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Blood & Breakfast di Riccardo de Torrebruna

Blood & Breakfast di Riccardo de Torrebruna

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Uno dei miei tanti sogni nel cassetto (anche se questo è già pieno di mutande e calzini, lenzuola e camicie, per i sogni c’è sempre spazio)
è quello di aprire un Bed&Breakfast.
Ma anche una piccola locanda, un residence, un posto dove alloggiare gente di passaggio.
Sì, personaggi volanti, deperibili, che durino tre giorni o al massimo una settimana.

Insomma, è sempre stato il mio sogno lasciare che il mondo venga a me, sotto forma di turisti, globetrotter, rappresentanti, ma anche:
amanti, donne in fuga, clandestini, finti religiosi o laici finti.
È comodo, per nulla stressante, poco dispendioso e con i tempi che corrono, forse meno rischioso.

È quello che dovrebbe aver pensato, anche se non lo dice espressamente, Carl, un giovane studente fuori corso di medicina, protagonista del romanzo Blood & Breakfast di Riccardo de Torrebruna. La variazione del titolo, Blood al posto di Bed, la dice lunga sulla tonalità noir di questo romanzo.
Si possono cogliere alcune atmosfere alla Psyco di Hitchcock, un’ambientazione che di sicuro il regista ora prediligerebbe rispetto al motel.

Carl ristruttura una villetta ricevuta in eredità dalla nonna, posizionata sotto una sopraelevata, poco distante dalla costa adriatica. Impiega tempo e sudore e teme pure che possa fare invidia a qualcuno, come l’assessore al turismo Clemente Travaglio, al quale si rivolge inizialmente per poter mettere un’indicazione lungo la strada.

I primi ospiti scompaiono nel nulla, a fargli compagnia rimane un cane. Poi arrivano altri viaggiatori e lui inizia un viaggio nel passato, riaffiorano ricordi della sua infanzia, tormenti non risolti che la presenza degli ospiti amplificano. Mentre l’estate diventa sempre più torrida una striscia di sangue invade la casa.

© Paolo Perlini

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