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Intervista a Giuseppe Barone - ROCKCONTEST 2017

Intervista a Giuseppe Barone - ROCKCONTEST 2017

È possibile vivere di musica nel 2017? Quali sono le opportunità reali affinchè ciò si realizzi per un cantautore o una band emergenti?
Circondarsi solo di note, girare per il mondo, suonare sui palchi calcati dalle leggende e dai propri miti musicali... sogni senza tempo. Ma se il "contenuto onirico", se l'obiettivo è rimasto integro, ciò che è cambiato nei decenni è il modo tramite il quale trasformare il sogno in opportunità di carriera, ciò che è cambiato è il mondo al quale il sogno ha dovuto adattarsi e nel quale ha dovuto contestualizzarsi. 
Se provassimo a porre la seconda domanda ad un pubblico giovane, non è escluso che una buona metà - se non una percentuale più alta - risponderebbe che ad oggi una reale possibilità di carriera è data dai talent show e da internet. Per quanto ciò abbia portato democraticità all'interno dei mezzi di fruizione e del mercato musicale, dando visibilità lampo e spazio a tutti coloro che avessero qualcosa da dire - ma spesso anche al "già detto" - è anche vero che contemporaneamente tutta questa "libertà" ha abbassato in maniera inevitabile la qualità delle proposte musicali, livellandole all'altezza del divano del salotto e rendendole durevoli nella memoria tanto quanto un clic del mouse, uno scroll sulla pagina di youtube o una zapping in tv.
Ma poi, è davvero così catastrofica la scena musicale italiana? Davvero tutti i giovani preferiscono le passioni brucianti alla costruzione di un amore? O abbiamo solo trovato un altro campo sul quale praticare lo sport che ci riesce meglio - lamentarci?

Di opportunità di carriera, di mercato musicale e di sogni realizzati abbiamo parlato con Giuseppe Barone, direttore artistico del Rock Contest 2017, vero baluardo dello scouting musicale italico che quest'anno spegne le 33 candeline. Lo storico concorso organizzato da Controradio - di cui CrunchEd è media partner anche per l'edizione 2017 - da decenni offre ai giovani ciò che serve davvero per trasformare un sogno in realtà: un palco su cui suonare, visibilità con veri esperti di settore e premi in denaro spendibili in sessioni di studio di registrazione, produzione e comunicazione del progetto. 

- Iscrizioni aperte fino al 30 settembre -

Ciao Giuseppe, benvenuto su Crunched, siamo onorati di poter fare quattro chiacchiere con te.
Che significato ha, nel panorama discografico odierno, una manifestazione come il Rock Contest?
L'onore è certamente mio, grazie.
Il contest ogni anno è un test, una vetrina, una istantanea delle novità assolute, quelle che ancora non sono approdate a contratti discografici o visibilità mediatica. La vetrina ha la capacità di selezionare (con particolare attenzione alla resa “live”) le proposte più interessanti, quelle già più “a fuoco” e di sottoporle all'attenzione delle realtà più qualificate ed attive del settore (testate musicali, etichette, promoter, artisti molto noti, etc..).
Sfruttare questo momento di grande visibilità per un progetto esordiente vuol dire velocizzare decisamente il proprio percorso musicale. Poi ci sono i premi, funzionali alla realizzazione di progetti concreti, quest'anno per circa 10.000 euro.

Quali sono le problematiche nell'organizzare un evento di questo tipo?
Devo dire che la macchina è sufficientemente rodata. Un po' problematiche sono le tempistiche cui siamo soggetti, non essendo una manifestazione a scopo di lucro abbiamo bisogno del sostegno delle istituzioni, e avere la possibilità di progettazione su tempi più lunghi ci permetterebbe ulteriori sviluppi. Per fortuna il Comune di Firenze e la Regione Toscana sono consapevoli degli ottimi risultati del nostro progetto, ed anche la SIAE ci dà una mano.

Internet è un grande mezzo di comunicazione e di promozione. Ma calcare palchi "veri" secondo noi resta la miglior palestra per ogni artista. Tu che ne pensi? 
Hai colto un buon punto, certo. Internet è sicuramente utile, ma ha alcuni limiti. Il primo è che la realtà virtuale è sempre in qualche modo passibile di mistificazione. La tecnica oggi permette di realizzare ottimi prodotti a tavolino, magari di promuoverli attraverso video accattivanti, ma la resa live, il carisma sul palco, l'attitudine, beh, quelle sono cose che si misurano solo live. Inoltre, riguardo alla miriade di proposte sul web, è sempre più necessario qualche sistema di filtro e verifica, soprattutto oggi che certe strutture della comunicazione intermedia sono in un periodo piuttosto critico.

