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I classici di Natale - #04 Edward mani di forbice

I classici di Natale - #04 Edward mani di forbice

“Nonna da dove arriva la neve?”
E voi ve lo siete mai chiesti da dove viene la neve? Io sì, molte volte fino a quel giorno in cui ho avuto una risposta.

Ma andiamo con ordine.
La neve regala stupore e magia ovattata, proprio come la visione di “Edward mani di forbice”.
Ero bambina quando, nel 1990, è uscito questo capolavoro firmato Tim Burton e, da quel momento fino ad oggi (ben 26 anni dopo), per me non è Natale se non lo riguardo avvolta nella coperta con le luci dell’albero a riempire di colori la stanza.
Edward, uomo-macchina creato dalle mani di un tenerissimo Vincent Price, è dotato di cuore ma non è stato finito a causa della morte prematura del papà inventore: al posto delle mani ha delle forbici.
La sua vita cambia quando Peg, rappresentante di cosmetici, lo “adotta”  facendolo entrare di soppiatto nella quotidianità dell’intero quartiere e soprattutto nel cuore di sua figlia Kim (a Winona Rider perdoniamo anche quel biondo inguardabile, sì).

Simbolo eterno della diversità bella in pieno stile Burtoniano, Edward riesce a conquistare al suo primo sorriso storto e ci gonfia il cuore con le sue frasi semplici e quasi ingenue come se uscissero dalla bocca di un bambino innocente.
È disarmante come la componente gotica del film non risulti tetra e spaventosa bensì un rifugio dalla normalità fatta di case perfette tutte uguali e dagli stucchevoli colori pastello.
Sono cresciuta rispecchiandomi alla perfezione nel personaggio che Johnny Depp è riuscito a costruire in quella che resta, a parer mio, una delle sue interpretazioni migliori.
Ehi, questo non vuole dire che io sia una disadattata, ma soltanto una sognatrice che non riesce a levarsi di dosso quell’innocenza di bambina piena di fantasia e timidezza.
Immerso nella magia, però, Tim Burton ci mostra un altro importante aspetto della società borghese opportunista che accetta la diversità a suo uso e consumo fino a che essa non diventa parte della quotidianità e finisce inevitabilmente per spaventare. 

La storia raccontata da “Edward mani di forbice” viene spesso definita triste, ma io credo che la parola più adatta sia malinconica. È la storia di un Frankestein intriso di poesia che viene additato come sbagliato. Nonostante il suo buon cuore, alla fine le sue forbici rimangono pericolose.
Inutile che io vi stia a raccontare quante lacrime verso su quel “Stringimi – Non posso” fra Edward e Kim.
Vi consiglio di prendere qualche gingerbread dal cuore di caramella fra una portata e l’altra e di lasciarvi cullare da questo carillon di emozioni.
Preparatevi a non essere abbracciati da quest’uomo sbagliato che non vi accarezza per la paura di tagliarvi e amatelo in tutta la sua diversità, perché è nella magia della diversità che si cela il segreto della neve.

Spegnete le luci, fatta eccezione per quelle colorate dell’albero di Natale, e fate silenzio.
Vi auguro che vi succeda quel che è successo a me qualche anno fa, quando dopo l’ennesima visione mentre ancora mi asciugavo le lacrime, ho aperto la porta di casa e silenziosamente scendeva la neve.

Vi state ancora chiedendo da dove arriva la neve?

“Prima che lui venisse in questa città la neve non era mai caduta.”

© Giulia Cristofori

 

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