Il senso della fuga | Hajar Azell

Il senso della fuga | Hajar Azell

«La rivoluzione bisogna cercarla a lungo dentro di sé, come nel mondo, negli altri». È questo che fa Alice.
Recensione di Paolo Perlini

Con Il senso della fuga, romanzo vincitore del Prix littéraire de la Grande Mosquée de Paris 2025, Hajar Azell costruisce una storia che si muove continuamente tra geografia, storia e interiorità, seguendo il percorso di Alice, giovane reporter francese di origini algerine.
La protagonista si tuffa giovanissima nella carriera di giornalista: raccoglie testimonianze, scrive e vende le storie direttamente dalla prima linea della primavera araba.
A Beirut Alice comprende quanto conoscere l’arabo, studiato con grande tenacia, la avvicini alle persone, ai fatti, alla vita. Al Cairo, mentre Mubarak vacilla e i ribelli incendiano piazza Tahrir, scopre l’amore. Quando la sua redazione parigina le propone un incarico da inviata in Siria, non se lo fa dire due volte. Ma ad Aleppo una tragedia improvvisa, di cui si sente responsabile, la sprofonda in una depressione nera. Per risollevarsi dovrà confrontarsi con le proprie fughe, le proprie radici e con la storia del padre, un editore di poesia algerino morto quando lei aveva solo quindici anni. 
L’aspetto che ho trovato più riuscito è il tentativo di restituire il clima emotivo di quegli anni: l’entusiasmo rivoluzionario, il senso di possibilità, ma anche la disillusione e il peso che gli eventi storici esercitano sulle vite individuali. In questo senso il libro funziona soprattutto come testimonianza di un periodo storico importante e ancora molto vicino, evitando di trasformare le rivoluzioni arabe in uno sfondo esotico o puramente politico.
La rivoluzione non appare come un momento eroico e risolutivo, ma come un’esperienza il cui slancio iniziale viene progressivamente spento dagli eventi che seguono. Più che raccontare l’istante della rivolta, il romanzo sembra interessarsi a ciò che resta quando l’entusiasmo lascia spazio alla complessità, alla perdita e alla disillusione.

«La rivoluzione non è un trionfo. È un sentimento potente che svanisce, si perde, si dissipa».

Dal punto di vista stilistico ho trovato la scrittura di Azell ancora un po’ acerba. In alcuni passaggi il romanzo tende a nominare le sensazioni invece di costruirle attraverso immagini o ritmo. Mi ha colpito, per esempio, il ricorso a formule molto generiche anche nei momenti di maggiore vicinanza alla protagonista: definire il silenzio sott’acqua come qualcosa che ha «un non so che di inquietante» mi è sembrato introdurre una distanza inattesa, come se la voce narrante commentasse dall’esterno invece di accompagnare davvero l’esperienza di Alice. È una scelta che, almeno per me, indebolisce alcuni dei momenti più intensi del romanzo.

Qua e là emergono anche alcuni problemi di continuità narrativa: il romanzo suggerisce il passaggio di tempi lunghi attraverso dettagli e cambiamenti che il lettore interpreta naturalmente come settimane o mesi, salvo poi contraddirsi poche pagine dopo. In questi momenti non ho avuto la sensazione di una scelta narrativa deliberata, ma di un testo che avrebbe avuto bisogno di una revisione più attenta.

Nonostante questo, il romanzo conserva una sua forza: non tanto nella perfezione della forma quanto nella capacità di raccontare il rapporto difficile tra ambizione, appartenenza e coinvolgimento emotivo. Più che un romanzo sulla rivoluzione, Il senso della fuga mi è sembrato un romanzo su ciò che resta quando il movimento finisce e si è costretti a fermarsi.

«Quando incontri la vita, non lasciartela scappare, invitala a casa!»


Titolo: Il senso della fuga 
Autrice: Hajar Azell
Traduzione: Sara Giuliani
Casa editrice: marcos y marcos
Pagine: 216
Pubblicazione: 26 febbraio 2026

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