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Bullismo - un corto animato di Andrea Oberosler contro la violenza

Bullismo - un corto animato di Andrea Oberosler contro la violenza

Oggi, 7 febbraio 2017 è la “Prima Giornata nazionale contro il bullismo a scuola”. Quale occasione migliore per fare due chiacchiere con Andrea Oberosler?

Nato a Trento il 25 Maggio 1988, Andrea Oberosler è un talentuoso illustratore e animatore che spesso utilizza la sua arte per lanciare messaggi dal forte significato sociale.
Dopo essersi diplomato presso l’Istituto d’Arte A. Vittoria di Trento, si trasferisce a Firenze dove frequenta la Scuola Internazionale di Comics, grazie alla quale approfondisce le sue conoscenze del mondo dell’animazione. Terminati gli studi, fa ritorno nella sua città natale dove attualmente lavora come illustratore e animatore freelance.

Attualmente è al lavoro sul suo secondo corto animato, che segue il fortunato “Il Ragno Stanco”, che affronterà il tema del bullismo.

Ciao Andrea, innanzitutto bentornato su CrunchEd. Parlaci un po’ di questo nuovo lavoro.
Ciao, sono felice di essere di nuovo dei vostri!
Di recente ho incominciato a lavorare ad un nuovo cortometraggio animato in cui affronto il tema del bullismo: è un progetto che ho in cantiere da quasi due anni e a cui tengo molto. La fase di pre-produzione si sta rivelando abbastanza lunga: negli ultimi mesi ho realizzato numerosi schizzi per i personaggi e alcune delle scene chiave del corto.
Ho provato numerosi stili per il bambino protagonista, anche confrontandomi con i miei amici per realizzare un character design che rispecchiasse la psicologia e la personalità del personaggio.
Dopo numerosi tentativi e sperimentazioni, però, sono ritornato ai primissimi schizzi che avevo fatto su un pezzo di scontrino una sera al bar: c'era un personaggio che continuava a uscire tra le varie prove che realizzavo, finché mi sono convinto che non poteva che essere il mio protagonista.
Circa un anno fa ho incominciato ad abbozzare lo story-board cercando di trovare una regia efficace per ciò che voglio raccontare, ma di recente l'ho ripreso in mano modificando molte cose, tra le quali molte inquadrature, i movimenti della camera e la durata delle singole scene.
Lo story-board è quasi finito, salvo ulteriori modifiche; una volta definita bene la regia, passerò il tutto a due miei amici musicisti, Andrea Lucchi e Simon Coppolino, che si occuperanno di realizzare una colonna sonora ad hoc per il cortometraggio.
Per chi volesse seguire l'andamento del corto, via via che la produzione procede pubblicherò sulla mia pagina Facebook degli aggiornamenti che comprenderanno schizzi dei personaggi e piccoli work in progress che mostrano come lavoro allo story-board.

Sulla trama c’è un certo riserbo, ma sappiamo che l’idea nasce da esperienze personali, e che quindi in questo corto ci saranno diversi spunti autobiografici. L’arte ti ha aiutato a superare certi momenti, o ti sei avvicinato ad essa come conseguenza?
Sì, come dici tu, la storia del corto è basata su esperienze personali, ma parliamo di alcuni anni fa :)
Per me il disegno è sempre stato il mezzo di comunicazione più utile ed efficace che avessi a disposizione: in quegli anni ero molto timido ed insicuro e il disegno era l'unico mezzo attraverso il quale potermi  “esporre” e sentirmi a mio agio. Inoltre, mi faceva sentire preso in considerazione, mentre il resto del tempo tendevo a sentirmi un po' invisibile, anche a causa di grosse insicurezze personali; quindi si può dire che il disegno per me è stato, oltre che un forte mezzo per esprimermi, anche un amico in anni in cui sentivo il bisogno di averne uno vero e proprio e che mi ha anche aiutato a conoscere me stesso.

