La vita è una lunga “raccontazione”
Recensione di Simonetta Gallucci
Quanti possono dire di conoscere il libro della Genesi? «In principio Dio creò il cielo e la terra»: l’incipit lo ricorda più o meno chiunque. Ma dopo? Creò la luce: «E la luce fu», e vide che era cosa buona, «e fu sera e fu mattina». A pensarci, le frasi arrivano a sprazzi, echi diventati modi di dire, mutuati e ripetuti nelle occasioni più disparate. Così come quell’uomo, creato «a immagine e somiglianza», e la donna, nata dalla sua costola. Poi, già più vaghi, si affacciano alla memoria anche la mela, il serpente, la cacciata dall’Eden, e Caino che uccide Abele. E dopo? Che fine fanno tutti? Per curiosità, ho provato a riprendere il libro della Genesi, per verificare: il nome di Adamo viene ripetuto sei volte, quello di Eva soltanto due. Di Adamo si legge che muore a novecentotrenta anni, dopo aver generato una vagonata di figli. Ma Eva? Che cosa ne è di lei, che quei figli li ha partoriti con dolore? Niente, sembra dissolversi senza lasciare traccia.
Primamà è un romanzo che rende giustizia, e soprattutto dà voce, a Eva, madre primigenia della razza umana, perché, come scrive l’autrice Laura Pariani, «Poche cose al mondo hanno tanta potenza quanto la parola». È una Eva anziana, quella che ritroviamo nelle splendide pagine di questo libro, sopravvissuta alla morte di Adàm, il Primopà, costretta a fare i conti con lo spirito avventuriero di una nuova generazione di uomini, pronti a lasciare il paese Senzanome per esplorare il Grande Fuori, e con il Tristo Trappoliere (perché chi stabilisce che la morte debba essere una figura femminile?) che l’attende per porre fine alla sua vita.
Fintanto che la vita c’è, però, che le niùde e una turba di piccinaja ascoltano, c’è ancora tempo per una Storia-belòria, che affonda le radici nel passato per raccontare il presente. Come fa l’intero romanzo, in fondo. Perché Primamà è una lunga Storia-belòria, una “raccontazione” che riscrive il mito, mostrandoci come la storia si ripeta e le sopraffazioni di ieri si riverberino nell’oggi, nelle tribolazioni millenarie di donne alle quali, da sempre, non viene data voce.
Se l’audacia della trama non bastasse, a rendere questo romanzo un unicum si aggiunge anche la lingua, che spazia tra generi e registri, dal dialetto lombardo agli echi spagnoleggianti, passando per i neologismi, in una composizione che, per poter essere apprezzata, andrebbe letta ad alta voce. Perché sì, Primamà è un grande racconto orale messo per iscritto e, come tale, evoca la sera, il fuoco, quelle storie che si raccontano la notte di Natale o nelle ricorrenze, quando ci si riunisce e le nonnàve con la voce roca, alla luce tremolante, disvelano il mondo ai più piccoli. E poco importa che i più piccoli abbiano superato la maggiore età da decenni perché, leggendo questo libro, si torna bambini incantati dal potere della narrazione, sedotti dalla lingua, che si abbeverano alla fonte dell’immensa capacità d’immaginazione dell’autrice.
Insomma, per scrivere un romanzo come questo servono coraggio, bravura e mestiere. E Laura Pariani, che ha alle spalle una carriera trentennale costellata di premi (l’ultimo dei quali è il Premio Campiello alla carriera, assegnatole nel 2025), di tutte e tre ne ha in abbondanza.

Titolo: Laura Pariani
Autore: Primamà
Pagine: 224
Casa editrice: La nave di Teseo
Pubblicazione: settembre 2025