Ti è mai capitato di sentire un gruppo/artista durante il contest e pensare subito che potesse essere un possibile vincitore, per poi avere confermata la tua intuizione da un percorso artistico deflagrante?
Due su tutti: Alberto Mariotti (oggi King of the Opera), che nel 2006 si presentò giovanissimo solista sul palco ipnotizzando all'istante l'audience, e gli Offlaga Disco Pax. Oggi punterei l'attenzione su /handlogic e Manitoba.

C’è un artista o un gruppo poco conosciuto che vorresti vedere sul palco?
E un artista a cui sei particolarmente legato, che magari ha avuto grazie al RockContest una svolta nella sua carriera?
Di sicuro i nomi di cui ti parlavo sopra, se Alberto Mariotti fosse nato oltremanica sarebbe un fenomeno mondiale di cui parlerebbero tutti, è uno dei talenti più cristallini nonché una delle più belle voci che vi possa capitare di incontrare. Poi è sicuramente una grande soddisfazione aver contribuito alla realizzazione grazie alla vittoria del contest di quel nuovo classico della musica italiana che è stato "Socialismo Tascabile" degli Offlaga Disco Pax. Aver visto l'assoluto esordio della formazione, aver visto esplodere l'attenzione del pubblico già durante le serate di selezione è stato, in qualche modo, far parte di quella storia. Per questo puoi capire quanto poi ci abbia colpito la prematura scomparsa di Enrico Fontanelli.

Da direttore artistico fino a dove vorresti che arrivasse il Rock Contest?
C’è una fascia di pubblico alla quale vorreste arrivare?
Probabilmente riusciamo a raggiungere un po' tutti quelli che possono trarre profitto dalla manifestazione, e anche l'adesione al progetto (sempre gratuita) dei massimi nomi della scena italiana (Alberto Ferrari dei Verdena, Dario Brunori, Manuel Agnelli, Cristina Donà, ma addirittura Patti Smith e Luciano Ligabue) ci fa essere soddisfatti dei risultati raggiunti. Purtroppo l'immagine giustificatamente negativa di molti “contest” a volte alza una sorta di snobbismo di cui siamo vittime nostro malgrado. Per fortuna chiunque abbia avuto a che fare con la nostra manifestazione può smentire qualsiasi similitudine.
Poi, sì, forse la parola “Rock” può far pensare ad un concorso “di genere”. In realtà ormai, dopo 29 edizioni, consideriamo la parola “rock” solo una attitudine, una propensione al do-it-yourself, i progetti individuati dal contest sono infatti sempre molto vari e contaminati; è di un paio di anni fa ad esempio la vittoria di Mulai, un sofisticato progetto interamente elettronico.

Tra le novità dell’edizione 2017 la collaborazione con Sugar Music, un’importante realtà discografica ed editoriale indipendente italiana, che ha recentemente firmato proprio uno dei finalisti in gara lo scorso anno: i Manitoba. 
Dietro ai soliti nomi, nel panorama musicale italiano si percepisce un grosso fermento. Ma troppo spesso molti artisti non riescono ad avere una giusta visibilità, fagocitati dal richiamo mediatico riservato ai cosiddetti “prodotti dei talent”. Quanto credi che abbiano influito proprio i talent show nelle dinamiche dello scouting e del mercato discografico moderno? O i talent sono solo un capro espiatorio e il vero motivo va ricercato in altro?
I talent sono un'esperienza conclusa, lo sanno tutti, e il loro prodotto è sempre più strettamente televisivo, non a caso si stanno affannando ad inseguire la “nostra” scena. E le major hanno delegato le scelte agli uomini del marketing, perdendo la capacità reale di scouting, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Non sarà difficile notare invece che i nuovi nomi della musica italiana vengono dalla gavetta, dai live, dal duro lavoro, non da produzioni pianificate a tavolino; parlo di Motta, Brunori, Zen Circus, etc. Questo apre un ottimo momento, carico di possibilità per chi saprà sfruttare l'onda. In questo, come prova il caso di Sugar Music, che si affida anche alla nostra capacità di selezione, il contest può essere sicuramente utile.

Cosa ci regalerà in futuro il RockContest? Avete in mente qualche novità? 
Ogni edizione è una scommessa a sé stante, ma sì, certo, idee in cantiere ce ne sono tante, ma preferiamo parlare con i fatti.

Grazie Giuseppe e in bocca al lupo!

(c) Isabella Di Bartolomeo e Fiorella Vacirca

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