Oggi, vivendo perennemente connessi, i più giovani incontrano il bullismo in maniera molto diversa rispetto a 10 anni fa; il cyber-bullismo non è meno pericoloso di quello “fisico”. Non pensi che ci sia il bisogno di aggiornare la comunicazione riguardo al problema? A volte sembra che l’informazione sul tema, sia troppo distante dalla realtà dei fatti.
Hai ragione, il cyber-bullismo non è meno pericoloso di quello “fisico”; i social network, e Internet in generale, hanno aperto moltissime porte e creato tantissime opportunità per le persone che vogliono farsi conoscere e lanciare dei messaggi. Purtroppo, il rovescio della medaglia è che hanno dato moltissimo spazio anche a fenomeni negativi, come appunto il bullismo.
Uno dei problemi del bullismo tra i giovani, secondo me, è che molti dei ragazzi non si rendono conto dell'impatto reale che possono avere le loro azioni e come queste si ripercuotano anche a distanza di anni sulla vita di chi è stato preso di mira. Io stesso ho impiegato del tempo ad elaborare molte cose che mi trascinavo dietro dagli anni in cui andavo a scuola. È stato proprio questo processo a farmi venire l'idea per il corto.
In altri casi, invece, penso che i ragazzi che prendono di mira altri ragazzi/e si rendano conto di umiliare le loro “vittime”, ciò nonostante continuano a tormentarle, cosa che, purtroppo, in casi estremi porta a conclusioni drammatiche, come il suicidio.
Trovo che la responsabilità sia anche da dare ai modelli che i “bulli” hanno a disposizione: ad esempio penso che le famiglie di questi ragazzi dovrebbero per prime riuscire ad insegnare valori importanti come il rispetto, l'umiltà e l'empatia ai loro figli, come anche (nel caso del cyber-bullismo) insegnare a sfruttare responsabilmente le tecnologie che vengono messe loro a disposizione, mentre ormai le nuove generazioni, nate con una presenza affermata della tecnologia, corrono il rischio di rinchiudersi in un mondo online e costruirsi un'identità virtuale trascurando tutte le relazioni che stanno al di fuori dello smartphone.
Il bullismo è un problema che è presente da molto, ma, soprattutto negli ultimi anni, è un tema molto discusso in numerosi ambiti (come scuola e psicologia) e di cui c'è senz'altro bisogno di continuare a parlare per riuscire a creare una vera sensibilizzazione riguardo all'argomento.


Nella lavorazione di questo corto, l’uso del digitale sarà ridotto al minimo. Ci spieghi i motivi di questa scelta?
Perché mi voglio male! No, sto scherzando :)
Il motivo è molto semplice: è sicuramente importante mantenersi aggiornati e seguire il progresso anche in questo ambito, ma allo stesso tempo
trovo che sia fondamentale preservare le tecniche tradizionali con cui i film d'animazione venivano fatti una volta, ovvero con disegni fatti a mano uno ad uno. Per me, emotivamente parlando, i film realizzati in maniera tradizionale hanno sempre avuto un impatto molto più forte rispetto ai film in 3D, soprattutto perché è di questo tipo di animazione che mi sono innamorato quando ero bambino; la prima volta che ho visto “Il Re Leone” ho pensato che “da grande” avrei voluto fare disegno animato (anche se da piccolo non pensavo potesse essere un vero e proprio lavoro).
Già prima di trasferirmi a Firenze per studiare disegno animato mi divertivo e creare dei piccoli flip-book (il classico blocco di foglietti che si fanno scorrere per vedere il movimento) su cui facevo delle piccole animazioni, perché vedere un mio disegno prender vita e muoversi è sempre stata una delle cose più emozionanti per me.
Trovo l'animazione tradizionale più “vera” perché realizzata a mano con carta, matite e strumenti “classici” e, almeno per me, assume un sapore completamente diverso (lungi da me sminuire il lavoro che sta dietro ad un film realizzato digitalmente, perché l'impegno e la mole di lavoro richiesti sono comunque immensi).
Oltretutto sono il primo che spesso disegna direttamente in digitale, ma la soddisfazione che mi da usare una matita su un pezzo di carta non è neanche lontanamente paragonabile.

Ci hai raccontato che la musica è un elemento molto presente nel tuo processo creativo; ti capita mai che sia la musica ad influenzare la realizzazione di un’opera?
Certo, è capitato spesso che la musica mi suggerisse a volte degli stati d'animo, a volte delle vere e proprie immagini che poi si concretizzavano in un disegno.
È anche capitato più volte che, ascoltando un brano, mi immaginassi un videoclip animato da realizzare su quella traccia, cosa che ho fatto per “Il Ragno Stanco” de I Plebei, cortometraggio che si è classificato primo nella categoria “Cartoon&Comics” al PistoiaCortoFilmFestival nel 2015.
Mi piacerebbe molto lavorare ancora con gruppi musicali, sia per quanto riguarda la realizzazione di videoclip, sia per la grafica e il packaging di album, cosa che ho fatto per i “Clara Can't Escape”, collaborando con la pittrice Giulia Tarter, e per gli “Electric Circus”.

Per chiudere, un classico: hai già in mente qualche nuovo progetto per il futuro?
Certo, moltissimi.
Primo tra tutti vorrei realizzare un libro illustrato ispirandomi alle storie di “Alice nel Paese delle Meraviglie” e “Alice attraverso lo specchio”.
Un paio di anni fa ho realizzato alcuni schizzi per i personaggi di Alice pensando ad un altro progetto, ma via via che li definivo mi è venuta una grande voglia di realizzare un intero libro illustrato.
Ho anche idee per un paio di altri cortometraggi: uno affronterà il tema delle superstizioni in chiave comica e demenziale e per il secondo vorrei realizzare un cortometraggio sul racconto “Il Ritratto Ovale” di Edgar Allan Poe, ma darò la precedenza al libro.

Se vuoi leggere la nostra precedente intervista ad Andrea e riassaporare il suo #morsoquadrato puoi farlo qui.

© Luca Cameli

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