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Narcos, nel bene e nel male - La vita di Pablo Escobar vista da Netflix

Narcos, nel bene e nel male - La vita di Pablo Escobar vista da Netflix

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Alle volte la realtà supera la fantasia. Alle volte lasciamo che il cinema e la televisione ci ingannino con la loro magia e ci facciano credere che quello che stiamo vedendo non è reale, non possa accadere nel nostro mondo.

Quando guardiamo la serie tv Narcos, uno dei gioielli di casa Netflix, occorre però avere sempre bene a mente che stiamo guardando la storia degli ultimi trent’anni della Colombia. In alcuni casi romanzata e spettacolarizzata, la storia che ci viene narrata è quella di Pablo Escobar, il più grande e temuto narcotrafficante del mondo.
Le vicende si sviluppano per due stagioni e raccontano la vita di Escobar, dei suoi rivali e degli agenti, colombiani e americani, che gli danno la caccia.
È una storia di sangue e cocaina, poco adatta a deboli di cuore. La polizia dimostra di essere disposta a tutto per catturare l’uomo più ricercato della Colombia e i narcotrafficanti compiono stragi senza il minimo rimorso.
Uno dei punti di forza della serie è il realismo narrativo: non ci sono eroi senza macchia e cattivi estremizzati, gli agenti possono essere corrotti e i narcotrafficanti amare teneramente i loro figli.
Fare una serie televisiva su un argomento storico così difficile non è per tutti: il buonismo e la demagogia rischiano di travolgere la complessità dei personaggi da entrambi gli schieramenti.

Il grande equilibrio ottenuto da Netflix è di non parteggiare per nessuno. Lo script è realizzato magistralmente in modo da far vedere la polizia e i narcotrafficanti nella loro interezza umana.

Altra chicca, oltre all’immersione totale nella Colombia dell’epoca (resa ancora migliore dalla presenza ben calibrata di filmati e foto originali del periodo), è che la serie viene recitata per la stragrande maggioranza del tempo in spagnolo. Scelta coraggiosa da parte di Netflix che sicuramente vuole, da un lato strizzare l’occhio all’enorme comunità ispano-americana, dall’altro dimostrare di non volersi piegare al nazionalismo U.S.A. che vuole tradotti tutti i prodotti cinematografici e televisivi che vengono trasmessi.
La regia, mai banale o didascalica, cambia spesso faccia riuscendo a seguire sia le situazioni più movimentate che i momenti di riflessione, punto di forza della serie.
I movimenti di camera tra le strade di Medellìn (la città di origine di Escobar) e la colonna sonora creano uno sfondo vivo e ben caratterizzato alle vicende della serie. 

Gli attori arricchiscono ulteriormente la visione: Wagner Moura è ormai un’icona sulla rete per la sua magnifica interpretazione di Escobar (fioccano meme e gif), non da meno sono Boyd Holbrook e Pedro Pascal che interpretano gli agenti della DEA Murphy e Peña, così come Paulina Gaitan che interpreta Tata, la moglie del narcotrafficante.

Insomma, se non siete deboli di stomaco e vi piacciono le serie con protagonisti tormentati, non potete perdere questa meraviglia. Non voglio che mi riteniate responsabile, però, se “plata o plomo”* entrerà nel vostro gergo quotidiano. 

*soldi o proiettili

© Marco Castelletti

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