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A mano ferma - di Paolo Perlini

A mano ferma - di Paolo Perlini

La mano non era più molto ferma, qualcuno diceva che erano i primi sintomi del Parkinson, invece sua moglie sosteneva che si trattava della chitarra.
“Continua a scuotere la mano, anche di notte, come se suonasse!” diceva.
Quando il sacerdote li invitò a rinnovare la promessa compiuta cinquant’anni prima, lui prese l’anello con due dita della mano destra. Con la sinistra prese l’anulare della moglie e a più riprese cercò di infilare l’anello. Tuttavia sembrava un’azione impossibile da portare a termine.
“Antonio!” gridò lei, “la finisci di tremare? Infila questo anello e muoviti!”
Dopo quel rimprovero, l’ennesimo espresso ad alta voce e di fronte a una platea così ampia, lui ebbe un moto di stizza, un sussulto. Con mano ferma infilò l’anello in un altro dito, il suo mignolo e disse:
“Vaffanculo!”
E uscì dalla chiesa. Alcuni uomini, quelli che tenevano il collo incassato nelle spalle e le labbra piegate all’ingiù, lo accompagnarono con un applauso.

© Paolo Perlini

 

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