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Sui Binari del Treno: Alice | Giulia Zappalà

Sui Binari del Treno: Alice | Giulia Zappalà
Sui Binari del Treno: Alice | Giulia Zappalà

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Nella lettera di presentazione che Giulia ha inviato alla redazione ero stato colpito per la freschezza, l'entusiasmo, un pizzico di sana ingenuità. E pure dall'umiltà con la quale si presentava: “Giovane scrittrice di poche pretese. Lettrice prima di tutto.”

Mi sono ricordato dei miei inizi, di quando ho iniziato a imbrattare carte e pensavo di trovarmi di fronte a uno scritto semplice, carico di luoghi comuni e frasi fatte. Per dirla tutta, ero convinto di doverlo leggere con la penna rossa in mano. E con piacere ho scoperto che non è affatto così.

Le protagoniste del romanzo sono due, Kara, una modella che sta compiendo il grande balzo per diventare un'attrice e come dice lei stessa, un burattino nelle mani di altri. Fuma un'unica sigaretta al giorno, “che sono come quelle che fumano tutte le modelle, che sono come quelle che gli altri credono che io debba fumare.”

E poi Alice, la scrittrice, sceneggiatrice del film, una donna misteriosa, che parla poco e lascia che siano i suoi scritti a parlare, quello che a parere mio dovrebbe essere la vera e unica esposizione degli scrittori. Ad una domanda su di sé risponde così:

«Ho una normale vita. Per quanto la vita di una scrittrice possa essere normale».

Infatti, la normalità ha diverse sfumature che poco alla volta troveranno una definizione. Per scoprirle, Kara deve entrare nel suo copione, calarsi nella parte scritta da Alice per poi entrare nella sua vita. 

Giochi di sguardi, silenzi, baci al sapore di cioccolato, attese...Leggendo ho pensato ai romanzi e all'ironia che avrebbe usato Amelie Nothomb. Lei su questa storia avrebbe giocato con l'umorismo e costruito delle situazioni paradossali. Ma nell'amore, e soprattutto nell'innamoramento, l'ironia è fuori posto: tutto lo spazio è occupato dall'ansia, l'angoscia, il silenzio, il peso di ogni singola parola. Nell’innamoramento pesa l’assenza e pure la presenza:

“Ti sento in questo vuoto silenzio di casa mia, te lo vorrei dire di smetterla di esserci con immagini e pensieri quando non sei qui in pelle e ossa, ma ho cancellato il tuo numero il giorno dopo aver pensato di odiarti, il giorno prima di aver capito di amarti.”

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© Paolo Perlini

 

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