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#crunch220 | Alessandra Moscatelli

#crunch220 | Alessandra Moscatelli

“La città era addormentata e la libreria pareva una barca alla deriva in un oceano di quiete.”- L’ombra del vento, Carlos R. Zafon

Ciao Alessandra e benvenuta tra i morsi quadrati! Noi di CrunchEd siamo molto affamati di nuove storie e ci piacerebbe conoscere la tua. Quando hai cominciato a disegnare e cosa ti ha spinto a farlo?

Disegno fin da quando ho ricordo; i miei genitori e i miei fratelli mi dicono sempre che l’unico momento in cui stavo tranquilla era proprio quando disegnavo. Tavole a matita piene di particolari ricchi e piccolissimi, su cui ci stavo le ore; non son cambiata poi così tanto. Sin da bambina il mio sogno era quello di fare libri per bambini, senza nemmeno esser sicura dell’esistenza di questa professione (o la criminologa, ma non ho una mente scientifica, ahimè). Quindi al momento della scelta su cosa fare post Liceo ho iniziato a girovagare su internet alla ricerca di qualcosa che potesse fare al caso mio, finchè la consapevolezza di voler studiare illustrazione ha fatto capolino. Devo questa scelta anche a mia zia, che definirei più un’amica: conosceva molto meglio di me questo mondo, e mi ha guidata e supportata fino ad oggi.


Ti va di spiegarci cosa ti ha portato a scegliere questa citazione da illustrare?

L’ombra del vento è il mio libro preferito, e non potevo far altro che scegliere una delle tantissime riflessioni di Zafon. Sono una collezionista di storie e questa mi ha rapita. Credo nel potere dei libri, dei racconti, delle parole. Prendersi del tempo e stare da soli con la sola compagnia delle parole è una cosa che tutti dovrebbero provare a fare: ti arricchisce, ti fa crescere e ti fa vivere altre mille vite.


Le tue illustrazioni hanno un profumo antico, che si sprigiona dall’uso della linea e del colore, o del non colore: toni seppiati e monocromia fanno da padroni 
nelle tue illustrazioni e invitano lo spettatore a guardare più da vicino. Cosa c’è nel mondo nascosto delle tue opere?

Ci sono io in tutto e per tutto. Cerco di trasmettere la mia persona, i miei sentimenti, il mio modo di pensare e vedere il mondo: non sempre tutto è coerente, lo ammetto, ma in fondo penso che si possa intravedere un filo conduttore. Sono una grande amante del bizzarro, del gotico, del dark, vorrei essere nata in un’altra Epoca, magari quella Vittoriana; mi piacciono i contrasti, le ombre, le atmosfere sospese. Le mie illustrazioni sono influenzate da ogni mia passione e curiosità.


C’è un autore in particolare che ha illuminato o che ancora illumina le tue opere? In altre parole, c’è un artista, uno scrittore che ti stimola a mordere la vita?

Parlando di illustrazione i miei maestri sono Gabriel Pacheco, Roger Olmos, Edward Gorey, Joanna Concejo, Stefano Bessoni, per citarne alcuni. Trovo i loro albi di una profondità immensa, sia nel testo che nelle parole, non sempre scritte da loro. In letteratura invece, oltre a Zafon, apprezzo molto Simenon, Calvino, Brontë, Dickens o Cameron.

I tuoi personaggi sembrano diapositive di un freak show dolceamaro di ispirazione surrealista. Come sviluppi l’idea? Lasci che sia il personaggio a emergere dal foglio o attingi da un mondo onirico?

Parto sempre da ispirazioni fotografiche, soprattutto per lo studio di vestiti, luci e ombre. Ho delle bacheche dedicate su Pinterest. Per lo più sono immagini vintage, di altri tempi, sia di persone che di luoghi. Sono molto d’ispirazione anche le immagini inerenti all’ambiente teatrale. Ammetto però, che la maggior parte delle volte parto con un’idea e finisco di disegnare tutt’altro. Come dicevo prima, tutto ciò che mi appassiona prima o poi viene fuori anche sul foglio. Ogni giorno colleziono nuove immagini, nuove fotografie, nuovi mondi, che faccio subito miei.

Domanda irrinunciabile per il palato di CrunchEd: qual è il tuo rapporto con la musica e quali vie sceglie per farsi strada fino ai tuoi disegni?

Raramente le mie illustrazioni vanno a paripasso con la musica che ascolto mentre le faccio. Ascolto principalmente il cantautorato italiano, prediligendo le voci maschili, come Mannarino per esempio, il mio preferito direi; mi piacciono i canti antichi e le canzoni di montagna, come quelle cantate da Van de Sfroos o da I Luf in dialetto. Però ci sono giornate in cui ascolto solo punk rock o rap hardcore. Insomma, vario a seconda dell’umore del giorno, ma se c’è un bel testo e giochi di parole sicuramente l’apprezerò!


Chiudiamo con un classicone e, intanto, ti ringraziamo per la disponibilità: progetti futuri? A cos’altro stai lavorando?

Sto lavorando a qualche progetto editoriale da proporre, ad un “progettone in famiglia” e al mio shop online. Spero di portarli a termine nel migliore dei modi. Grazie tanto a voi che avete voluto dedicarmi del tempo!

Grazie a te Alessandra, noi continueremo a seguirti:
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