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The Kills - Ash & Ice

The Kills - Ash & Ice

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Da ascoltare quando: stanchi della iper-abusata Bitter Sweet Symphony dei The Verve, vi incamminate verso la persona che vi piace e avete bisogno di un nuovo disco per sentirvi degli strafighi mentre ciondolate sculettando.

Facciamo un gioco: spegnete la luce. Al mio “Retecapri!” scatenate l’inferno di fantasie e ditemi la prima parola che vi viene in mente.
Cosa? Non vedevate quelle sconcezze? Dai su, CrunchEd non è un inserto di Famiglia Cristiana, non mordiamo mica ostie qui. Siamo stati tutti adolescenti con gli ormoni in subbuglio (alcuni di noi non hanno smesso di esserlo nemmeno a 30 anni suonati, ma questa è un’altra storia), sentitevi pure liberi di descrivere a zia Isa i vostri sogni appiccicosi.

Convinti? Riproviamo.

-“Retecapri!”
-“Spogliarello!”

Oh, bravi. Quante soddisfazioni mi date. Parola centrata.

Lo strip tease è la fantasia che più in assoluto si avvicina a “Ash & Ice”, l’ultimo disco dei The Kills uscito il 3 giugno scorso per Domino Records.
Basterebbe chiudere gli occhi e pensare agli indumenti che sensualmente cadono a terra, per descrivere l’album. E io potrei terminare qui la recensione. Ma non è che “stamo a pettinà Arrigo Sacchi”, vorrei comunque spiegarvi perché. 

Ideale seguito di Blood Pressure del 2011, Ash & Ice è un rapporto sessuale a luci spente durato 5 anni. Un disco erotico, molto erotico, dalla tonalità cromatica simile al rosso delle luci nelle private room e dalla stessa musicalità della sigla sporcacciona che accompagnava le contorsioni provocanti delle donnine nei video in loop alle 3 a.m. sui canali satellitari.

Ma, intendiamoci, Ash & Ice non è un rapporto sessuale senza coinvolgimento e fine a sé stesso. Al contrario. È un ragazzino di 13 anni che scopre l’eros per la prima volta, accende la televisione dietro consiglio dei suoi amichetti più “navigati” e, dopo i primi attimi di sudore e sorpresa, finisce con l’innamorarsi della donnina di turno.

E non è per la voce calda di Alison Mosshart, sempre carica di feromoni e pathos. Non è nemmeno per le promesse che la front woman del duo anglo-americano si scambia con il chitarrista Jamie Hince in un’alternanza di carezze, moine e turbamenti (e nulla mi distoglie dal pensare che i due si siano “strusciati” davvero durante le registrazioni del disco). 

Quello che fa di Ash & Ice la diapositiva non solo di un incontro carnale, ma di tutto un amore tormentato nelle sue varie fasi, sono le canzoni come “That Love” in cui Alison smette i panni della sensualona per cantare la fine di una relazione su un pianoforte ovattato e leggermente sporco (“It’s over now, that love you’re in, it’s all fucked up”).

Sono le canzoni come “Echo Home” in cui solitudine e acidi ti proiettano nella nube opaca che esala l’asfalto in agosto per darti l’illusione di vedere tra le sfumature la persona amata, ma che poi, come una doccia gelata quando finisce l’effetto, ti schiariscono gli occhi mostrandoti solo davanti allo specchio a fare sesso con una proiezione che risuona tra le pareti di casa come una eco.

Fortunatamente, come dicevamo, l’album non è solo rapporti al termine e cuori infranti. 

C’è spazio per il primo incontro, per quella scarica elettrica da colpo di fulmine magistralmente descritta dalle distorsioni delle 6 corde di Hince in “Bitter Fruit” (una sorta di scossa corale in cui le voci di Alison e Jamie slacciano con violenza il reggiseno come farebbe una canzone degli Arcade Fire eseguita dai Queens of the Stone Age).
In “Impossible Tracks”, la canzone più oscura dell’album, c’è spazio per il coinvolgimento pieno, cupo e inquieto di un amore illegale e impossible, appunto, che non osa uscire per stendersi alla luce del sole, ma preferisce viversi di nascosto e consumarsi velocemente come una dose di eroina in una macchina a 150 km/h in un video in fast forward à la Trainspotting.
C’è spazio, infine, per le domande e i dubbi di una persona innamorata che cade nella rete dell’amante irraggiungibile (e nella sua stessa trappola mentale), chiedendosi poi se tutte le incertezze, le illusioni e le ferite inferte e subite saranno mai una merce di scambio o solo un dolore a senso unico.
È qui, nella languida e ipnotica “Days of why and how”, che si racchiude il senso di Ash & Ice. In quel “When i hear your name, it’s a like fraight train. Shake, shake, shake, shaking me off my tracks” che ti trapassa come lo sguardo del tuo amore malato che sai di dover abbandonare per guarire, ma da cui sei dipendente.

Se non fosse per alcuni episodi di auto plagio (gli “oh oh oh” in “Whirling” che troppo ricordano “Nail in My Coffin” proprio in Blood Pressure, ad esempio) e per quello schema “canzone distorta- canzone lenta- canzone sensuale- canzone distorta 2” già visto nella produzione precedente, Ash & Ice si meriterebbe 5 morsi per come riesce a rendere in note la dipendenza dalla sensualità in tutti i suoi aspetti (merito soprattutto della femme fatale Alison Mosshart, chiamata ancora una volta a reggere l’impalcatura erotica di un intero gruppo dopo la collaborazione con i The Dead Weathers di Mr. Jack White).

Dal canto suo, però, l’ultima fatica dei The Kills riesce comunque a conferire un upgrade stilistico al duo, aggiungendo un tocco di solarità ovattata negli arrangiamenti rispetto a Blood Pressure
Una solarità dai toni dimessi di un’estate nordeuropea, ovviamente. Sempre dei The Kills stiamo parlando.

Ash & Ice è, in definitiva, un album che riesce a scuoterti via dai binari delle tue convinzioni sonore, deragliando orecchie e ormoni verso l’orgasmo da prima volta con una amante occasionale di cui sai già che ti innamorerai.
Spegnete la luce.

Artista: The Kills
Album: Ash & Ice
Etichetta: Domino Records
Dischi: 1
Tracce: 13
Genere: Indie rock
Produttore: Jamie Hince, John 0’Mahoney

Le canzoni “must hear”: Hard habit to break, Siberian Nights, Days of Why and How, Impossible Tracks

© Isabella Di Bartolomeo

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