L’affare del Danso e altri cunti | Raffaello Di Mauro

L’affare del Danso e altri cunti | Raffaello Di Mauro

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Raffaello di Mauro ci fa annusare il profumo delle zagare.
parole di Paolo Perlini

Tra i primi anni ’80 del XIX secolo e l’inizio del primo conflitto mondiale, lasciarono il Regno d’Italia ben 13.600.000 persone. Furono oltre 16.620.000 quelli che partirono tra il 1876 e il 1925 e nel solo 1913 si registrarono ben 872.528 espatri.

Gli italiani andarono in ogni parte del mondo ma la meta prediletta era la Merica.

Ci andò anche Ciccio Grasso e durante la quarantena a Ellis Island «vede da vicino i gabbiani, per la prima volta nella sua vita. Li vede stallare a mezzo metro dal cornicione delle caserme, sfruttando le correnti termiche. Restano immobili nel cielo per ore, a giocare con il vento marino della baia. E pensa che tutto in America deve essere facile, se persino gli uccelli possono stare in aria senza fare la fatica di sbattere le ali.»

Nel 1934 invece, da la Merica fa ritorno Rocco Sapienza. Lo fa di nascosto, chiuso dentro una cassa. Aveva provato anche lui, come tanti altri italiani, a lavorare nelle miniere e spalare carbone. Nonostante la fatica sarebbe andato tutto bene se il sorvegliante John Servant non avesse messo le mani addosso a sua moglie Lisetta. E sarebbe andata ancora bene se in seguito l’irlandese Tony O’ Connely non avesse voluto strafare in casa degli altri.

E quindi Rocco Sapienza deve scappare, lasciare la Merica e tornare a casa.
Quando arriva si accorge ben presto che qualcosa è cambiato: siamo nel 1934 e il fascismo è arrivato anche sull’isola. Il podestà Aurelio Scornavacca, con il pugno di ferro ha trasformato il municipio. Ambisce a cariche ben più importanti e per il Duce è disposto a dare anche la vita. Più che altro a parole: in realtà la sua fissazione sono le donne e il gioco, e per il secondo andrà in rovina.

Oltre a questo personaggio, il cui nome fa già sorridere, incontriamo Carmelo Spada sindacalista, organizzatore di uno sciopero dei braccianti; don Gregorio, un prete imbranato di cui si capirà il perché scorrendo le pagine; la Sonnambula, al secolo Ester Cullurà, che legge l’alfabeto del futuro; gli arditi, feroci come i lupi quando sono in branco, pavidi agnelli quando sono da soli.

Troviamo tanti personaggi trasversali che rendono L’affare del Danso e altri cunti di Raffaello Di Mauro un vero romanzo. Una bella storia scritta con un italiano contaminato dal siciliano, giusto un po’, appena per dare più sapore e farci annusare il profumo delle zagare.

«Alla messa siccagna del mezzogiorno non si erano presentate neanche le bizzocche. Che messa era quella in cui non si consacravano ostie? Una messa sterile, non sustanziata, una missa siccagna, appunto.»

La lingua usata Di Mauro è come la cassata siciliana, simbolo delle dominazioni che si avvicendarono in Sicilia in quanto, tutte contribuirono a rendere la cassata il dolce che conosciamo. Una scrittura che a tratti rinfresca e fa sorridere per le vicende narrate; commuove per il passato di Rocco Sapienza e le tribolazioni di altri protagonisti.
Ogni tanto i denti incontrano un vocabolo simile a un candito di pera, fichi o ciliegie e allora lo si gira e rigira nel palato. Proseguendo la lettura se ne assapora il gusto, in attesa che arrivi il prossimo.

Titolo: L’affare del Danso e altri cunti
Autore: Raffaello Di Mauro
Pagine: 288
Editore: 21lettere
Pubblicazione: aprile 2023
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