Tainaron. Lettere da un’altra città | Leena Krohn

Tainaron. Lettere da un’altra città | Leena Krohn

Un libro che affida alla scrittura il compito, sempre più raro, di sostare davanti a ciò che non può essere posseduto del tutto.
Recensione di Chiara Bianchi

Di fronte a Tainaron (Zona 42 – traduzione dal finlandese di Greta Poli) viene spontaneo cercare una chiave di lettura. Gli insetti, la città, le continue metamorfosi sembrano invitare chi legge a un lavoro di decifrazione. Eppure, procedendo nella lettura si ha l’impressione che la posta in gioco sia altrove. Non tanto nel significato di ciò che viene osservato, quanto nella qualità dello sguardo che osserva. 
Composto da trenta lettere inviate da una città abitata da esseri insettoidi a un destinatario che non risponde mai, Tainaron potrebbe trasformarsi facilmente in un esercizio allegorico. La sua materia sembra predisposta a una geografia instabile, corpi in continua metamorfosi, una distanza che separa la voce narrante dal mondo da cui proviene. Tuttavia, Krohn resiste costantemente alla tentazione di tradurre il mistero in simbolo. 
Ciò che colpisce non è tanto l’invenzione della città quanto la postura della voce narrante. La sua attenzione non ha nulla di chi conquista: osserva e registra. Gli abitanti di Tainaron non vengono ridotti a figure dell’umano né a semplici curiosità biologiche. Restano irriducibilmente altro. La scrittura si incarica allora di restituire questa alterità. 
In questo senso, le lettere non funzionano come resoconti di viaggio. Sono piuttosto esercizi di attenzione. Ogni incontro, ogni dettaglio anatomico, ogni mutazione viene accolto prima di essere compreso. Più che guidare verso una rivelazione, sembra affinare progressivamente la capacità di osservare. 

Non sorprende allora che a un certo punto venga pronunciata una frase che suona come una dichiarazione poetica dell’intero romanzo: «Tainaron non è un luogo, come credi. È un evento che nessuno può misurare. A nessuno giova mettersi a tracciare inutili mappe. Sarebbe uno spreco di tempo e di energie. Capisci ora?». 
Queste parole descrivono anche e soprattutto il rapporto che chi legge è chiamato a instaurare con la città che non si lascia cartografare. Ogni tentativo di fissarla in un significato definitivo fallisce. La città esiste come accadimento, esperienza percettiva, processo di trasformazione. Tainaron non chiede di essere interpretata, ma frequentata. 
Qui emerge uno degli aspetti più affascinanti del romanzo. Tutti parlano di metamorfosi degli abitanti, ma la trasformazione più radicale riguarda la voce narrante, perché impara a convivere con ciò che non può essere compreso fino in fondo. 
Anche la memoria subisce uno slittamento. Le ragioni dell’arrivo si fanno incerte, il passato perde compattezza. «Camminai lentamente verso il porto. Lì vidi la stessa nave bianca su cui avevo compiuto il mio viaggio verso Tainaron, ma per quale motivo, non riesco più a ricordarlo». La frase possiede la leggerezza di una constatazione e insieme il peso di una rivelazione. La città non ha cancellato il passato, lo ha reso meno stabile, come se l’esperienza della città avesse modificato la forma stessa del ricordo. 

Krohn costruisce una storia che parla della distanza senza nostalgia, della metamorfosi senza enfasi. Le lettere non cercano di spiegare il mondo, piuttosto lo frequentano, lo osservano abbastanza a lungo da restituirgli una complessità che la fretta interpretativa tende spesso a sottrarre. La forza di questa storia risiede proprio in questa sospensione. Krohn non scioglie il mistero delle cose, ma lo osserva abbastanza a lungo da renderlo abitabile. 
Più che un romanzo sugli insetti o sulla trasformazione, Tainaron appare allora come un romanzo sull’attenzione. Un libro che affida alla scrittura il compito, sempre più raro, di sostare davanti a ciò che non può essere posseduto del tutto. E forse è proprio questa la metamorfosi più profonda che avviene nelle sue pagine: quella dello sguardo che, lettera dopo lettera, rinuncia al dominio e impara a convivere con ciò che non può essere tradotto fino in fondo.



Titolo: Tainaron. Lettere da un’altra città
Autore: Leena Krohn 
Traduzione:
Greta Poli
Casa editrice: Zona 42
Pagine: 176
Pubblicazione: 2026

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