Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

L'uso del sito costituisce accettazione implicità dell'uso dei cookies. Per revocare il consenso è sufficiente cancellare i cookies di dominio dal browser.

Approvo

La malalegna | Rosa Ventrella | Mondadori

La malalegna | Rosa Ventrella | Mondadori

+++++

Un’immersione storica e linguistica nella Puglia povera, affamata, calpestata che è costretta a combattere una guerra che non le appartiene. Da qui parte la narrazione di Rosa Ventrella in “La malalegna”, un libro che senza dubbio ha costituito una sfida per l’autrice, la cui famiglia è stata toccata da vicino da questa condizione.

Tutto ci viene raccontato dalla figlia maggiore della famiglia Sozzu, Teresa, una bambina taciturna e balbuziente che fa dei suoi occhi la sua più grande risorsa per poter fotografare tutto nella mente e riportarlo fedelmente al padre in punto di morte.

La narrazione corre su due piani temporali quindi, ma quello che occupa sicuramente lo spazio più rilevante è quello del passato, raccontato con lo sguardo della bambina sempre invisibile e remissiva che vede il padre partire per la guerra per rimanere sola in una famiglia di quattro donne sole, lei con la sorella Angelina, esuberante e ambiziosa fin da piccola, la nonna Assunta e la madre Caterina, donna bellissima che per il bene delle figlie dovrà sottostare alle voglie del potente barone, capo delle terre, e giacere con lui fino al ritorno del marito. La sua bellezza diventa una dannazione che attira rogne e che dovrà portare sul corpo per tutta la vita, appassendo prematuramente e vivendo con il tradimento dentro e un coraggio muto per tutta la vita.

«In quel momento tre donne abbracciate – una madre e due figlie – sfidavano le bombe, la guerra e la fame, la morte dell’anima e del corpo. Non ho mai sentito mia madre tanto vulnerabile. Non l’ho mai amata così».

Ma con la fine della guerra le cose non migliorano: i proprietari terrieri spolpano i reduci fino all’osso, impedendo alle famiglie di sopravvivere. Sono storie tristemente note, quelle che poi hanno portato all’emigrazione di massa verso il nord Italia. Quelli che restavano e decidevano di ribellarsi rischiavano la morte ogni giorno.

In questa devastazione Teresa si aggrappa strenuamente al rapporto che ha con la sorella Angelina, sua unica complice nel tumulto e nel silenzio, pur così lontana da lei nello spirito: Angelina cresce bellissima e con un portamento altero come quello della madre, quel modo di camminare fiero pure nella povertà che la rende la ragazza più bella della città e che in breve attira su di sé le attenzioni del figlio del barone, di cui lei si innamora più trascinata dalla sua costante ricerca di bellezza e ricchezza che da un sincero sentimento.

«Mi accoccolai accanto a lei. […] mi concentrai sul corpo e sul respiro di mia sorella. Fui felice mentre le accarezzavo la pelle morbida, luminosa, annusavo il suo profumo di lavanda. Se avessi saputo quello che sarebbe successo poi, se avessi avuto il dono della makara, ne avrei imparato a memoria l’odore, il calore, il ritmo esatto del respiro, per non dimenticare mai le linee e gli angoli, ogni piccola irregolarità che la rendeva diversa da tutte le altre. Mia sorella. Le appartenevo. E lei apparteneva a me».

È proprio dal corpo esanime della sorella che parte il racconto di Teresa, per tirare le fila della sua vita, della loro diversità intrigante e coinvolgente e del legame così forte che le ha tenute legate alla vita; con echi smaccatamente ferrantiani la storia ci trascina di fatto nell’amore viscerale tra le due sorelle, donne impegnate in una lotta silenziosa con la miseria e con la condizione femminile limitata.

«Il tuo sguardo altero mi diceva già che non avrei mai capito le cose come le capivi tu, che non avrei mai visto niente se non attraverso i tuoi occhi. Potevo valicare tutto, ma non te. Ero convinta che tu sapessi distinguere già il bianco dal nero, che il futuro ti fosse chiaro. Nessuna sbavatura. Quando ti sedevi accanto a me con una specie di regalità indifferente, io non potevo fare altro che starti a guardare. E attraverso quegli sguardi dimostrarti il mio amore. Come se i miei silenzi fossero il nesso mancante tra la mia solitudine e la tua vitalità. Era la mia colpa».

La malalegna | Rosa Ventrella
Editore: Mondadori (30 aprile 2019)
Collana: Scrittori italiani

© Christina Bassi

 

BLOG COMMENTS POWERED BY DISQUS