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Minirecensioni Libri | Agosto 2020

Minirecensioni Libri | Agosto 2020

Fumettibrutti - “P. la mia adolescenza trans” (Feltrinelli comics)

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“Ah, e mio fratello P. adesso è mia sorella, si chiama Yole.”
Un’autobiografia a fumetti che mi fa pensare alle unghie, quelle che durante l’adolescenza frugano, si conficcano nelle braccia, grattano via lo sporco di ore trascorse su una panchina lercia, si dipingono con gli stessi colori utilizzati da Yole Signorelli alias fumettibrutti, quello che ricordano i pennarelli uniposca.
Si rosicchiano e si sputano, insieme a quel vuoto elettrico. Sembra tutto brutto, tutto bello. Ma non è un’esperienza universale, anzi, ci sono adolescenze che non ci hanno mai raccontato, consegnandone l’oblio alla morbosità e alle distorsioni.
Yole Signorelli non si limita a disegnarci - con uno stile crudo e ipnotizzante - la propria esperienza di adolescente transessuale con esplicita durezza, il suo è anche un manifesto al diritto alla legittimazione, a prescindere. A prescindere dallo sguardo altrui, e anche a prescindere da ciò che ci rimanda il nostro. Abbiamo diritto a prenderci cura di noi, a provare tenerezza e fierezza.
Qualunque cosa significhi per ogni corpo, per ogni cuore, per le sue unghie conficcate. 


Emma - Bastava Chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano (editori Laterza) 

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Quando parliamo di disuguaglianze di genere tendiamo a trascurare un tema molto importante, a cui è dedicato questo brillante fumetto: il carico mentale a cui sono sottoposte le donne, anche se forse sarebbe più giusto definirlo sovraccarico. Il titolo è eloquente: “bastava chiedere”.
Non solo è ritenuto dovere femminile sacrificarsi gratuitamente in funzione del benessere altrui, ma se non riceviamo nessun aiuto è colpa nostra che non l’abbiamo chiesto.
A quanto pare, se non troviamo la lavastoviglie scaricata dopo che abbiamo cambiato il pannolino a nostra figlia, mentre contemporaneamente piegavamo la biancheria, programmavamo il lavoro per l’ufficio dell’indomani e cercavamo di lavarci i denti mentre il nostro compagno leggeva il giornale in poltrona, è perché avremmo dovuto dare istruzioni precise al pover’uomo. “Potevi dirmelo che dovevo scaricare la lavastoviglie”. Ecco, questo è il carico mentale. Dover pensare a tutto, non poter mai premere “pausa”.
È ritenuto scontato che siano le donne a occuparsi di ciò che è definito mero contorno (salvo poi trovare migliaia di vedovi incapaci di farsi la spesa da soli), e il fatto di suddividere la gestione quotidiana delle incombenze, pratiche ed emotive, viene ancora vissuto dagli uomini come un favore concessoci.
Emma illustra semplici momenti di vita in cui sarà difficile non riconoscere noi stesse, le nostre madri, le nostre amiche. Le nostre figlie? Vorremmo di no, e a questo devono cominciare a pensare innanzitutto gli uomini, magari leggendo queste pagine. 


Jesmyn Ward - La linea del sangue (NN editore) 

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In Italia è uscito per ultimo, ma questo è il primo capitolo della trilogia del Bois Sauvage, Mississippi, dove le scorie dello schiavismo e della segregazione ribollono ancora nelle acque fangose dove si tuffano e giocano i ragazzi, prima di sfociare nel bayou.
Storie familiari che si intrecciano e si spezzano, il sapore del sangue in bocca, come per le triglie pescate con l’amo e rigettare in acqua la linea del sangue insegna a fiutare il pericolo. Christophe e Joshua sono fratelli gemelli cresciuti dalla nonna, e cercano lavoro dopo il diploma, ma solo uno dei due riceverà una chiamata, per un lavoro duro e mal pagato; l’altro trova la strada dello spaccio. L’invidia reciproca per la condizione dell’altro, che appare più vantaggiosa rispetto alla propria, li divide; la ricomparsa dei genitori li sconvolge.
Jesmyn Ward ha una penna sublime che scarnifica ricamando con dolcezza, le emozioni che risveglia sono come un impasto crudo composto da mani stanche e sapienti, la cui aridità è ammorbidita dalle lacrime. Ora la trilogia del Bois Sauvage è completa.
Abbeveratevene, godetene dolendovi, perché per conto mio è una delle cose migliori accadute alla letteratura contemporanea, ma fa male da morire.  


