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Due chiacchiere con Tony Sandoval

Due chiacchiere con Tony Sandoval

No, non sono ossessionata da Tony Sandoval. È solo uno dei miei illustratori preferiti. 
A dirla tutta, se togliamo McKean, che è tutto ciò che mi basterebbe essere nella mia vita futura (sì, son di poche pretese), Sandoval è il mio filo rosso con l’illustrazione, il filo conduttore, il metodo di paragone. Non è l’unico, certo, Bill Sienkiewicz, Alan Moore, Frank Miller, Chris Riddel, Edward Carey, Rebecca Dautremer, Benjamin Lacombe mica li possiamo lasciare in un angolo. La lista di nomi sarebbe troppo lunga ma mentirei se non confessassi che è con Sandoval che ho riacquistato interesse per il mondo delle graphic novel. 

Questo è accaduto all'incirca nel 2011 quando per la prima volta in Italia la Tunuè ci ha visto lungo e ce lo ha presentato. Per me è stato un nuovo inizio.
Il suo stile, i suoi colori, le diverse tecniche che riesce a integrare senza stonature. I personaggi caricaturizzati, i temi che tratta quando scrive o quelli che rappresenta quando interpreta. 
Sì perché ti ricorda che i mondi fantastici e irreali esistono davvero, che non sono solo per bambini. Che ci viviamo dentro e le mille porte sono qui, aperte e pronte ad essere varcate e forse, a dirla tutta, chi ce lo dice che non ci siamo già dentro.
È un mondo infinito di possibilità dove l’inquietudine ci può avvolgere, ma sta proprio qui l’avventura. Il fantastico, dunque. Ma anche l’amore, il coraggio e la voglia di essere ed esserci, a raccontare.

Forte l’influenza del suo mondo e delle sue tradizioni, quelle messicane. Demoni e spiriti che spaventano ma fanno anche sorridere. Come forte è anche l’influenza della musica che lo accompagna da sempre, essendo anche un musicista. Death metal e gothic (in Doomboy, in Nocturno la musica è protagonista). 

Quando sfogli Sandoval vedi Sandoval. Questo in tutte le sue opere, ma è decisamente più lampante in Appuntamento a Phoenix, graphic novel totalmente autobiografica che arriverà in Italia a settembre, sempre per Tunuè.

Già sfogliato in anteprima (lo avevamo anticipato qui), abbiamo deciso di fare due chiacchiere con Sandoval sul suo ultimo lavoro per acquietare le nostre curiosità, almeno per un po’. 

“Mi piace pensare di essere solo un ragazzo normale che ama disegnare, raccontare storie, leggere e ascoltare musica”, ci dice quando gli chiediamo di descrivere chi è diventato. 
“Rendez-vous à Phoenix è una storia che desideravo disegnare da molto tempo, è una storia personale. Per questo ho dovuto aspettare per raccontarla. Volevo che i miei lavori fossero un po’ più conosciuti ma avevo anche bisogno di capirne di più su questo argomento, capire come poterlo e volerlo trattare. Volevo fosse una storia umana, la mia personale esperienza perché è davvero un’enorme avventura quella che ho vissuto molto tempo fa”. 
Ci chiediamo se è proprio il tema così diverso da quelli a cui è abituato a rappresentare a far cambiare il suo stile, che appare sensibilmente mutato. 
“Ho provato a semplificarlo ed è diverso perché io ero diverso. C’è anche molta più documentazione visiva che io di solito non faccio perché questa volta, per la prima volta, parlavo di una storia accaduta davvero, in luoghi reali e con persone reali”.
Se questa è una storia totalmente reale, quanto allora del suo vissuto o dei suoi sogni c’è nei suoi lavori. 
“Non ricordo i miei sogni o sono troppo astratti e quindi inutilizzabili per una storia ma mi piacciono i sogni diurni del tempo e della natura e la natura umana, ovviamente”.
Domanda d’obbligo per CrunchEd, il rapporto con la musica durante la creazione delle opere.
Che musica si ascolta per vedere quello che vede Tony Sandoval Magari è questo il segreto?
“La musica ha un ruolo molto importante nella mia vita. Venendo da esperienze come chitarrista, il rock e il metal sono il mio tappeto sonoro. A volte, però, mi capita di ascoltare documentari o vedere film”.
Parlando di progetti futuri e di meritato riposo. No, se ve lo state chiedendo, Tony Sandoval non riposa. Se non disegna studia, se non studia viaggia per lavoro, va a incontri e fiere. Proprio adesso infatti si prepara per andare in Francia, a Bruxelles e in Messico. 
E non ci nasconde che forse verrà in Italia a presentare il suo libro, Rendez-vous à Phoenix, probabilmente a Lucca anche se la cosa non è ancora ufficiale. E chissà se ci delizierà ancora con una sua mostra come quella che è stata presentata l’anno scorso a Palazzo Ducale.

Tony ci saluta confermando la sua inarrestabile motivazione, la sua irrefrenabile voglia di esprimersi quando gli chiediamo se ha mai lavorato in campi diversi dall'illustrazione classica:
“Mi è capitato di lavorare per la pubblicità, alcuni studi di concept design per piccole cose ma mi piacerebbe lavorare per produzioni cinematografiche in futuro”. 

E noi glielo auguriamo ma forse è più a noi che stiamo pensando. 

© Elisa Marchegiani

 

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