Peyton Place | Grace Metalious

Peyton Place | Grace Metalious

Sono rimasto una settimana in questo paese, Peyton Place. Ne sento già la nostalgia, quella strana malinconia che lasciano i luoghi in cui non si è mai stati fisicamente ma dove si è vissuto davvero.
Recensione di Paolo Perlini

Devo confessarlo: avevo i miei pregiudizi. Peyton Place era per me qualcosa di simile a Dallas, a Beautiful, una soap opera travestita da romanzo, roba da spiaggia, scandali da quattro soldi impacchettati per casalinghe annoiate. 
Per me era questo, e si sa: l’ignoranza è la prima causa dei pregiudizi.

Invece, ho scoperto che Peyton Place era tutt’altro. Pubblicato nel 1956, scritto da una casalinga di trentadue anni tra i lavori domestici trascurati e qualche bicchiere di troppo, vendette centomila copie nella prima settimana. Divenne, nel giro di un decennio, il romanzo di narrativa più venduto di tutti i tempi, superando Via col vento. L’America lo lesse di nascosto, lo condannò in pubblico, e questo è già, di per sé, un capitolo del romanzo stesso.
Grace Metalious scrive con la precisione chirurgica di chi conosce dall'interno la malattia che descrive. E la malattia è la provincia, non quella americana degli anni Quaranta in particolare, ma la provincia universale, quella che esiste ovunque nel mondo dove le persone si conoscono troppo e si capiscono troppo poco. C'è una frase nel libro che mi ha colpito:

«Se chiudete a chiave la porta a Peyton Place, la gente penserà che avete qualcosa da nascondere».

Ecco tutto. Ecco Peyton Place. Ecco ogni piccola città del mondo in cui l'assenza di segreti è una forma di controllo sociale, in cui la trasparenza forzata è il meccanismo con cui la comunità tiene i suoi membri in ostaggio.
Metalious sputa fuori le ipocrisie una ad una, senza pietà e senza edulcorazioni. Il sesso degli adolescenti, l'adulterio, l'aborto, l'incesto, il suicidio. Li sputa fuori per affermare quello che è la realtà, la vita vera. 
Quello che lo rende un romanzo così longevo non è il contenuto pruriginoso (forse lo era appena uscito, ma quelli erano altri tempi). Su quello ci si è fermati troppo, e la Metalious lo sapeva e ne soffriva. La sua forza è la capacità di mostrare come l'ipocrisia collettiva non sia una scelta morale ma un sistema di sopravvivenza. Peyton Place è un posto pieno di persone spaventate che hanno imparato a usare la rispettabilità come scudo e come arma.
La scrittura è fluente, capace di trascinarti dentro alle stagioni del New England con la stessa forza con cui ti trascina dentro alle vite dei suoi personaggi. C'è una sensualità nella descrizione del paesaggio che non è solo decorativa, e l’estate indiana dell’incipit ne è un esempio.

Grace Metalious morì a trentanove anni, troppo giovane per essere capita. Ma ha lasciato un libro che, a settant'anni dalla pubblicazione sa ancora scuotere. 


Titolo: Peyton Place
Autrice: Grace Metalious
Traduzione: Adriana Pellegrini
Casa editrice: Blackie edizioni
Pagine: 496
Pubblicazione: marzo 2026

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