L'empio Enea | Giuliano Gramigna

L'empio Enea | Giuliano Gramigna

Un padre e un figlio chiusi nella stessa casa, incapaci di parlarsi davvero: L'empio Enea di Gramigna trasforma frasi lunghissime e senza respiro nel ritmo di una mente che non riesce a smettere di tornare sugli stessi rancori.
Recensione di Paolo Perlini

Ci sono libri che, più che raccontare una storia, ti fanno entrare nella mente dei personaggi.
L'empio Enea di Giuliano Gramigna mi ha dato proprio questa sensazione. All'inizio la lettura non è semplice: le frasi sono lunghissime, a volte occupano un'intera pagina senza un punto fermo. Pensavo che questo stile mi avrebbe allontanato dal romanzo, invece è successo il contrario. Quelle frasi seguono il flusso dei pensieri, dei ricordi e delle ossessioni e, a poco a poco, ci si abitua al loro ritmo. Ci si accorge che non sono un esercizio di virtuosismo: sono il modo più autentico per restituire una mente che non riesce a fermarsi, che ritorna continuamente sugli stessi ricordi, sugli stessi rancori, sulle stesse domande.

È proprio questo movimento continuo della lingua che mi ha portato a leggere il romanzo in una maniera forse personale, ma che mi è sembrata coerente con la sua costruzione.

La vicenda è ambientata nella Milano dei primi anni Settanta e ruota attorno a un padre anziano e a un figlio adulto che vivono nella stessa casa, incapaci di comunicare davvero. I capitoli alternano la voce dell'uno e dell'altro, mentre intorno a loro si muovono B., la moglie del figlio, e Oliviero, figure che entrano nelle loro vite senza riuscire a spezzare quel rapporto fatto di rancore, incomprensioni e continue recriminazioni. Nonostante l'ambientazione, l'ho trovato un romanzo molto attuale, perché parla di rapporti familiari complicati, di solitudine e di quanto sia difficile capirsi davvero. La trama è essenziale: ciò che conta davvero è il modo in cui i personaggi osservano sé stessi, gli altri e il mondo che li circonda.

Mi ha colpito anche il ricorrere della Cordigliera. Durante la lettura l'avevo immaginata come un altrove, un orizzonte lontano verso cui tendere. Solo dopo, leggendo l'interessante postfazione di Luigi Weber, ho scoperto un'altra possibile interpretazione: quella della skyline della Milano moderna, una sorta di "cordigliera" di palazzi e cemento. Mi è piaciuto che un'immagine così evocativa potesse contenere significati diversi e contribuire a rendere ancora più singolare l'atmosfera del romanzo.

Proprio andando avanti nella lettura ho avuto una sensazione particolare: padre e figlio mi sembravano sempre meno due persone diverse e sempre più due parti della stessa persona. È solo una mia interpretazione, ma ho avuto l'impressione che il loro continuo scontro rappresentasse un conflitto interiore, come se ciascuno vedesse nell'altro una parte di sé che non riesce ad accettare. 

Anche il titolo mi ha fatto riflettere. L'Enea di Gramigna non è il figlio devoto raccontato da Virgilio, ma un uomo che vive un rapporto difficile con il padre. Forse proprio per questo mi è sembrato che il vero tema del romanzo fosse l'impossibilità di separarsi davvero da ciò che il padre rappresenta dentro di noi.

L'empio Enea non è una lettura semplice, ma vale lo sforzo che richiede. Gramigna è uno di quegli scrittori oggi poco ricordati, e questo romanzo è la dimostrazione di quanto sia ingiusto. È un libro originale, intenso e ancora attuale, capace di lasciare nel lettore domande e immagini che restano a lungo dopo l'ultima pagina. È il secondo romanzo di Giuliano Gramigna che i tipi di il ramo e la foglia edizioni ci ripropongono, dopo aver pubblicato Marcel ritrovato.

«Se a volte rimango imbambolato, e dovrei dire inorridito, di fronte a certe nostre somiglianze, è perché mi pare di capire che fra me e lui l'individuo, il prezioso principio vitale, è uno solo: e quella parte che io tengo per me è a lui che manca.»

 


Titolo: L’empio Enea
Autore: Giuliano Gramigna
Casa editrice: Il ramo e la foglia edizioni
Pagine: 200
Pubblicazione: 2026

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