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Ciao, Giorgia! | Marco Patrito | Leonardo Carboni

Ciao, Giorgia! | Marco Patrito | Leonardo Carboni

Le gocce si sfidavano su percorsi quasi completamente orizzontali sul vetro del treno Alta Velocità che sfilava tra Torino e Milano. Il loro incessante, ipnotico movimento, con il contributo del caldo sedile in pelle della carrozza Business, aveva fatto precipitare Giorgia in un torpore seducente. E il passo verso il sonno era stato piacevole e indolore.
Da quando aveva preso a fare la spola fra le due città, non si separava mai dal suo smartphone, neppure nei rari momenti di riposo. Il lavoro era quantomeno sfibrante, senza orari e richiedeva la sua totale attenzione ben oltre le 8 ore canoniche prescritte dal contratto. Senza contare la seccatura di essere continuamente chiamata in causa da responsabili e colleghi per dirimere le questioni più disparate. Quell’oggetto vibrava così spesso che piuttosto le faceva strano sentirlo immobile nel palmo della mano.
La delicata vibrazione che aveva legittimamente preso ad odiare la costrinse a ritornare in sé e ad aprire le palpebre. Gli occhi, per abitudine, guizzarono verso lo schermo che ora presentava una nuova notifica. Di Skype.
Che strano, pensò Giorgia. Di solito i contatti avvenivano tramite chiamate o Whatsapp.
Premette sulla barra grigia e lo sfondo azzurro dell’app lasciò il posto ad una nuova chat avviata da un utente sconosciuto.
Ciao, Giorgia!
Scusa, sono stato troppo informale? Pensi di potermi dare fin da subito del tu? Dopotutto ho una proposta per te e non vedo perché dovremmo ostacolarci con un linguaggio così rigido.

Giorgia rimase interdetta. Rilesse il messaggio un paio di volte e poi si concentrò sulla foto di profilo. Un leggero brivido le corse su per la schiena fin dietro le orecchie. Il volto di un uomo di mezza età, dal colorito più che pallido, quasi esangue, con folti ciuffi rossi ai lati di una testa altrimenti totalmente calva, la guardava con un enorme bocca sogghignante, con denti che davano l’impressione di essere gialli in confronto all’insano candore dell’incarnato. Ma lo sguardo era attratto soprattutto dall’enorme naso rosso che spiccava in mezzo a quel volto...pagliaccesco.
Proprio così, non le veniva in mente aggettivo migliore per descriverlo.
Un’icona nella parte alta della schermata prese a pulsare.
Giorgia, che ne dici accettare la videochiamata? Preferisco parlarti, per così dire, di persona ;)

Mi scusi, ma non so chi lei sia, non so di cosa voglia parlare e non vedo perciò perché dovrei accettare la sua richiesta.

Oh Giorgia, ma certo che non ci conosciamo. Fai bene ad essere diffidente. Saggia ragazza, davvero saggia.
Io sono Italo, lavoro per SwipeNyne. Magari hai già sentito parlare di noi. E tu sei Giorgia.
Voilà! Direi che ora non siamo più due sconosciuti, sbaglio? :)

SwipeNyne. Come poteva non averne sentito parlare. Quando alcuni anni prima, al termine dell’università, si era iscritta a Linkedin, aveva creato un Curriculum ad hoc che potesse far colpo sull’ufficio personale di quella che all’epoca era una piccola azienda con enormi margini di crescita. Ora, invece, era un colosso affermato nell’ambito dell’Internet of Things.

Sì, mi pare di conoscervi. Guardi, mi piacerebbe poter sentire che cosa ha da dire, ma fra poco arriverò in stazione a Milano dove mi attende un taxi e una lunga serie di riunioni e colloqui. Mi spiace ma la devo salutare.
Ma come Giorgia? Te ne vai? Non vuoi neanche ascoltare che cosa ho da dire? Che peccato… E io che volevo tentarti con una posizione nella nostra azienda…

Un lavoro alla SwipeNyne? Occasioni del genere non capitavano tutti i giorni. Certo, aveva già un contratto, ma che male c’era nell’ascoltare una semplice proposta. Dopotutto la stazione Centrale non era così vicina come pensava.
Giusto per curiosità, come siete arrivati a me?

Come siamo arrivati a te? Ma semplice: il tuo strabiliante CV online ci ha colpiti molto, sai?
Al punto che vorremmo proporti di venire a lavorare per noi. Avresti un’ottima posizione fin da subito, l’autista personale, un team ai tuoi ordini, un ottimo stipendio…
Però Giorgia, che ne dici di parlarne a voce? Basta premere il pulsante della videochiamata!

Uao, ciò che proponeva era veramente allettante. Dopo tutti gli anni passati a studiare e collezionare esperienze per poter spiccare agli occhi di un eventuale datore di lavoro non era forse la giusta ricompensa? Altro che fare il fattorino tra due città e il centralino tipo assistenza clienti per i colleghi!
D’accordo, vorrei avere qualche informazione in più, giusto per capire che cosa c’è in ballo.

Ma certo Giorgia! È legittimo il tuo atteggiamento! Allora, posso richiamarti?

Prego, attendo qui.

Sullo schermo comparve nuovamente la chiamata di Skype. La faccia di Italo pareva ancor più distorta da quella smorfia che doveva passare per sorriso, la pelle tendeva ancor più al bianco di quanto non le fosse parso in precedenza, e i capelli ardevano come roghi ai lati del cranio. Sotto quel viso, che le ricordava prepotentemente il clown di un famoso film dell’orrore della sua infanzia, il tasto di risposta brillava invitante.
“Ma sì, non me lo devo mica sposare, no? Devo solo ascoltare quello che vuole dirmi. Mal che vada si continua come se nulla fosse successo. Dai, niente paura”. Così pensava Giorgia un istante prima di premere con il pollice lo schermo.
Di colpo questo divenne nero, quasi lo smartphone si fosse spento. Il vetro sotto la pelle del dito aveva assunto una strana consistenza, come di velluto o di melassa.
Ma la cosa più insolita è che aveva smesso di riflettere il volto di Giorgia. Questo particolare colpì la ragazza che avvicinò il dispositivo agli occhi per meglio capire cosa stesse accadendo.
A una distanza di un paio di centimetri lo vide. Italo, o meglio metà della sua faccia che la osservava bramosa attraverso quel piccolo spazio rettangolare.
- Ciao, Giorgia!
Fu tutto ciò che sentì, prima che un braccio uscisse dallo schermo e la trascinasse in un denso stagno di tenebre senza fine.

© Marco Patrito


© illustrazione di Leonardo Carboni

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