Fabio Deotto - Un attimo prima (Einaudi) 

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Un domani possibile, che di questi tempi parrebbe quasi vicino. Allettante? Spaventoso? Non so rispondere con precisione, ed è questa la forza dell’utopia-distopia che Fabio Deotto racconta in un romanzo dai meccanismi ben riusciti. 
Ambientato tra Milano e gli Stati Uniti, in un futuro in cui i movimenti di protesta uniti a sconvolgimenti climatici hanno portato all’abolizione del denaro, il cittadino è di fatto obbligato ad accumulare “punti sanità” attraverso un controllo costante delle attività giornaliere, muovendosi in spazi ovattati e dominati da violentissimi droni.
Viviamo questi cambiamenti attraverso Edoardo, milanese di mezza età che non riesce a superare la morte del fratello Alessio, leader politico del movimento che contribuì alla rivoluzione del sistema socioeconomico mondiale. Ne ha cresciuto il figlio, Sealth, che viene condannato a riconquistarsi la cittadinanza insieme a tutti i corpi indesiderati che vengono espulsi dalle città. Edoardo si sottopone ad un trattamento ispirato alla cura dell’arto fantasma di Ramachandran, al fine di riuscire finalmente ad elaborare il lutto per la morte di Alessio, il suo fantasma, e la perdita di Sealth.
Ma mentre la guerra civile sembra dietro l’angolo, le conseguenze del trattamento appaiono incerte e spaventose.
In un modo o nell’altro Edoardo e Sealth dovranno fare i conti con ciò che li lega. 


Ali Smith - Primavera (edizioni Sur)

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Ho molto amato Autunno e Inverno, primi due libri di questa tetralogia di romanzi ispirati alle stagioni, il cui filo conduttore è la storia moderna del Regno Unito che conduce fino al cappio chiamato Brexit. Ed ecco Primavera.
Richard, anziano regista, sta soffrendo il lutto per la perdita del grande amore della sua vita, la sua migliore amica Paddy, brillante sceneggiatrice e collega con la quale ha rivoluzionato la televisione inglese, ma chi può mai ricordarlo al giorno d’oggi.
Richard è un po’ il classico maschio bianco privilegiato con la testa tra le nuvole, non è che ci capisca molto delle donne o della realtà circostante se è per questo, e senza Paddy non sa più come andare avanti.
Brittany invece è una giovane donna che lavorando come agente di sicurezza in un orribile IRC (immigrations removal centre) sta perdendo ogni contatto con la vita e inaridendo la propria umanità. Sulla strada di entrambi comparirà una bambina magnetica e decisa di nome Florence, capace di spiegare a Richard e a Brittany - e a chiunque, grazie ad un misterioso mix di eloquenza creatività e disperazione - come stare al mondo. C’è una lezione da imparare, è vero, e il viaggio che porterà i tre ad attraversare le montagne della Scozia depredate e zittite dagli inglesi, gli stessi inglesi che oggi separano famiglie e affetti in preda alla medesima furia conservatrice, è un viaggio didattico ma anche genuinamente divertente.
Ali Smith ci frusta e ci intrattiene.
Cesella frammenti di consapevolezza, per mischiarli di nuovo in un calderone di vita morte e gioco.
C’era chi cantava “cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero”. Chiedete ad Ali Smith, narratrice speciale.


Maria Antonietta - Lettere Inedite (edizioni Clichy) 

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Maria Antonietta, dopo essere stata dipinta come arpia e manipolatrice, è diventata regina di ogni secolo, icona di ogni tempo, modello di tutte le luci destinate a consumarsi nella bellezza di un istante. Da regina non era mai stata abbastanza, mai abbastanza francese e mai abbastanza austriaca, mai abbastanza sottomessa e mai abbastanza assertiva, e per ripagarla di una sorte sventurata è diventata tutto ciò che si potesse desiderare da un mito. Ma la complessità della donna, i suoi timori, il suo sguardo lucido che la portò ad una lotta per la sopravvivenza tenuta viva da una grande perspicacia - più presente in lei che in molti contemporanei impazienti di sfruttarla e sminuirla - vive ancora nelle sue missive.
Catriona Seth (tra le maggiori esperte del settecento e professoressa di letteratura francese) cura e interpreta i suoi scambi epistolari. Dove scorgiamo la sua gentilezza e volontà, i suoi limiti, e il grande lavoro che si accollò al posto di un consorte atterrito dagli eventi. Purtroppo non ha mai capito che il diritto divino alla monarchia non esiste, Maria Antonietta. E proprio perché ci credette così fermamente, memore dei martellanti insegnamenti che indicavano nel fornire un erede al regno di Francia il fine ultimo del suo ruolo di madre e regina, rifiutò sempre qualsiasi fuga in solitaria, nessuna salvezza se non insieme alla propria prole. Ma se la famiglia reale non era in grado di capire molte rivendicazioni della rivoluzione, da queste lettere risulta chiaro come al suo interno ci fosse una donna capace e sensibile di nome Maria Antonietta, che se solo ci fosse stato qualcuno interessato ad ascoltarla avrebbe per lo meno portato la sua famiglia in salvo, con le sue sole forze.
Morì come comodo capro espiatorio per popolo e nobiltà. Fu manipolata e svalutata. Sapeva di essere sfortunata, come ripeteva spesso.
Su questo ebbe ragione. 


