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Il Randagio e altri racconti, di Sadeq Hedayat

Il Randagio e altri racconti, di Sadeq Hedayat

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"Tutti a Shiraz sapevano che Dash akol e Kaka Rostum erano così nemici che avrebbero sparato pure alle reciproche ombre. Un giorno, Dash Akol se ne stava accovacciato su una panca della sala da tè Domil, il suo luogo preferito per rilassarsi e oziare. Vicino a lui c'era una gabbia da uccelli, coperta da un drappo rosso. Dash Akol mescolava con le dita il ghiaccio versato in una coppa d'acqua".

Inizia così il terzo racconto della raccolta Il Randagio e altri Racconti. Ho provato a immaginare la scena, a cambiare i nomi e l'ambientazione e subito mi si è proiettato davanti agli occhi l'inizio di un film western. Ho provato il gioco con altri racconti ed ha sempre funzionato: leggendo si trovano echi dei più svariati autori, il fatto è che Sadeq Hedayat è arrivato prima di tutti.

Carbonio editore ci aveva fatto conoscere lo scorso anno Sadeq Hedayat con "La Civetta Cieca", il romanzo ritenuto il suo capolavoro e ancora oggi sottoposto a costanti censure. Questi racconti, tradotti sempre -  e direttamente dal persiano - da Anna Vanzan, sono una lettura altrettanto crepuscolare eppure ricca di colori, che scorre rapida e troppo presto ti conduce alla fine.
Una raccolta che contiene nove storie brevi, tutte singolari e e legate fra loro da alcuni fili comuni, che richiamano la Civetta Cieca: il rapporto conflittuale con le donne, il tema della morte, il male incombente, il valore dell'amicizia che è soggetto a dubbio e gelosia, come l'amore. Ma soprattutto lo stile, le frasi, le immagini che sembrano quadri dipinti.

Sadeq Hedayat ci accompagna nelle strade di Teheran, tra scribacchini di preghiere, cambiavalute, sale da tè, mendicanti e donne "capaci di portare alla fontana settanta giovani male intenzionati e lasciarli assetati".  Ci porta a camminare dove le "strade ancora bagnate dall'acquazzone pomeridiano e l'odore del fango si mescola a quello degli aranci in fiore".
Ci conduce fino a Le Havre dove un giovane si innamora di una donna dai profondi occhi azzurri e un sorriso ammaliante, alta, sottile e proporzionata. La sua donna ideale, sempre sorridente, inattaccabile dalle rughe: una statua.

Leggendolo mi sono chiesto ancora una volta quanto nelle "traduzioni ponte" venga perso e quanto invece si aggiunga per avvicinarsi alla nostra cultura. Uno snaturamento simile a quei piatti esotici che in patria vengono resi meno piccanti per non offendere i nostri palati.

È già stato detto: tradurre significa tradire e più passaggi ci sono più ci si allontana dall'originale, si perde l'anima dell'autore. Credevo fosse vero soltanto nella poesia, dove la parola ha un suono, mentre nella prosa quello che interessa di più è la storia. Mi sono ricreduto e pur non avendone la certezza sono convinto che se fosse passato attraverso una traduzione intermedia avremmo perso gran parte della magia e del colore nei quali Sadeq Hedayat ha intinto il pennino.

Sono nove i racconti di questo autore che The Guardian ha definito a ragione il padre del realismo magico persiano. In origine dovevano essere dieci ma la scomparsa di Anna Vanzan, alla fine dello scorso anno, ha costretto Carbonio e noi lettori a fermarci a nove.
Io, per prolungare il piacere mi sono fermato al numero otto. L'ultimo, quello che mi sta aspettando è il racconto che dà il titolo alla raccolta.

Il Randagio e altri racconti | Sadeq Hedayat
Editore: Carbonio (22 aprile 2021)
Collana: Origine
Traduzione: Anna Vanzan
Pagine 152 

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© Paolo Perlini


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