La stagione delle case vuote | Francesca Scotti

La stagione delle case vuote | Francesca Scotti

Una raccolta solida, sorvegliata, capace di tenere insieme compattezza formale e inquietudine sottile

Recensione di Chiara Bianchi

Nella motivazione di Maria Teresa Carbone, che ha proposto La stagione delle case vuote di Francesca Scotti, pubblicato da Hacca, al Premio Strega 2026, il richiamo al valore della forma breve, al filo emotivo di mancanza e di perdita che attraversa il libro e all’influenza della cultura giapponese, profondamente legata alla biografia e all’immaginario dell’autrice, diventano tre coordinate utili per entrare nella raccolta, anche se non tutte risultano ugualmente decisive alla lettura.
Il titolo, pur non corrispondendo a nessuno dei racconti interni, funziona come una formula complessiva: La stagione delle case vuote non nomina un episodio, ma una condizione. Le case del titolo sono spazi ancora abitabili e tuttavia intimamente disertati, luoghi nei quali qualcosa è già venuto meno senza che il mondo abbia smesso di funzionare. La “stagione” suggerisce un clima ricorrente, una disposizione dell’esistenza più che un singolo evento: il vuoto non è l’eccezione, ma una temperatura.

La raccolta convince soprattutto nella tenuta architettonica dei singoli racconti. Scotti costruisce intrecci netti, climax calibrati e finali in cui dettagli, fino a quel momento secondari, acquistano improvvisamente peso. La sua è una scrittura pulita, sorvegliata, che procede per sottrazione senza rinunciare a un’efficace tensione narrativa. La misura breve le consente di lavorare sul non detto, sugli scarti minimi, sulle crepe che si aprono sotto una superficie quotidiana apparentemente ordinata.

Meno persuasivi risultano alcuni dialoghi, nei quali questa stessa pulizia sembra talvolta irrigidirsi in una voce troppo controllata, non sempre aderente alla temperatura dei personaggi. È un limite circoscritto, ma percepibile: la macchina narrativa è precisa, mentre la voce dialogica non sempre riesce a incrinare quella precisione con una presenza autonoma.

Il perturbante che attraversa il libro è efficace ma levigato, quasi patinato. Non procede per strappi o zone d’ombra radicali, ma per incrinature minime, scarti percettivi, piccole anomalie che alterano la superficie ordinata del quotidiano. È un perturbante che non sporca davvero la stanza: la inclina, la raffredda, la rende improvvisamente meno riconoscibile. Questa misura è insieme la forza e il limite della raccolta, perché consente a Scotti di mantenere una notevole coerenza tonale, ma talvolta trattiene l’esperienza in una forma troppo elegante.
Per l’uso dell’immaginario giapponese, è chiaro ed evidente il legame biografico dell’autrice con il Giappone, e l’alternanza tra racconti riconducibili a un orizzonte occidentale – mai dichiarato, ma riconoscibile nei nomi, nelle situazioni, negli interni – e racconti ambientati in Giappone produce un movimento interessante. Tuttavia, non sempre questo immaginario sembra tradursi in una necessità narrativa. A tratti agisce piuttosto come suggestione atmosferica, come codice della sospensione e della malinconia, più che come forza capace di modificare dall’interno la struttura del racconto.

Le storie più pregnanti sono forse quelle in cui la malinconia appare più afferrabile, meno mediata da un immaginario culturale ulteriore. Nei racconti riconducibili a un contesto “occidentale”, il dolore sembra più vicino non perché più semplice, ma perché meno schermato. Lì il vuoto non viene evocato come atmosfera: accade. Nei racconti giapponesi, invece, la fascinazione per quel mondo rischia talvolta di precedere la ferita, producendo una bellezza sospesa ma meno incisiva.

Resta una raccolta solida, sorvegliata, capace di tenere insieme compattezza formale e inquietudine sottile. Scotti sa costruire racconti che avanzano con discrezione e poi rivelano una faglia. Possiede una voce riconoscibile e una chiara idea di forma. Tra i racconti più riusciti, segnalerei La corridaGita al lagoLe buone intenzioni e La cura



Titolo: La stagione delle case vuote
Autore: Francesca Scotti
Casa editrice: Hacca
Pagine: 180
Pubblicazione: 2026

Compra sul sito dell'editore

 


Ti è piaciuto questo articolo? Dacci una mano! Il tuo aiuto ci consente di mantenere le spese di questa piattaforma e continuare a diffondere l'arte.
L'associazione si sostiene senza pubblicità ma soltanto con le tessere associative e l'impegno dei soci.
I Link verso i canali di vendita sono inseriti al solo scopo di agevolare gli utenti all'acquisto.
Sottoscrivi la tessera associativa con una piccola donazione su PAYPAL
Oppure puoi offrirci un caffè.

 

Privacy Policy