Le finestre di Berlino | Aleš Šteger

Le finestre di Berlino | Aleš Šteger

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«Osservare questa città è come tenere un bicchiere rotto in controluce, e guardare attraverso di esso: se ne vedono il bordo, la trasparenza e i riflessi – in uno slittamento prospettico».
Uno sguardo singolare sulla città di Berlino.
Recensione di Paolo Perlini

Ci sono molte città e capitali europee che devo ancora visitare; ce n’è una di cui mi percuoto il petto e il capo è così cosparso di cenere che sembro appena uscito dalla cappa del camino.
Si tratta di Berlino, che rientra in quell’elenco di città che bisogna assolutamente visitare senza tante aspettative perché basta il nome, il suono, la disposizione delle lettere per scatenare un mondo di sensazioni.
Ecco, se dovessi andare a Berlino non porterei nessuna guida, perché non vorrei fare il turista e tanto, ormai, c’è tutto online. Porterei Le finestre di Berlino di Aleš Šteger, pubblicato da Bottega Errante Edizioni nella collana Le città invisibili.
«In un anno a Berlino si sposano 12.569 coppie, e ne divorziano 10.245. La città ha 62 milioni di euro di debiti. Ogni giorno, i 3.339.436 abitanti dichiarati di Berlino mangiano 25 tonnellate di kebab, il che in verità non è molto rispetto alle 55 tonnellate di escrementi che i cani berlinesi lasciano quotidianamente dietro di sé».

Questo c’è scritto in prima pagina, nel primo breve racconto: Panetterie e farmacie. E date le premesse, ho capito subito che avrei ricevuto uno sguardo inconsueto della città.

Dicevo, se andassi a Berlino mi porterei questo libro e quindi andrei sulla Carnerstrasse, al numero 10, dove un tempo c’era una libreria, ma ora non più: ho controllato su google maps. Una libreria dove l’aria era impregnata dell’aroma di mirto emanato dalla colla di legatoria e dalla polvere. E chissà se ancora adesso, entrando in questo locale dove non ho ben capito cosa adesso ci sia, posso ascoltare come «batte il cuore di Benjamin, come pompa il cuore di Brecht, come rantola il cuore di Döblin, come cinguetta il cuore di Else Lasker- Schüler».
Andrei al 77 di Zionnskirchstrasse per vedere se al primo piano ci sono ancora i due cactus legati insieme vicino alla finestra. E poi farei un salto al Teufelsberg, il monte del diavolo, innalzato con 26 milioni di metri cubi di macerie della Seconda Guerra Mondiale.

E sì, cercherei anche di imparare il Berliner Gemecker, il brontolio berlinese.

Farei un salto alla villa di fine Ottocento, confiscata ai commercianti ebrei per ospitare un comando delle SS, per poi diventare un bordello nel dopoguerra e infine la Literarisches Colloquium Berlin. 
Dalle finestre della villa osserverei il Wannsee e andrei a cercare quel punto della riva in cui Heinrich von Kleist si diede alla morte insieme all'amica Henriette Vogel.
La Berlino raccontata da Aleš Šteger in questi trentuno episodi non si trova nelle guide, forse neppure nei film o nei libri già letti. Dal tempo in cui ha scritto questi racconti, frutto delle sue passeggiate quotidiane, può essere già cambiata. Magari la libreria che profuma di mirto, sarà da un’altra parte, e alle finestre del 77 di Zionnskirchstrasse invece dei cactus ci saranno dei banani.
Di sicuro, quando ci andrò, sarà la mia Berlino.


Titolo: Le finestre di Berlino
Autore: Aleš Šteger
Editore: Bottega Errante Edizioni
Traduzione: Michele Obit
Illustrazioni: Elisabetta Damiani

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