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#crunch217 | Lucia Baldassarri

#crunch217 | Lucia Baldassarri

"La fantasia è un posto dove ci piove dentro.” - Italo Calvino


Ciao Lucia e benvenuta tra i morsi quadrati! Noi di CrunchEd siamo molto affamati di nuove storie e ci piacerebbe conoscere la tua. Quando hai cominciato a disegnare e cosa ti ha spinto a farlo?
Ciao CrunchEd! È un piacere essere qui, la mia natura di chiacchierona gioisce nel poter fare questa intervista.
Io disegno da sempre, ma come funzionasse il mestiere dell’illustrazione l’ho capito verso i quindici-sedici anni, quando mia madre mi ha fatto radunare in una cartellina i miei disegni dell’epoca e mi ha portata a farli vedere a Sualzo e Silvia Vecchini (ho l’immensa fortuna di conoscerli da sempre, perché viviamo nello stesso paesino sulle rive del Trasimeno). Da quel giorno sono letteralmente andata a bottega: ho passato ore infinite nel loro studio, dove mi avevano preparato una piccola postazione con tutto il necessario, osservando tutto quello che facevano e facendo io le mie cose nel frattempo. Da lì ho cercato di perfezionarmi sempre di più, seguendo corsi nel weekend mentre studiavo, portando avanti i miei progetti, conoscendo persone del settore.
Ormai sono quasi del tutto sicura che il disegno sarebbe rimasto un hobby se non fosse stato per loro, ma anche per i miei genitori: non mi hanno mai ostacolata in questo percorso, nonostante ne facessi parallelamente uno diverso (sono laureata in Letterature Comparate e insegno inglese), mi hanno sempre sostenuta ma tenendomi con i piedi per terra. Sono davvero molto grata per la discrezione e il supporto che hanno dimostrato.



Ti va di spiegarci cosa ti ha portato a scegliere questa citazione da illustrare?
Calvino è tra i miei scrittori preferiti fin da piccola, uno di quelli che sempre terrà insieme la mia infanzia con l’età del momento. Questa frase l’ho vista per la prima volta scritta su una parete di Zoo, a Bologna; Zoo è un posto che tutt’oggi non so ben definire: io e le mie amiche ci andavamo per studiare e prendere il tè (e le torte, buonissime!), ma ci si può anche comprare oggetti artigianali di design, assistere a mostre temporanee, e soprattutto sfogliare una marea di albi illustrati e autoproduzioni. Per me, che mi ero appena trasferita lì per cercare di tenere insieme le mie carriere future, fu un colpo di fulmine, e quella frase mi si scolpì nella testa. Pochissimo tempo dopo trovai nel lessico tedesco un verbo, einfallen, che equivale al nostro venire in mente, ma letteralmente vuol dire che le cose, le idee, ti cadono dentro la testa (dice la stessa cosa Dante nella Divina Commedia). Trovo bellissimo questo concetto: lasciare che le cose ci piovano dentro è il miglior modo per innaffiare i semi che già ci sono, e aspettare di vedere cosa nascerà.  



Che rapporto hai con gli strumenti del mestiere? preferisci combinare le tecniche tradizionali con supporti digitali o preferisci trattarli come due sfere separate? Hai scelto i tuoi strumenti o ti hanno scelto loro?
Se dovessi scegliere un solo strumento e un solo supporto da portare su un’isola deserta, direi senza alcun dubbio: carta e matita, e magari una biro. È il segno che più mi piace e che ho sempre mantenuto, affinandolo man mano. Direi proprio che ci siamo scelti a vicenda! Ho cominciato colorando le matite ad acquerello, poi ho fatto un corso di Photoshop per illustrazione e ho letteralmente riportato la stessa metodologia sul digitale: scansionavo i disegni e li coloravo in moltiplica, come se dessi delle velature. Ho lavorato così per almeno cinque anni, ma ora faccio praticamente tutto in digitale, un po’ per comodità e un po’ per esigenze editoriali che prevedono svariate correzioni in corso d’opera. Mi trovo molto bene con Procreate, ha un paio di matite che simulano molto bene quelle “vere”, e un po’ gongolo quando vengono scambiate per tali nella resa finale: mi interessa molto mantenere la stessa manualità e la stessa riconoscibilità indipendentemente dalle tecniche che uso.



C’è un autore in particolare che ha illuminato o che ancora illumina le tue opere? In altre parole, c’è un artista, uno scrittore che ti stimola a mordere la vita?
Ricordo perfettamente le parole di una mia cara amica tantissimi anni fa, quando ancora non avevo praticamente alcun riferimento autoriale: “Secondo me dovresti farti piacere talmente tanta gente con stili diversi da disorientarti da sola e non copiare nessun*”.
Di fatto, è quello che è successo!
Per quanto riguarda l’illustrazione, mi piace tantissimo scovare sempre nuov* autor* da cui poter attingere qualcosa, anche se le mie preferite in assoluto rimangono Jo Rioux, Felicita Sala e Julia Sardà, e colleziono i loro libri in maniera davvero maniacale. Mi piace moltissimo anche una disegnatrice canadese, Julie Rocheleau: lei è proprio la mia “vorrei disegnare così”! L’ho conosciuta leggendo un fumetto disegnato da lei dal titolo Betty Boob, bellissimo, secondo me una lettura necessaria per chiunque.
Se parliamo di autor* tout court, invece, per me il massimo dell’ispirazione sono Shakespeare prima e Beckett poi: io sono una grandissima appassionata di teatro, e li trovo entrambi dei narratori eccezionali, che hanno saputo incanalare temi universali in vicende contestualizzabili in qualsiasi periodo storico. A questo proposito, mi affascinano molto i riadattamenti trans-epocali, uno su tutti L’Opera da Tre Soldi di Bertolt Brecht (sulla quale sogno di fare un albo!).
Penso che una persona che disegna debba attingere molto da fonti ulteriori: la letteratura è sicuramente utile, ma la recitazione e la messa in scena sono imprescindibili.


