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It’s an Halloween countdown | ParaNorman

It’s an Halloween countdown | ParaNorman

Oggi è sabato e sabato vuol dire nuovo appuntamento con  “It’s an halloween countdown”. 

Il tema di questa settimana è “streghe” e cominciamo ad addentrarci sempre più a fondo nel mood “halloweeniano” con uno tra i miei film d’animazione preferiti in assoluto: ParaNorman, un film colmo di zombie streghe e continui riferimenti al cinema horror.

Capolavoro degli studi di produzione Laika Entertainment (dei quali personalmente amo ogni prodotto) del 2012, diretto da Sam Fell e Chris Butler e girato con la tecnica dello stop-motion.

Ma andiamo alla storia.

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Norman è un ragazzino gracile e un po’ strambo con la passione per gli zombie, ed è anche un po’ speciale, è capace di parlare con i morti. 

Mentre la madre si dimostra accondiscendente, convinta che questo sia il modo di un ragazzino sensibile di elaborare il lutto della nonna scomparsa da poco, il padre non solo non gli crede, come d'altronde neanche la sorella teenager, ma è preoccupato a causa del mormorio della gente.

In realtà Norman parla davvero con i morti, con i quali è molto più socievole e libero di essere se stesso, rispetto che con i vivi, sempre pronti a giudicarlo. 

Norman vive a “Blithe Hollow”, un posto ossessionato dalle streghe a causa di un processo per stregoneria di trecento anni prima, finito con l’impiccagione di una strega.

Durante  la rievocazione di quest’ultimo, proprio nel giorno del suo anniversario, il bambino finisce preda di spaventose allucinazioni legate alla maledizione, al punto di essere definito per l’ennesima volta “lo strano” della situazione mentre cerca di ammonire i cittadini sul pericolo imminente, e quando il padre esasperato gli dice che non hanno chiesto di avere un figlio come lui, il bambino ne rimane profondamente turbato.

Norman si ritroverà suo malgrado a dover combattere contro la maledizione della strega e i suoi zombie, molto più che solo una leggenda, e per una strana serie di casualità si ritroverà a doverlo fare con un’improbabile combriccola formata da sua sorella, l’amico Neil, Mitch suo fratello e il bullo Alvin che lo perseguita da sempre.

In un rovesciamento dei ruoli gli zombi arrivano in città e  vengono aggrediti selvaggiamente dalla popolazione locale con tanto di folla assatanata con forconi e torce in pieno stile inquisizione.

La bellezza di questo film, oltre alla maestria nell’animare i pupazzetti catturandone i movimenti fotogramma per fotogramma, e alla comicità sottile e spesso ambigua (ho letteralmente amato la scena con l’orsetto incendiario/Molotov e i siparietti degli zombie puritani appena arrivati in città, terrorizzati dai cittadini moderni), sta nell’evoluzione del concetto di diversità nel corso del film.

Norman è diverso, non ha scelto di esserlo ed è il primo a fare fatica a rapportarsi con questa sua diversità, gli altri non lo comprendono e lo giudicano per questo, ne hanno paura.

Ma la paura è generata da ciò che non si conosce, ciò che non solo non si comprende ma che non si prova neanche a comprendere ed è questo il punto focale di tutto il film.

“A volte diciamo cose che sembrano cattive ma le diciamo solo perché abbiamo paura.” Dice la madre di Norman.

Se ciò che diciamo e facciamo di cattivo è generato dalla paura e la paura si basa sull’ignoranza come non conoscenza di qualcosa, per sconfiggere tale paura basterà semplicemente combattere l’ignoranza, mettendo in conto che potrebbe esserci un margine di errore e armandosi della capacità di perdonare qualora chi ha paura di noi ci dovesse ferire. Essere feriti non ci giustifica a ferire a nostra volta, questo non risolve nulla.

Questa è filosofia pura, e in cuor mio spero che chi definisce i film di animazione solo “cartoni per bambini” riesca prima o poi ad avere un incontro ravvicinato con ParaNorman.

© Nadia Caruso

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