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One more time with feelings - Nick Cave

One more time with feelings - Nick Cave

Se c’è una cosa che ho sempre amato di Nick Cave è la sua capacità di deviare il corso dei fiumi, di saper riscrivere l’idrografia del tuo apparato circolatorio.
Mi spiego meglio. In ognuno di noi scorrono storie, sangue, emozioni, globuli rossi il cui movimento viene cullato da quelle note e da quelle parole da cui siamo istintivamente attratti perché percepite come simili al nostro vissuto. Musica e letteratura gettano sassi per creare cerchi concentrici e movimento nelle nostre percezioni fino a diventarne una casa fatta di arterie e reticoli venosi. Tanto più grande sarà l’empatia con il suono e con i testi, tanto più grande sarà il sasso lanciato.
La musica di Nick Cave invece ha sempre smantellato in me la terra creando il letto per fiumi paralleli e affluenti nuovi in luoghi che nemmeno pensavo di avere. Dai tempi di “Murder Ballads” del ’96 il cantautore australiano è per me un Caronte apparentemente disinteressato, il traghettatore che dirotta il tuo dolore verso un dolore universale che coincide con la purificazione. Perché questo fa Cave, riesce a sacralizzare il suo vissuto rendendolo una cerimonia collettiva, a farti entrare nel suo dolore scuotendoti come fosse il tuo. Lo guardi suonare e muoversi sul palco e pensi come faccia a rimanere così distaccato, poi ti sdrai sulle venature baritonali della sua voce e capisci che in realtà il distacco è esorcismo e l’universalità delle emozioni un modo per dividere con il mondo il peso del suo dolore, troppo grande per le sue spalle. Lo guardi inOne more time with feelings”, il docu-film sulla sua vita presentato ieri fuori concorso alla 73esima mostra del cinema di Venezia, lo guardi aggirarsi nella sala prove, sulle strade di Melbourne, nella sua casa fatta di ricordi e l’immedesimazione con lui diventa tale da far fatica a capire dove finisca Nick e cominci tu anche nel trailer che annuncia l’uscita al pubblico (prevista per il 27 e 28 settembre nei cinema italiani, ndr).
Girato dall’amico regista Andrew Dominik (“L’assassinio di Jesse James”) con l’iniziale intento di documentare le registrazioni dell’imminente album “Skeleton Tree” del cantautore australiano, “One more time with feelings” è divenuto poi la confessione del dolore atroce di Nick per la morte del figlio Arthur, deceduto pochi mesi prima l’inizio delle riprese. Una testimonianza in bianco e nero come senza colori può essere solo un lutto così grande, una testimonianza in 3D per rendere più immediato e profondo l’ingresso dello spettatore tra le rughe scavate dal pianto del volto di Nick.
Guardando il trailer e ascoltando le tracce del nuovo album che lo accompagnano, non si fa fatica a capire perché Cave non fosse presente ieri alla presentazione al Lido, nonostante il clamore suscitato e l’attesa dopo il successo del precedente documentario “20.000 giorni sulla terra” di Iain Forsyth. Troppe ferite scoperte, troppa paura di ricevere domande su Arthur da parte della stampa, troppa paura di sale della laguna sui suoi tagli. Il film parla da solo.
Perché “One more time with feelings” più che un documentario è una testimonianza tridimensionale del momento in cui Nick si spoglia della sua tunica da Caronte per denudarsi del distacco e mostrarci come tutta la sua musica ermetica sia in realtà una cerimonia “ancora una volta con sentimento”.

Distribuito da Nexo Digital, “One more time with feelings” uscirà nelle sale cinematografiche d’Italia il 27 e 28 settembre.

Qui potete trovare l’elenco dei cinema: http://www.nexodigital.it/nick-cave-one-more-time-with-feeling/
L’album “Skeleton Tree” vedrà invece la luce alla mezzanotte del 9 settembre con una tracklist che prevede solo 8 canzoni. Poche tracce che, però, siamo sicuri creeranno in noi nuovi fiumi paralleli.

© Isabella Di Bartolomeo

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