Le illustrazioni del progetto My Last Ticket sono inequivocabili e memorabili a dir poco. Com’è nata questa iniziativa che ci riempie gli occhi di nostalgia, di musica e di speranze per futuri concerti?
Grazie davvero, sono contenta che anche a voi sia piaciuta! L’idea è nata perché, molto banalmente, ci mancano i concerti: ci pensavo da un po’, e invece di piagnucolare sui miei concerti passati, ho voluto organizzare un bel pianto collettivo con tutte le persone che sentivano la stessa nostalgia. Mi ha scaldato il cuore leggere di tantissime esperienze diverse (a volte anche dello stesso concerto!) e mi sono molto divertita a disegnarle di volta in volta, sperando di rendere loro giustizia. È stato un lavoro che ho fatto dandomi un limite di tempo giornaliero e facendomi venire le idee di pancia, senza troppa progettazione.
Ora ho dovuto interrompere causa scadenze editoriali varie, ma riprenderò appena possibile: la risposta è stata incredibile e ho ancora tanti biglietti da disegnare. Anzi, ho appena saputo una bella notizia in proposito, perciò… mandatemene di più!



Domanda irrinunciabile per il palato di CrunchEd: qual è il tuo rapporto con la musica e quali vie sceglie per farsi strada fino ai tuoi disegni?
Io ho un passato da bambina Suzuki: ho iniziato a prendere lezioni di pianoforte che non avevo nemmeno quattro anni, grazie a un metodo di insegnamento (il Suzuki, appunto) basato molto sull’ascolto e la manualità, che mi ha permesso poi di imparare a suonare altri strumenti nel giro di pochissimo tempo. Ma il vero polistrumentista della famiglia è mio padre, a cui invidio tantissimo l’orecchio quasi assoluto! Da che ricordo, lui metteva sempre i dischi in casa, e fin da piccola mi sono abituata ad avere la musica come compagna di molte attività quotidiane.
Oggi sono fra le tante persone che ascoltano musica mentre disegnano, alternata a un sacco di podcast e interviste. Mi diverte molto immaginare come potrei illustrare i pezzi che mi piacciono, li trovo uno stimolo creativo molto forte (in particolare ho un debole per i personaggi nelle canzoni di De André, e ci ho fatto una mostra un po’ di anni fa).

Devo dire, però, che la via maestra con cui la musica si fa strada nei miei disegni è quella del Becoming X, il collettivo di cui faccio parte da un paio di anni. La nostra particolarità è che facciamo eventi di disegno live accompagnati da dj set, e collaboriamo con tante realtà che si occupano di musica.


Una delle esperienze più belle per me è stata quella sul palco del Lars Rock Fest di due estati fa, dove ho disegnato dal vivo, armata di computer e tavoletta grafica, sul maxi schermo di un maxi palco durante un maxi concerto. Un’adrenalina provata pochissime altre volte, e una soddisfazione enorme.
Con il Becoming X siamo riuscit* a mantenere questa nostra caratteristica anche durante il lockdown dell’anno scorso: la Galleria Nazionale dell’Umbria ci ha ospitato in un evento streaming in quattro puntate, chiamato In Camera, in cui abbiamo realizzato delle illustrazioni digitali prendendo spunto da quattro quadri famosi, che andavano dal surrealismo all’espressionismo astratto, sulle note di una playlist dedicata. Insomma, tanta roba e tanto difficile, ma il bello del Becoming X è questo: alziamo sempre l’asticella, e sempre la superiamo.



Chiudiamo con un classicone e, intanto, ti ringraziamo per la disponibilità: progetti futuri? A cos’altro stai lavorando?
Adesso dovrò dare quella risposta antipatica che a noi disegnator* piace tanto: sono al lavoro su un paio di progetti editoriali di cui “Non posso ancora svelarvi niente!”, se non che non mi pare ancora vero di starli facendo.
Però posso dirvi l’8 marzo è cominciata la campagna Kickstarter per Comportati Bene, un volume a fumetti antologico e autoprodotto. Si tratta di dieci storie brevi che partono ciascuna da un punto del Decalogo della Piccola Italiana di epoca fascista, ricontestualizzandoli nel momento storico presente per parlare di diverse tematiche di genere.
Siamo in più di dieci autor* e abbiamo deciso di destinare il ricavato a Suns – End Rape Culture, un’associazione che si occupa di fornire assistenza psicologica e legale alle vittime di violenza di genere.
Per restare aggiornati sulla campagna potete seguirci sia su Instagram che su Facebook, cercando “Comportati Bene Project”.

Grazie ancora per avermi invitato nei vostri Morsi Quadrati!

Grazie a te Lucia e a presto!
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