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Come ho conosciuto Dino Buzzati

Dino Buzzati
Come ho conosciuto Dino Buzzati

Nel sogno c'è sempre qualcosa di assurdo e confuso, 
non ci si libera mai della vaga sensazione ch'è tutto falso,
che un bel momento ci si dovrà svegliare.

Dino Buzzati

Vi capita mai di sentirvi fuori dal mondo?
Di arrivare tardi a scoprire una cosa meravigliosa?
Sentire di aver perduto anni preziosi della vostra vita senza aver goduto delle opere di un determinato scrittore, regista o gruppo musicale?
A me è capitato.
Prima con John Fante, poi addirittura con Charles Bukowski.
Lo so, pigrizia di gioventù.
Ammetto che sia comunque davvero incredibile scoprire, dopo molti anni, qualche nuovo capolavoro del passato. Un po’ come gli esploratori trovano sarcofagi e mummie dopo millenni.
L’ultima mia scoperta non è stato un tesoro dei pirati, ma qualcosa di altrettanto unico.
Sto parlando del grande Dino Buzzati.
Ebbene sì, fino a un paio di anni fa, conoscevo poco o niente di questo straordinario scrittore italiano. 
E quasi per caso è avvenuto il nostro primo incontro.
Era una piacevole domenica di fine autunno e a un mercatino dell’usato, trovai un banchetto che regalava libri. Proprio così, libri gratis. Io non ci potevo credere. Non mi era mai capitato di trovare un mercato dove regalassero libri. La cosa mi era sembrata così assurda, che ricordo di aver tentato più volte di dare qualcosa al proprietario, in cambio di tutto quello che mi stavo infilando in borsa; ma lui non aveva voluto davvero niente. Solo una firma sul suo libro dei “passanti”. 
Grazie e arrivederci. 
La mia scorribanda letteraria era finita con un bottino di più di dieci libri, tutti di autori diversi. 
Tra questi ero riuscita anche ad accaparrarmi qualche volume tascabile di "RACCONTI D’AUTORE", piccoli opuscoli che uscivano allegati a Il Sole 24 Ore.
Uno di questi s’intitolava "IL REGGIMENTO PARTE ALL’ALBA", autore Dino Buzzati.
Ma ancora non ero consapevole di ciò che avevo veramente portato a casa.
Così misi da parte quel libretto e non ci pensai per molto altro tempo.
Sul comodino mi aspettavano già tanti altri libri da leggere, doveva per forza aspettare.
Qualche mese dopo, quasi fosse stato il destino a metterci una mano, mi capitò di assistere a una serata di letture proprio su quell’autore del quale mi aveva catturato l’opuscoletto ingiallito. 
Era chiaro che, seppur inconsciamente, qualcosa di lui mi aveva più che colpito - che meraviglia, il caso!
“Ma è lo scrittore del libro che ho preso al mercatino!” ho pensato anche un po' sciocca, iniziando ad ascoltare la sua storia: nato a Belluno nel 1906, trascorre l’infanzia con già forte la passione per la scrittura. Si laurea in legge per assecondare la famiglia, e nel 1928 entra come praticante nel Corriere della Sera. Il suo esordio in campo letterario, invece, è nel 1933 con l’uscita del suo primo romanzo "Bàrnabo delle montagne". Muore il 28 gennaio 1972 dopo una lunga carriera di successi giornalistici e letterari.
Sulla carta una vita come quella di tanti altri autori.
Ma io ero certa di essere solo al principio di quella che, poco dopo, è diventata realmente una bellissima avventura letteraria. 
L’attore ha iniziato poi a leggere un suo racconto e io mi sono innamorata.
Un colpo di fulmine. 
Stregata da un modo di scrivere tanto semplice, quanto innovativo.
Da un suo modo unico e geniale di raccontare le storie.
Un modo fiabesco di affrontare temi come la morte, la solitudine o l’angoscia.
“Un uomo dall’immaginazione straordinaria” mi sono ritrovata a sussurrare durante l’ascolto de "Il Colombre", un racconto tratto dalla raccolta "Il Colombre e altri cinquanta racconti", pubblicata nel 1966.
Quella cosa che tu vedi spuntare dalle acque e che ci segue, non è una cosa. Quello è un colombre. È il pesce che i marinai sopra tutti temono, in ogni mare del mondo. E’ uno squalo tremendo e misterioso, piú astuto dell'uomo. Per motivi che forse nessuno saprà mai, sceglie la sua vittima, e quando l'ha scelta la insegue per anni e anni, per una intera vita, finché è riuscito a divorarla.”
Beh, prima di conoscere questo racconto, io neanche sapevo che cosa fosse un colombre. Ma ancora oggi, non riesco a dimenticare quella storia tanto fantastica, quanto tremendamente reale. 
Perché Buzzati era proprio questo. 
Mescolava una fantasia inarrivabile, all’atroce quotidianità coi suoi mostri e i suoi limiti. 
Ammetto che il lettore straordinario di quella sera ha giocato un ruolo fondamentale nel mio profondo innamoramento per Buzzati, ma credete a me, leggete qualsiasi cosa uscita dalla sua mente. Una qualunque cosa e anche voi cadrete vittima della sua infinita bellezza.
Pensate che gran parte dei suoi racconti, ha dichiarato in un’intervista nel 1962, sono trasposizioni di suoi sogni. 
E se non c’è meraviglia nei sogni, dove allora?

Buzzati ha scritto articoli, romanzi, dipinto e disegnato fumetti.
Ma ciò che preferisco, forse proprio perché il mio amore per lui è sbocciato da questi, sono senza dubbio i suoi racconti, raggruppati in diverse raccolte: da "La Boutique del Mistero" a "Il Colombre e altri cinquanta racconti"; da "Sessanta Racconti" a "Il Reggimento parte all’Alba".
E se posso aggiungere un altro piccolo consiglio di lettura - una sua vera perla - è il racconto "Signori, una proposta per lo meno ascoltatela" tratto dalla raccolta "Il panettone non bastò - scritti, racconti e fiabe natalizie".
Cercatelo, leggetelo e fate vostro il suo prezioso insegnamento.

Infine, prima di farvi abbandonare questa pagina per tornare alle vostre faccende, vi chiedo di ritagliarvi altri dieci minuti. 
Fermate le vostre vite e andate per un istante per mare, sulle parole di questo racconto.
E una volta tornati a riva, non fuggite, non tornate ancora al vostro lavoro.
Fermatevi in una libreria o anche a un mercatino dell’usato.
Sorridete e chiedete di Dino Buzzati.

Buon ascolto. 

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