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Live MCMXCIII – The Velvet Underground

Live MCMXCIII – The Velvet Underground

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Di questi tempi, noi figli degli anni ’60 ’70 assistiamo alla fine dei nostri idoli come fossero stelle cadenti la notte di San Lorenzo. Per me, che della smitizzazione ne ho fatto un principio di crescita personale, è l’occasione per fare pace con il passato, vivere momenti che volutamente non ho assaporato, guardarli con occhi diversi, lontano dal clamore o da entusiasmi indotti.

Ma si può vivere il passato? Sì, si può, almeno quello degli ultimi due decenni. In questo viene in soccorso Youtube, e così, tra un video e l’altro di stelle cadenti, sono atterrato sul Live MCMXCIII The Velvet Underground.

Qualcuno disse che questo disco-reunion fosse dovuto a un gesto di riconoscenza di Lou Reed verso i vecchi compagni, consapevole che non avevano avuto il suo stesso successo e fortuna. Infatti, Maureen Tucker, la batterista, il motore ritmico, si ritirò a figliare e allevò cinque marmocchi. Qui la vediamo finalmente nel suo particolare modo di suonare la batteria, in piedi, come un suonatore di timpani dell’orchestra.
Sterling Morrison divenne insegnante di letteratura medievale e poi capitano di rimorchiatore. Possiamo già iniziare a sognare e creare fantasie con il nome (sterling- sterlina), se poi a questo si aggiunge la professione tardiva di marinaio, il gioco è fatto. E poi John Cale, l’altra anima del Velvet, il talento indiscutibile che ha prodotto Horses di Patti Smith. Senza di lui i Velvet non ci sarebbero stati e basta guardarlo nel video per capirlo. Se fossi una donna, ecco, se lo fossi non esiterei a innamorarmi di lui e del suo violino, del suo ciuffo e la smorfia mentre strina le corde in Heroin. E pure della sua voce che alle canzoni, di cui conoscevo solo l’interpretazione originale di Lou Reed e Nico, dà un’impronta più dolce, intimista, gallese si potrebbe dire.

Come lo sono tutte le canzoni di questo live, una su tutte Pale Blue Eyes.  Se avete bisogno di dare un senso alla vostra malinconia, ascoltatela e piangerete.

Un disco del ’93 (sembra ieri, accidenti) e nel frattempo sono successe un sacco di cose. Il fatto è che guardando il video non te ne accorgi e succede sempre così. Se non si tratta di un gruppo glam, o se i filmati non sono troppo vecchi, ti ritrovi di fronte a un beniamino della tua infanzia che ora ha la tua stessa età. Succede che puoi fare zapping e vedi il tuo idolo di un tempo più giovane di quanto tu lo sia adesso, fresco come quando lo ascoltavi con le gigantesche cuffie Pioneer e in vinile. Lo vedi con occhi diversi, potrebbe essere un tuo nipote, un figlio  e ti convinci che è stata una vera fortuna crescere negli anni in cui Youtube non c’era e le televisioni non trasmettevano concerti, interviste, comparsate. Una vera fortuna apprezzarne solo la musica e qualche ritaglio di giornale perché si sa, al silenzio piace ascoltare la musica.

© Paolo Perlini

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