Intervista a Giordano Sangiorgi - MEI 2017

Intervista a Giordano Sangiorgi - MEI 2017

Nato nel 1997, il MEI, a distanza di 20 anni è un punto di riferimento del panorama nazionale non solo musicale, ma anche del giornalismo a tema. E se dici MEI, in tutte le sue declinazioni, dici Giordano Sangiorgi, l’uomo che ha dato vita a questa realtà, a questo spazio per artisti che emergono dal sottobosco musicale della foresta pulsante che è l'indie. O quello che ne è rimasto.

Ciao Giordano, benvenuto su CrunchEd. Racconta ai nostri lettori come è nato il MEI.
Faenza è stata sin dagli anni ottanta del XX secolo una città ricca di proposte e di eventi musicali. Nel 1986 nacque «Faenza rock», primo concorso in Emilia-Romagna fra band giovanili. Tre anni dopo fu la volta «Rock Nero» (1989), manifestazione legata alla cultura interrazziale. Dal 1995 al 1996 al Palasport Bubani si tennero due edizioni della «Festa delle Autoproduzioni». Dopo queste manifestazioni si è infine arrivati al Meeting delle Etichette Indipendenti.

Il MEI nacque ufficialmente nel 1997 presso la fiera e al palazzo delle Esposizioni di Faenza con eventi che si sono svolti al Teatro Masini, al palasport, come in altri spazi della città. 

C’è stato qualcuno che merita una menzione particolare, che ti ha supportato da subito nella realizzazione di questo progetto?
Per la nascita certamente il responsabile marketing dell’allora Banca Popolare di Faenza legata a Banca Antonveneta Ernesto Aufiero di Padova. Appassionato di rock indipendente italiano mi supportò subito l’idea insieme a un circuito di fiere del disco. Senza di loro e un loro primo finanziamento il Mei non sarebbe mai nato.

Dare voce e visibilità ad artisti ed operatori emergenti non è impresa facile. Quali sono state le difficoltà maggiori che hai incontrato nel mondo della musica italiana?
All’inizio certamente questa musica era considerata musica di Serie B dai grandi operatori del settore e dal mondo tradizionale della cultura. L’averla sdoganata e portata alla “Serie A” certamente è per me motivo di orgoglio. Poi naturalmente ci sono gli ostacoli legati alla scarsità di risorse ma insieme a tanta passione, competenza e voglia di crescere e svilupparsi.

Quest’anno avete premiato Brunori Sas come artista rivelazione dell’anno. Dario insieme a molti altri, mi vengono in mente i Thegiornalisti, Lo Stato Sociale e Levante su tutti, quest’anno hanno avuto un grandissimo successo. Cosa si prova quando un artista del panorama indie raggiunge certi numeri? D’altronde è anche merito di realtà come il MEI se vengono raggiunti certi risultati..
Certamente la piattaforma del MEI contribuisce insieme a tanti altri partner al successo di un movimento, in questo caso prima quello indipendente e oggi quello dello scouting legato ai nuovi artisti emergenti, e quindi al successo dei singoli oltre a consolidare la scena indie. In particolare credo sia stato importante quelle volte che abbiamo messo all’attenzione artisti ancora ad inizio carriera o sconosciuti che poi abbiamo visto emergere con grande soddisfazione. Brunori sas sotto questo aspetto è quest’anno l’artista indipendente dell’anno avendo vinto per i giornalisti per l’album, il videoclip, il brano più diffuso in radio e il disco indie più venduto. Un virtuoso esempio di un artista cresciuto con pazienza e coerenza fuori dai circuiti mainstream.

Come dicevamo la musica indie, e lo confermano i numeri, sta vivendo un periodo d’oro. Però c’è una fetta di pubblico che sembra mal digerire questo successo raggiunto da certi artisti; sembra quasi che avere successo sia una colpa. Come mai secondo te sia ha questa convinzione, che gli artisti indipendenti debbano rimanere di “nicchia”?
Il dibattito molto acceso è sul fatto che alcuni indipendenti oggi hanno creato il nuovo mainstream pop italiano. Non è sul fatto di avere successo, penso a vent’anni fa quando Tabula Rasa Elettrificata, un disco storico dei CSI raggiunse la vetta della classifica con le sue 150 mila copie (o quasi) vendute e fu questo un momento fondamentale per la scena indie, ma sul fatto che magari qualcuno per ottenerlo sceglie la via del pop più facile, come è capitato anche in anni precedenti non certo solo oggi, mentre invece certamente uno dei ruoli della musica indipendente deve essere quello (non per forza, naturalmente) di cercare di migliorare e innovare qualitativamente il panorama musicale oltre a quello dei testi . Ma è un dibattito aperto.

C’è un artista a cui sei particolarmente legato, che magari ha avuto grazie al MEI una svolta nella sua carriera?
Non esistono più manifestazioni che decretano una svolta nella carriera. Anzi, alcune manifestazioni musicali se le vinci rischi che ti annientino la carriera.  Anzi, spesso sono il punto di partenza di una carriera oggi.
Mi piacerebbe molto essere già stato questo per molti. Ma so che lo sono stato per alcuni che ancora mi ringraziano per questo.

Il MEI ha avuto una crescita esponenziale, lo testimoniano le cifre. Oggi tutti gli artisti emergenti, gli operatori del settore partecipano, a vario titolo, alle vostre attività. Qual è lo stato di salute della musica italiana? Penso  che in pochi possano rispondere a questa domanda meglio di te…
EW’ in un forte stato di transizione, sia dal punto di vista artistico che dal punto di vista tecnologico. C’è una spaccatura molto chiara nella scena indie tra pubblico teen, vicino alla trap e all’elettronica e all’indie pop, e pubblico over ancora molto legato all’indie rock band e ai modelli cantautorati, fatte salve le eccezioni trasversali9 che riescono ad avere successo con tutti e due i pubblici, mentre dall’altro si sta abbandonando la centraolità della chitarra rock per avvicinarsi sempre di più ai sintetizzatori e alle basi  e a formazioni di successo sempre più fatte da singoli, a causa anche della crisi economica, come i rapper, i dj e i cantautori.  Inoltre, pare avere sempre di più un maggiore ruolo la diffusione di un brano one shot invece di un disco intero, che oramai ascoltano in pochissimi, mentre i like, i click e le visualizzazioni cominciano ad avere spesso anche più importanza dei live. Come si vede un mondo in costante trasformazione che merita di essere seguito con attenzione mantenendo sempre lato il tasso di qualità della proposta.

Qual è il momento che ricordi con maggiore piacere di questi 20 anni? Immagino che sia una scelta difficile
Sicuramente quando alle primissime edizioni, ancora in forma underground, vennero a fare un incontro a titolo totalmente gratuito Franco Battiato, il primo grande artista ad avere incontrato a viso aperto gli artisti della scena indipendente, e quando l’allora Ministro per i Beni Culturali Giovanna Melandri venne ad inaugurare il MEI inserendo così di fatto la musica, e in questo caso la musica indipendente, nel panorama della cultura del nostro paese in largo anticipo sui tempi del settore.

Cosa ci regalerà in futuro il MEI? Hai in mente qualche novità?
Vediamo che novità ci regalerà il Mei di Faenza a fine settembre e poi stiamo lavorando a una sorpresa a Roma a fine anno.  

Grazie Giordano e in bocca al lupo.

Noi vi ricordiamo che potete trovare il programma completo www.meiweb.it 

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© Luca Cameli © Fiorella Vacirca

 

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