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È un discorso da bar, pettegolezzi | Racconti Indigeribili

È un discorso da bar, pettegolezzi | Racconti Indigeribili

 

© illustrazione di Chiara Croce @fumettini tristi | Racconto di Giacomo Botto

È un discorso da bar, pettegolezzi 

Se mi guardo attorno vedo tante cose. Qui, al bar del paese dopo il lavoro. Otto ore in fabbrica e altrettante al bancone. Io sono seduto da più di tre davanti alla scritta Gioventù Giovanna quanto ci hai fatto divertire. Accanto a me c’è Giorgio, il commercialista. Uno da sorrisi e cravatta che di notte va cercando studentesse che scambiano l’amore per una serata. Non è però che gli vada un granché. Ha una certa età, un modo di fare esagerato, tanto quanto quello di vestire, e, secondo me, frequenta i locali sbagliati. Da un po’ di giorni ha la faccia pensierosa, come un pentito. Forse sta valutando di tornare dalla moglie. Seduta dietro di lui c’è Marta, che, se ricordo bene, andava alle elementari proprio con la moglie di Giorgio. Da piccola aveva una cotta per Alessandro, il figlio di Bernardo, a cui dell’amore non è mai interessato perché aveva sempre le mani sporche di grasso. Lei si è trasferita qualche anno fa, mi hanno detto, e torna qui uno o due weekend all’anno. È un’impiegata alla banca di Trento, ha una certa reputazione e una figlia in affidamento. Lei, dicono, i suoi amanti li adesca su Facebook. Sembra comunque più serena di tanti altri.

Non come Fabrizio, che all’amore ha sempre preferito bere, almeno fino a che non è stato ricoverato per due mesi in ospedale. Qualcuno dice per una colica renale, qualcuno perché non aveva più voglia di lavorare. Ora si è fidanzato con una ragazza che porta sfortuna, o almeno così dicono da queste parti. Io non l’ho mai vista. Non ho mai incontrato nemmeno Claudio e Francesco. Sono fidanzati, mi hanno detto, ma preferiscono amarsi nascosti da voci ingombranti. Spero per loro che se ne vadano. Lontano da qui, dicono, si sta meglio. O spero rimangano, ma se ne vadano quelli che dicono che lontano da qui si sta meglio.

Io a questo bar ci sono affezionato. Qui una volta ho incontrato un mago. E chi credeva esistessero ancora, i maghi? Ci ha incantati tutti, gli hanno offerto così tante birre che alla fine ha dovuto fare una magia per arrivare a casa sano e salvo. Qui ho visto qualche rissa, in qualcuna ci sono capitato. Come tutti, dicono. Qui ho conosciuto l’amore. Aveva diciassette anni lei e diciannove lui, un viaggio in Liguria, un bacio ad Alassio e al ritorno un gesso al braccio e un anello al dito. Ora hanno un mutuo e due figli. Qui ora vedo te, che non ti ho mai visto prima, ma se mi offri un po’ di amore un amaro lo bevo ancora volentieri.


Scritto da Giacomo Botto
Illustrato da Chiara Croce

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