Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

L'uso del sito costituisce accettazione implicità dell'uso dei cookies. Per revocare il consenso è sufficiente cancellare i cookies di dominio dal browser.

Approvo

AFTERHOURS: 30 ANNI DI PURA GIOIA - Intervista a Manuel Agnelli e Rodrigo D'Erasmo

AFTERHOURS: 30 ANNI DI PURA GIOIA - Intervista a Manuel Agnelli e Rodrigo D'Erasmo

Tagliare il traguardo dei 30 anni di carriera è un appuntamento importante e, se a farlo sono gli Afterhours, non poteva essere tagliato in modo banale.
Tutto comincia dall’incendio che ha quasi distrutto la sala prove della band, che negli anni era diventata una sorta di archivio. Gli Afterhours sono stati costretti a rimettere mano a materiale oramai dimenticato, che però era la testimonianza di un percorso di cui Agnelli & Co. vanno molto fieri.
Da questo avvenimento decisamente inusuale prende vita “Foto di Pura Gioia”, progetto che, per ammissione dello stesso Manuel Agnelli, non è un greatest hits ma un best of (“noi non abbiamo mai avuto delle vere hits, poi non volevamo autocelebrarci. Volevamo ripercorrere il cammino che ci ha portati fino a qui”).

"Foto di pura gioia" è, dunque, prima di tutto un percorso a ritroso con lo sguardo in avanti, un percorso lungo 76 tracce che vedranno la luce il prossimo 17 novembre per Universal Italia.
Il disco è stato presentato in anteprima alla stampa lo scorso 13 novembre in sede Universal Italia a Milano, alla presenza di Manuel e del violinista Rodrigo d'Erasmo che si sono lasciati andare a brindisi (il 13 era anche il compleanno di Rodrigo, ndr), chiacchiere e discorsi sulla vita, la musica e la pura gioia:

Ciao Manuel, rifaresti questo scatto (e gli mostriamo una foto degli esordi) ?
(ride) Sì senza ombra di dubbio.  Non rinnego nulla di quello che ho fatto, un tempo questi erano azzardi oggi ci vorrebbe anche meno coraggio a ripetere certe scelte.

Cosa c’è di rock nella musica italiana di oggi, se ancora si può parlare di musica rock?
Cosa ci sia di rock nella musica italiana non spetta a me dirlo. Quello che so è che in giro c’è molto talento, ma va canalizzato nella giusta maniera. Noi suonavamo anche di fronte a 5 persone, ci aprivamo i club per far suonare chi ci piaceva, a volte anche in maniera abusiva. Una volta il rock era un’attitudine, bisogna tornare a capire questo concetto.

Avresti mai pensato che ci saremmo trovati a parlare di un traguardo così importante?
No, assolutamente no. Non avrei mai pensato di essere qui, ma a essere onesti non mi sono mai posto il problema del dove volevo arrivare. Io ho sempre voluto fare la mia musica per vivere e vivere di musica. Penso che noi siamo stati bravi - e molto fortunati anche - a trovare il giusto linguaggio per esprimerci che ci ha permesso di arrivare al pubblico proprio come volevamo.

Qual è la cosa più importante che vi portate dietro di questi 30 anni?
Il percorso che abbiamo fatto è la cosa più importante; entusiasmante, tortuoso, a volte doloroso, ma bellissimo. Abbiamo sempre scelto di essere liberi, e per questo abbiamo fatto scelte sofferte, abbiamo rinunciato a vantaggi economici, ma non abbiamo mai rinunciato alla nostra libertà. Decidere di essere liberi può essere molto doloroso a volte, ma è la cosa più importante.

La foto di copertina esiste davvero?
Sì, al tempo ero fissato con gli sceriffi e cose simili. Mio padre mi aveva regalato quel cinturone, ed io lo indossavo spesso. Quella sullo sfondo è la casa dove vivevo all’epoca.

photo credits: Ilaria Magliocchetti Lombi

Come nasce l’idea di collaborare con Carmen Consoli?
La collaborazione con Carmen nasce perché abbiamo fatto un percorso simile, parallelo, che però non ci ha mai permesso di incrociarci. Lei ha un piglio molto rock ed io ho una parte cantautorale che bene si sposavano con il progetto, così abbiamo colto l’occasione per suonare assieme, visto che entrambi avevamo voglia di sperimentare questa unione artistica.

Cos’è oggi per voi la “Pura Gioia”?
Il percorso è la pura gioia; vivere in libertà sempre e comunque, fare la mia musica, guardarmi indietro e dire “rifarei tutto”. Non gli obbiettivi raggiunti, che poi mi interessano relativamente, ma quello che ho fatto per arrivare fin qui.

© Luca Cameli


"My bit boy", primo singolo degli Afterhours datato 1987, periodo inglese della band.

BLOG COMMENTS POWERED BY DISQUS