I benefattori | Wendy Erskine

I benefattori | Wendy Erskine

Un romanzo corale, ma sottovoce
Recensione di Simonetta Gallucci

Magari qualcuno ricorda Il racconto di Natale di Auggie Wren, di Paul Auster, o forse no. Parla di questo tabaccaio di Brooklyn che fotografa, ogni giorno alla stessa ora, l’angolo di strada tra Third Street e Seventh Avenue, conservando gli scatti in svariati album; quando poi li mostra allo scrittore Paul, questi gli dice una cosa del tipo: «ma sono tutti uguali!». E invece non è così perché, nonostante l’apparenza, molti elementi cambiano tra una foto e l’altra: la luce, le stagioni, le persone che passano e via dicendo. 

I benefattori, primo romanzo di Wendy Erskine (autrice pluripremiata di raccolte di racconti, tra cui Dolce casa, pubblicato in Italia nel 2020 da Edizioni di Atlantide), non ha nulla a che vedere con Brooklyn, perché è ambientato a Belfast. Eppure, la sensazione che dà è quella di stare fermi a quell’incrocio fotografato da Auggie Wren e assistere a come gli eventi accadano, ma sottotraccia, lasciando la superficie pressoché imperturbata. Non solo: come lettori, dal nostro punto speciale di osservazione e di ascolto, possiamo captare anche le voci sullo sfondo, i pettegolezzi detti a mezza bocca, le considerazioni avanzate e subito dopo ritrattate, i giudizi morali buttati lì e dimenticati, in una polifonia che non riguarda soltanto i personaggi principali ma anche quelli secondari e perfino le comparse, che si affacciano alla pagina per dire la loro su una vicenda arrivata alle orecchie di tutti, senza sconvolgere né impietosire nessuno. 

L’episodio cruciale del romanzo è la violenza sessuale perpetrata ai danni di Misty da tre suoi coetanei. Lei vive a casa di Boogie, che di mestiere fa il tassista, e si presume sia il padre della sorella minore Geneva; loro, invece, vengono da famiglie agiate, ma non per questo più felici: Chris è orfano della madre, sostituita da Frankie; Rami ha da poco perso il padre in un incidente stradale; e Lyness è il tipico figlio unico, ricco e viziato. Si tratta di ragazzi e ragazze “normali”, per quanto questa parola sia di fatto una categoria vuota. I padri sono assenti (nel caso di Misty), morti (come quello di Rami) o non pervenuti (per Chris e Lyness), ossia al limite del disinteresse, nonostante si stia parlando di un reato compiuto dai propri figli. Le figure femminili, invece, sono molto più proattive, e rappresentano dei personaggi memorabili, ognuna a suo modo: da Miriam (madre di Rami, che cerca di elaborare il lutto ma accarezza i manichini da Sports JPX perché le ricordano la fisicità del marito scomparso) a Bronagh (mamma di Lyness e donna impegnata nel sociale), da Nan D (nonna acquisita di Misty, pragmatica e sbrigativa) a Leigh (madre rediviva della ragazza, chiamata da quest’ultima dopo la violenza). 

Il punto però è che lo sforzo comune di questa pletora di donne, a cui fa eco il vocio quasi indistinto di chi assiste o commenta, con delle incursioni in prima persona nella narrazione, come tante testimonianze che si susseguono, non è cercare di fare giustizia o almeno stabilire di chi siano le responsabilità, quanto salvare le apparenze e restituire il senso di una comunità che distoglie lo sguardo e difende la reputazione, segnando quei ragazzi e ragazze che dovrebbe preservare.

I benefattori è forse, sopra tutto, il ritratto di una città trincerata dietro un’immagine di quiete e percorsa in realtà da un bisbiglio che racconta l’indicibile; e Wendy Erskine ci porta lì, tra le strade, ad ascoltare quelle voci sussurranti.

Titolo: i benefattori
Autore: Wendy Erskine
Traduzione: Enrico Terrinoni
Casa editrice: Atlantide edizioni
Pagine: 336
Pubblicazione: maggio 2026

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