nasconderci, sulle illusioni che crediamo ci portino in una direzione precisa ma che in realtà, quando crollano, ci svelano che il punto di arrivo è sempre stato solo noi stesse.

Titolo: Misdirection
Autore: Lucia Biagi
Editore: Eris edizioni
Collana: KINA
Uscita: 14 marzo 2017
Formato: copertina flessibile, 212 pp.
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© Isabella Di Bartolomeo

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