Questo libro è tutta Roma
Recensione di Simonetta Gallucci
Ci sono romanzi che suonano una musica, e Lupo giù per terra, esordio di Barbara d’Acierno, è uno di questi. Di canzoni ce ne sono tante che riecheggiano nelle orecchie di Francesca, la protagonista, ogniqualvolta si scherma dai commenti e dai giudizi degli altri con le note provenienti dal walkman, una coperta di Linus usata per proteggersi e sperare nell’invisibilità, un po’ come quei bambini che chiudono gli occhi con la convinzione di non essere visti. Eppure, la canzone che associo a questo romanzo arriva vent’anni dopo rispetto alle vicende narrate, ed è La mia casa di Daniele Silvestri perché, anche se la prima parte della storia è ambientata in Irpinia, è a Roma che Francesca nasce, «in mezzo ai preti, i gladiatori, gli avvocati, i senatori, i tassinari, gli impiegati, le bariste, gli artigiani, i rigattieri, i poliziotti, i cravattari, le puttane e le duemila fontanelle per le strade, dove l'acqua scorre sempre e non si ferma», ai margini di una città dove le storture fanno semplicemente parte della vita, e la parola “famiglia” acquisisce nuove sfumature.
Prima di tutto questo, però, c’è un passato: c’è l’Irpinia, dicevo, e una bambina che nasce ricoperta di peli, come un cucciolo di lupo; c’è una casa in cui gli specchi sono stati nascosti per soffocare le domande; ci sono una madre e un padre che vorrebbero proteggere la loro primogenita e che, un po’ inconsciamente (come capita, a volte, di fare del male) le costruiscono attorno una gabbia, e ci sono sempre loro che la guardano impotenti, che non sanno come fare per affrancarla dal dolore. Ciò che manca, invece, è proprio la voce di Francesca, e sembra quasi che non sia la sua storia, ma quella che gli altri stanno scrivendo per lei.
Quando si trasferisce a Roma per l’università, invece, l’autrice affida la narrazione proprio alla protagonista, lasciando che sia lei a raccontare dei suoi slanci in avanti e delle battute d’arresto, di Marta che poi è Fabio, di Adriana, Federica e Livia, di Giulio che cela Matteo, di Maria e del suo amore argentino: una costellazione di personaggi che la guardano e non inorridiscono, capaci di andare oltre il suo scudo, di aggirare le sue ritrosie e di stanarla. E tu sei lì nelle sue prime volte, e non puoi fare a meno di volerle bene, come a quell’amica che crede di non essere abbastanza, di non meritare niente; vorresti che lei potesse vedersi con i tuoi occhi, conscia però del fatto che resterà un lupo fintanto che, dentro, si sentirà tale; vorresti tu stessa poterti guardare con gli occhi di chi ti vuole bene, e credere per una volta a ciò che dicono loro di te.
Lupo giù per terra è un romanzo di formazione e di ricerca della propria identità, di realismo sociale, per certi aspetti “queer”, per altri politico ma, soprattutto, è un libro che non si esaurisce in una definizione, e il cui più grande pregio sta nel riuscire a toccare e abbracciare la fragilità di ciascuno di noi. Perché in fondo, come scrive l’autrice nei ringraziamenti, «tutti abbiamo il diritto di essere noi stessi, qualunque cosa voglia dire».

Titolo: Lupo giù per terra
Autore: Barbara d’Acierno
Pagine: 288
Casa editrice: Bompiani
Pubblicazione: maggio 2026