Un breve soggiorno all’inferno | Steven L. Peck

Un breve soggiorno all’inferno | Steven L. Peck

Nell’inferno di Steven L. Peck esistono già tutti i libri possibili, perciò non se ne può scrivere neppure uno.
Recensione di Chiara Bianchi

Soren Johansson muore convinto che nell’aldilà ritroverà la famiglia, come promette la sua fede mormone. Si risveglia invece in un ufficio, davanti a un demone che assegna gli inferni con la fretta di un impiegato amministrativo. La religione vera, gli comunica, è lo zoroastrismo. Soren ha creduto male e dovrà quindi trascorrere qualche tempo all’inferno. Pubblicato negli Stati Uniti nel 2012, Un breve soggiorno all’inferno di Steven L. Peck arriva per la prima volta in Italia nella traduzione di Stefano Ternavasio per Blackie Edizioni.
L’inferno assegnato a Soren ha la forma della biblioteca immaginata da Jorge Luis Borges nel racconto La biblioteca di Babele. Vi si trova ogni libro possibile e quasi tutti sono ammassi privi di senso. Come gli altri dannati, Soren potrà andarsene soltanto quando troverà il volume che racconta esattamente la sua vita. La biblioteca non è infinita, ma è così vasta che la differenza fra finito e infinito smette di avere conseguenze umane.

Lo zoroastrismo non è stato scelto soltanto per la beffa. Nelle elaborazioni più tarde della sua escatologia, il male sarà sconfitto e la creazione rinnovata attraverso una purificazione finale. Anche la dottrina dei Santi degli Ultimi Giorni, che si riconosce nel cristianesimo, non considera la dannazione il destino definitivo della maggior parte degli uomini. Le due fedi concedono alla pena un tempo che può superare ogni misura senza coincidere con l’eternità. Sullo sfondo resta l’inferno eterno dell’immaginario cristiano occidentale, benché il cristianesimo non abbia mai parlato con una voce sola. Il titolo perde allora parte della sua ironia. Per quanto duri più di innumerevoli universi ed eoni, quello di Soren è davvero un soggiorno breve.
Nelle prime pagine, mentre le regole vengono scoperte una alla volta, il racconto conserva la precisione della beffa iniziale. Poi il tempo si allarga e la scrittura non riesce a stargli dietro. Gli anni vengono riferiti senza depositarsi nella frase. Le comunità sorgono già pronte a scomparire; i rapporti umani, chiamati a dare consistenza alla durata, restano compressi. Persino la lunga caduta di Soren, che dovrebbe spezzare ogni misura, diventa prevedibile.

Nel prologo, però, si dice che il libro che si sta leggendo è uno dei volumi trovati da Soren nella biblioteca. Non lo ha scritto lui, ma una combinazione casuale ha prodotto una storia abbastanza simile alla sua da indurlo a tentare la fessura, nonostante alcune differenze. La fretta del racconto e la consistenza incerta dei personaggi potrebbero appartenere proprio a quella copia imperfetta, nella quale Soren riconosce la propria vita perché ha bisogno di riconoscerla.
L’inferno non dipende soltanto dalla quantità dei libri, ma dalla pretesa che uno di essi possa raccontare una vita senza errori. Ogni versione cambia con chi la guarda e ogni racconto sopravvive attraverso ciò che omette. La condizione posta a Soren è narrativamente impossibile prima ancora che matematicamente mostruosa.

Del paradiso atteso da Soren restano il corpo intatto e il tempo senza fine. Manca la possibilità di creare. I libri sono già tutti presenti come combinazioni, perciò agli uomini è concessa soltanto la ricerca di qualcosa che è stato predisposto. In una biblioteca che contiene tutti i libri, non se ne può scrivere neppure uno.
Soren affida alla fessura un volume quasi fedele e spera che basti. Davanti alla novella di Peck, il dubbio resta lo stesso. Le sue mancanze sono variazioni interne al congegno o la prova che non è il libro giusto? 

Non so descriverlo, ma avevo la profonda sensazione che quell’inferno fosse più reale di ogni altra cosa avessi mai provato sulla Terra.

Titolo: L’anima meccanica. Racconti fantastici argentini
Autore: Steven L. Peck  
Casa editrice: Blackie edizioni
Pagine: 166
Pubblicazione: giugno 2026

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