Inna Shevchenko - Eroiche (Giulio Perrone editore) 

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Nello scorso decennio e oltre abbiamo sentito parlare molto spesso del movimento Femen. Sono stati selezionati ad arte filmati e immagini, adatti a scatenare commenti cinici e pruriginosi, ordinaria e brutale amministrazione. Una delle sue leader, Inna Shevchenko, attivista ucraina fuggita a Parigi in seguito a brutali persecuzioni, ha deciso di raccontare la sua esperienza personale intrecciata a quella del movimento. Scopriamo un femminismo che ha il pregio di fondarsi sul corpo e sullo spazio che occupa nel mondo, e che si focalizza sopratutto sul concetto di empowerment, ispirandosi alle eccellenze - per l’appunto le donne eroiche le cui gesta danno il titolo al volume - e a mio parere trascurando l’idea che il palazzo del potere patriarcale debba essere smantellato, dopo la conquista. Wikipedia l’eroismo lo spiega così: “la presenza, in un essere umano, di un grado eccezionale di coraggio e di abnegazione”.
Le donne ne sono capaci eccome, ed è importante battere questo tasto. Shevchenko lo fa benissimo, con una carrellata di eroine che vanno da Sailor Moon a Valentina Tereškova, prima donna ad essere andata nello spazio. Ma abbiamo davvero l’obbligo di essere straordinarie per poter esigere un trattamento pari agli uomini ordinari?
Le posizioni swerf (Sex Worker Exclusionary Radical Feminist) dell’autrice consolidano il mio dubbio.
Se dicessi che l’eroismo non ha presa su di me mentirei. Ma credo anche che il potere del cristallo di luna serva in primo luogo a liberare tutte le altre, sopratutto dall’obbligo di dover dimostrare di essere degne di rispetto tramite uno scettro. 


Fabio Bartolomei - Morti ma senza esagerare (edizioni e/o) 

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Vera è sulla trentina, e ha appena perso entrambi i genitori in un incidente. Passa la notte a casa loro, nella sua vecchia camera, e come una bambina chiede disperatamente: “Vi prego, tornate”. E cosa credi che succeda a questo punto? Che quei due tornano. Veramente. Ma per fare cosa? Sono pagine molto italiane (appena un centinaio, la lettura di una sera) quelle di Bartolomei.
I genitori che vivono per essere genitori, per assicurarsi e rassicurare, per brontolare guidare e perdonare. È buffo e straziante assistere alle complicazioni che questo ritorno comporta, ma non c’è da temere, non andrà certo in giro a provocare svenimenti la coppia di coniugi rediviva, perché la mamma e il papà non hanno più bisogni terreni, meno che uno. Ed è proprio questo il nodo. È qui che risiede la commozione, ma anche la rabbia.
Davvero non c’era altro che avrebbero voluto fare in caso di inaspettata resurrezione? Qualcosa di egoista, di personale. Sono pagine dolci, comiche, e sì fanno anche indispettire. Forse perché famiglia significa pure catene, e le catene possono diventare una confortevole prigione.
È difficile ammettere quanta dipendenza possa provocare questo legame.
Una fiaba tragicomica, un po’ stronza, di cui avere speranza e timore.  


Chimamanda Ngozi Adichie - Il pericolo di un’unica storia (Einaudi) 

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Queste brevi pagine durano poco ma sono importanti, come la ciliegina su una torta.
Riprendono una TED Talk tenuta dall’autrice nel 2009, e sono così importanti che vorrei fossero lette a scuola, o a casa prima della buonanotte. Perché trasmettono un concetto di semplice comprensione, ma che venendo costantemente ignorato diventa innovativo. Ovvero che le storie sono tante, non esiste La Storia.
Adichie racconta di come da bambina, in Nigeria, fosse convinta che i libri potessero raccontare solo storie di personaggi stranieri, biondi e bevitori di birra allo zenzero, perché non aveva mai letto storie di ragazze nere come lei. Dunque pensava che solo i bianchi potessero essere raccontati nelle pagine di un libro. Da adulta, arrivata negli Stati Uniti, rileva lo sconcerto delle persone quando si rendono conto che la sua immagine non corrisponde all’unica storia che hanno sempre sentito raccontare sull’Africa.
Ma chi decide di affibbiare un’unica storia ad un popolo o a una categoria, e di raccontare decine e centinaia di volte quell’unica storia fino a farla diventare l’unica?
“Dipende tutto dal potere. Il potere è la possibilità non solo di raccontare la storia di un’altra persona, ma di farla diventare la storia definitiva di quella persona”.
Il potere, sempre lui.
Dovremmo usarlo per farci raccontare tante storie, per amplificare più voci, per ascoltarle e imparare. 

 © Giulia Gazzo

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