© Un racconto di Renato Sferruzza - Illustrato da Giuliana Marigliano
Sei mesi
Rispetto al viaggio di andata di quella stessa mattina, guidava rilassato e a tratti, distogliendo appena lo sguardo dalla strada, poteva godersi lo spettacolo del paesaggio. Il blu intenso del mare, ora alla sua sinistra, sfumava all’orizzonte nell’azzurro di un cielo senza nuvole che gli faceva sentire dentro come un’attesa di serenità, una promessa di pace.
Al mattino, il suo stato d’animo non era così sereno. Era partito presto per essere sicuro di arrivare in tempo alla cerimonia, fissata per le nove del mattino in quel cimitero alle falde del Monte Pellegrino che aveva sentito nominare tante volte, ma nel quale non era mai stato. La preoccupazione principale era stata quindi di fare in fretta per avere il tempo di indovinare la strada che lui, totalmente refrattario all’uso del navigatore, avrebbe sbagliato chissà quante volte, costringendosi a continue fermate per chiedere ai passanti indicazioni o conferme.
Non aveva avuto tempo, quindi, per apprezzare il paesaggio e i suoi colori, che pure dovevano meritare l’attenzione del viaggiatore nella luce di un mattino di piena estate non ancora avvelenata dal caldo afoso che, di lì a poco, avrebbe caratterizzato anche quella giornata.
Né aveva avuto tempo di riflettere sul motivo di quel breve viaggiare. Certo, aveva ben presente di andare ad assistere a una cerimonia, laica, senza preti come certamente aveva voluto il cugino morto due giorni prima e proprio mentre lui si trovava qui in vacanza. Senza quella vicinanza, non si sarebbe sobbarcato un viaggio da Roma con quel caldo, soltanto per portargli, come si direbbe con retorico formalismo, l’estremo saluto. Ma forse, anche perché si trovava casualmente così vicino, si era scoperto contento di poter essere presente. Anche se ormai da lungo tempo i loro contatti si limitavano a qualche telefonata in occasione delle feste comandate, gli voleva bene, ricordando con affetto fin da bambino quel cugino più grande di lui di circa vent’anni, che sarebbe diventato uno stimato professore universitario, autore di tanti libri e del quale crescendo si sarebbe sentito orgoglioso parente.
Si erano sentiti per telefono qualche mese prima. Lui, che inseguendo tardive velleità letterarie si era lanciato nella costruzione di un racconto ispirato ai fasti ottocenteschi della loro comune famiglia materna, aveva pensato di ricorrere alla memoria e alle conoscenze storiche del cugino più anziano e ne aveva chiesto consiglio su nomi, date e aneddoti familiari.
Con l’animo già predisposto alla commozione era perciò giunto quella mattina alla breve cerimonia di commemorazione che in una saletta del cimitero aveva preceduto l’avvio della bara alla cremazione. Aveva rivisto la famiglia del cugino e un po’ di parenti, aveva ascoltato le parole con cui lo avevano ricordato dapprima la figlia e poi vari colleghi, amici e persino il medico che lo aveva in cura negli ultimi anni.
Salutati tutti, si era rimesso in macchina e stava ritornando al luogo in cui trascorreva le vacanze, assaporando le bellezze del panorama e riandando a tratti con la memoria a qualche episodio lontano che aveva come protagonista, appunto, il cugino.
Ma a un certo punto avvertì una sorta di fastidio, qualcosa che non riusciva a definire ma che sentiva insinuarsi nel suo stato d’animo fino a quel momento sereno. Inutile scervellarsi cercandone l’origine in qualche parola o fatto durante la cerimonia. Era per certo qualcosa che aveva a che fare con suo cugino, ma non c’era verso di acchiapparla.
Finché, proprio mentre abbandonava la litoranea per salire sui monti verso l’interno, una luce squarciò il buio fitto della sua testa: la fastidiosa sensazione svanì e le parole "sei mesi" gli apparvero chiare davanti agli occhi. Quelle due parole continuavano a ronzargli nel cervello e a poco a poco cominciarono ad assumere un significato, dapprima collegato soltanto a quella giornata e all’evento che l’aveva caratterizzata, poi estendendosi ad altri fatti che l’avevano preceduta con la stessa sconcertante caratteristica del trascorrere di sei mesi.
Si rese conto che sei mesi prima aveva scritto un racconto in cui per entrare in contatto con lo spirito di Andrea Camilleri si era servito dello spirito di Leonardo Sciascia, sollecitato per amicizia proprio da quel cugino, che quindi doveva essere spirito anche lui. Erano trascorsi sei mesi e lo era diventato davvero, non per finzione letteraria!
E che dire di Orlando, il disturbato protagonista di un racconto sulla pazzia, per il quale si era ispirato a uno strano personaggio reale che si aggirava per le strade del suo quartiere? Non era forse scomparso sei mesi dopo averlo descritto nel racconto? Non Orlando, la sua creatura, era scomparso proprio l’uomo che aveva preso a modello!
Era terribile! Se avesse continuato a esaminare i suoi racconti, quante di queste coincidenze sarebbero emerse? Ma erano davvero coincidenze? E poi quella sensazione di fastidio non lo abbandonava neppure adesso che gli sembrava di averne svelato l’origine. No, ci doveva essere qualcos’altro, di più intimo, di più angosciante che non voleva venire a galla. Cercava di ricordare tutti i racconti che aveva scritto e i personaggi di cui aveva parlato, ma ora era troppo agitato per ragionare con calma. La serenità con la quale aveva iniziato quel breve viaggio di ritorno l’aveva abbandonato da un pezzo.
Ecco! Trovato! Doveva tornare a casa al più presto e andare a controllare. Il problema, il dubbio, ne era certo ormai, era assicurarsi di cosa avesse scritto nell’ultimo libro. Era un libro ampiamente autobiografico e sapeva di avere scritto qualcosa sul proprio destino, forse quando aveva parlato della morte del padre, ma non se ne ricordava bene, forse non era proprio così. Doveva controllare, doveva tornare a casa al più presto a verificare sul libro.
Spinse il piede sull'acceleratore. Si accorse di andare troppo forte proprio quando la strada costeggiava un burrone con una curva stretta. La macchina sfondò il guardrail e precipitò. Solo in quel momento, urlando, realizzò quanto tempo era passato da quando aveva terminato di scrivere quel libro: sei mesi!

© Un racconto di Renato Sferruzza- Illustrato da Giuliana Marigliano - Editing di Paolo Perlini
Sei mesi | Racconto | Indigeribili
Ti è piaciuto questo racconto indigeribile? Dacci una mano! Il tuo aiuto ci consente di mantenere le spese di questa piattaforma e continuare a diffondere l'arte.
L'associazione si sostiene senza pubblicità ma soltanto con le tessere associative e l'impegno dei soci.
I Link verso i canali di vendita sono inseriti al solo scopo di agevolare gli utenti all'acquisto.
Sottoscrivi la tessera associativa con una piccola donazione su PAYPAL
Oppure puoi offrirci un caffè.