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Beyoncé - Lemonade

Beyoncé - Lemonade

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Saturday Night Live pubblica un video che si intitola “The day Beyoncé turned black” (Il giorno in cui Beyoncé è diventata nera), scherzando sul fatto che fino all'arrivo sul mercato di “Lemonade”, la musica di Beyoncé non fosse mai troppo esplicitamente black.

L'uscita dell'album ha finalmente scardinato tutte le porte e Beyoncé ha abbracciato completamente la sue radici, la sua cultura e tutto quello che ne deriva.

“Lemonade” è il sesto album di studio dell'artista e vanta la presenza di artisti come Jack White, James Blake, The Weeknd e Kendrick Lamar. Uscito ufficialmente ad aprile 2016, il disco è stato preceduto da un film omonimo di un'ora targato HBO, una sorta di riassunto visivo delle canzoni e del concept dell’album: diviso in 11 capitoli, affronta temi come il tradimento, l'amore, il dolore, il lutto, la rabbia, il perdono, oltre a parlare delle donne afroamericane, delle madri e anche di quelle che sono diventate tristemente conosciute per i loro figli uccisi ingiustamente dalla polizia. Guardandolo, ci si rende conto che il film è parte integrante del disco e non si può evitare di affrontarlo.

Durante i 60 minuti di visione Beyoncé alterna i suoi testi ad alcuni versi delle poesie della poetessa somala Warsan Shire: "The Unbearable Weight of Staying", "Dear Moon", "How to Wear Your Mother's Lipstick", "Nail Technician as Palm Reader", and "For Women Who Are Difficult to Love”. Mentre la voce leggerissima della cantante legge queste versi, scorrono immagini ambientate nel sud degli Stati Uniti con le gigantesche case coloniali, i vestiti buoni della domenica, i salici piangenti, le radici di una intera popolazione da toccare e sentire con tutto il proprio essere. C'è tutto un universo difficile da spiegare perché non fa parte del nostro retaggio culturale, ma ci arriva solo – in parte - attraverso i film e i telefilm made in USA.
Vorrei riuscire davvero a elencare tutto quello che si vede, ma è impossibile, le sensazioni sono troppe. Il visual album mi accende le sinapsi fin dai primi secondi, e rimango incollata allo schermo. Sento nella prima canzone “Pray you catch me” già l'influenza di James Blake e questo mi piace, per il mio orecchio capriccioso è un'esca molto succosa. Poi i capricci si interrompono, Lemonade è un visual album proprio perché è un film nel quale la voce di Beyoncé, che ora legge poesie, ora parla, ora canta, si fonde così bene con le immagini che non è possibile stare a razionalizzare immediatamente: ogni secondo in cui ci si distrae è un secondo di bellezza perduto.

Mentre lo guardo rapita cerco di prendere appunti, di capire di cosa parlare in questa recensione ma mi rendo conto ad un certo punto che non è possibile farlo in questo modo e allora mi arrendo e mi lascio rapire. E mi rapisce soprattutto il fatto che il progetto Lemonade è un progetto di rabbia ed esistenza, affermazione e riconoscimento; è un progetto interiore, un sogno visivo che tocca punte altissime intrise di equilibrio fra mascolinità e femminilità, che tocca la relazione uomo/donna non solo dal punto di vista sessuale ma soprattutto da quello emotivo. Beyoncé parla (anche) di suo padre e parla alle donne della sua famiglia interrogandosi sulla natura degli uomini di cui parla: sono i loro padri o sono i loro mariti/compagni?
È in questo che Lemonade arriva anche a noi, donne e uomini bianchi: tutti abbiamo (o non abbiamo avuto) un padre al quale (non) fare riferimento, un padre che ci insegnasse o non ci insegnasse delle cose. E la presenza può essere assenza tanto quanto l'assenza può farsi presenza, e Beyoncé lo sa bene, conosce l'argomento a memoria e lo sparge per tutto il film, lo lascia gocciolare tutto nell'album, il latte versato di tutte le lacrime che l'hanno formata come donna.

Porsi solo la domanda se l'album giri intorno al (presunto) tradimento di Jay-Z, significa ignorare volutamente un concept album che potrebbe tranquillamente essere il migliore della sua carriera, significa non andare ad ascoltare veramente quello che Beyoncé vuole raccontare attraverso le fratture della sua vita, quelle delle donne che l'hanno cresciuta e così via.
Dalla rabbia e dal dolore si può arrivare al perdono, ma solo se ci si prende il tempo per il lutto e la guarigione. Guardando e ascoltando “Lemonade” con attenzione, tutto diventa più chiaro e luminoso: Beyoncé conosce il troppo dolore e non sa come elaborarlo da sola, allora decide di rigirarlo su chi la ascolta prendendo il concetto di tradimento e applicandolo all'amore verso un uomo, sia esso il proprio padre o il proprio compagno/marito, poi lo inserisce in un album che trasmette al mondo non quello che (forse) potrebbe essere successo a lei, ma piuttosto si concentra sul messaggio rivolto a tutte le donne (e agli uomini) per dire che questo è quello che succede e che si prova, non siete più sole/i, mettiamoci in formazione.

Album: Lemonade
Artista: Beyoncé
Etichetta: Parkwood / Columbia
Dischi: 1
Tracce: 12
Genere: R&B, Soul, Pop, Country, Gospel, Funk, Hip Hop

© Fiorella Vacirca

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